Saga: ritratto di vite comuni o La canonizzazione e veicolazione dell’underground.

[Ci sono dei lettori di fumetti che a un certo punto della loro vita, per i motivi più variegati, si trasformano in ex-lettori di fumetti. Questa è la storia di Ilaria, socia storica di Dimensione Fumetto, che facendo un giro molto largo (si è anche candidata a Sindaco di Ascoli Piceno prendendo addirittura dei voti) è tornata ad essere lettrice di fumetti grazie a Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples e ne ha recensito i primi quattro volumi]

SagaAprire le pagine di un fumetto, trovare la concentrazione per la lettura seduti in poltrona o in altri posti a fine giornata, dopo che la stanchezza ci schiaccia e la tv e i social ci tentano da vicino.

Questa potrebbe essere la storia di coloro che tornano a sfogliare un fumetto, sapendo che prenderà molta più importanza di quanta ancora tanti nel mondo non gli attribuiscono.

Apro Saga, me lo ha consigliato un vecchio amico, mi fido di lui, e io non ho molti soldi per l’acquisto, quindi la fiducia è anche un po’ forzata.

I colori sono quelli che mi colpiscono prima di molte altre cose, prima di capire altre cose.

Saga attacca con un disegno semplice e accattivante, che torna a profili lontani di Hugo Pratt e colori che a volte Manara ha saputo modellare, campiture piatte ed esplosioni di tratti sfumati.

Ma io questo lo vedo forse per difetto di formazione, forse perché vivo in Italia: è evidente trovare tra queste linee Giappone e America insieme, vari X-Men si affacciano dietro le figure dei protagonisti, e vari Kingpin dietro alcuni mostri, Miyazaki ha una mano sopra a tutto, ma questa è un’altra storia.

La storia in verità è quella di Alana e Marko, individui di mondi contrastanti e in guerra da tempi lontani, che si uniscono e generano Hazel.

Da qui la loro rivoluzione, il loro incontro: il loro amore sconvolge mondi interi, e sistemi di comando, principi ed eserciti, agenti li cercheranno in capo all’universo per fermarli.

Noi lettori seguiamo la loro storia, seguiamo la loro ribellione, facciamo il tifo e preghiamo che ce la facciano, abbiamo paura ed esultiamo. In verità siamo sempre lì fermi sulla nostra poltrona, e la sorpresa più grande che gli autori ci forniscono è rendersi conto che la loro rivoluzione, la loro Saga è un po’ come la nostra, è l’affrontare con partecipazione immancabile le avversità della vita.

Ognuno di noi vive in Alana e Marko, forse senza saperlo, e la forza di questo fumetto è nel momento in cui il lettore prende coscienza di questo, tutto appare quasi come una rivelazione, forse la stessa che Alana e Marko hanno leggendo un libro che unirà le loro vite.

Una storia apparentemente solo avvincente si trasforma in un meta teatro della vita.

Saga 01

Dapprima leggendo i primi capitoli ho provato quasi un sentimento di fastidio. La storia, per un pubblico americano poteva sembrare coraggiosa: popoli in guerra e colonizzatori, mondi dove il conquistatore esportatore di democrazia resta un oppressore, tutto poteva essere ambientato senza troppo sforzo di immaginazione in Afghanistan o in Siria. Ma la denuncia sociale non era tuttavia scottante, non partiva, e la mia delusione aumentava. Tutto questo fino a che non ho compreso che il sentimento underground di Saga supera una denuncia sociale. Appartiene così tanto a un pregresso percorso tra il substrato sociale, che lancia la denuncia e la rende più forte, rendendo umano e solo ogni personaggio che compare tra le tavole. Compresi noi.

Saga 02

Corna, ali, televisori, esseri orrendi lacrimano cattiveria e amore allo stesso tempo, coscienti e costretti alla ricerca di salvezza che nessuno gli offre.

In qualche momento della vita, tutti sono stati figli di qualcuno.

Commenta !

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi