Rivoluzioni Moleste – Un collettivo per il cambiamento nel fumetto italiano

Il 2020 è un anno di cambiamenti.
Un’affermazione che da mesi viviamo tutti, indistintamente, sulla nostra pelle ma che in certi ambiti non ha assunto la valenza negativa che ci aspetteremmo.
Facciamo riferimento a MOLESTE: fumettistǝ, sceneggiatrici, disegnatrici, coloriste, letteriste, soggettiste, giornaliste, traduttrici e ghost writer che si sono unite perché “Forse non lo immagini, ma anche nel mondo del fumetto italiano succedono cose sgradevoli”.

Ne abbiamo parlato con Grazia La Padula, disegnatrice, che ringraziamo infinitamente per la disponibilità e il tempo concessoci.

MOLESTE nasce dall’unione di professioniste del fumetto italiano in un periodo storico ben preciso, a partire dal movimento #metoo fino alle numerose denunce di grooming (e non solo) che hanno coinvolto autori del mercato USA. Qual è stata l’esigenza alla base di questa scelta e cosa vi ha spinto a credere in un collettivo per parlare di abusi e di parità di genere?

La nascita del collettivo in quanto tale è stata graduale e piuttosto naturale. Le denunce che hanno riguardato il mercato USA hanno portato a galla in modo più esplicito alcune questioni già latenti anche nel nostro ambiente. L’articolo di Francesca Torre su Staynerd aveva dato il via ad una discussione che, seppure non divampata immediatamente all’esterno, ha acceso piccole scintille sparse, dialoghi e riflessioni che man mano si sono ampliate ed unite fra di loro.
Quando la rete si è creata è stato chiaro quanto già parlarne fra di noi fosse d’aiuto, a livello individuale. Ma a quel punto è nata anche l’esigenza di portare questo dialogo sotterraneo all’esterno, fare qualcosa di concreto per creare un ambiente di lavoro più sano per tutti.

Cosa significa questo spazio per voi e cosa sperate e pensate possa significare per chi vi ha già contattato e chi lo farà in futuro?

Vuol dire renderci partecipi e attivǝ per un cambiamento innanzitutto culturale. E significa renderci conto che non siamo solǝ, che in tantǝ abbiamo vissuto situazioni di disagio e difficoltà comuni; è importante riconoscerlo e trovare un luogo sicuro e protetto in cui sentirsi accoltǝ, avere sostegno, comprensione e confronto.  A pochi giorni dalla pubblicazione dall’uscita ufficiale già diverse persone ci hanno scritto per raccontarci le proprie esperienze o anche solo per cercare un dialogo, segno che di questo spazio si sentiva il bisogno.

Nella volontà di fare rete sia a livello nazionale che internazionale, proprio nel vostro sito fate riferimento all’affiliazione con realtà simili americane, francesi e spagnole, vi appoggiate già ad alcuni CAV presenti in Italia: che tipo di sostegno offrite in collaborazione con questi centri?

I centri antiviolenza sono in grado di offrire un’adeguata assistenza psicologica e legale a chi ne avesse bisogno. Essendo già entrate in contatto con i CAV a cui ci appoggiamo, le operatrici sono informate sul contesto da cui proviene chi chiederà il loro sostegno. Facciamo da ponte suggerendo i centri più vicini sul territorio, avviando il primo contatto o fornendo, nella sezione link del sito Moleste, la lista dei centri con cui collaboriamo.

Al secondo punto del vostro manifesto chiedete a tutti gli attori del panorama fumettistico, colleghi, case editrici, scuole e anche fiere, di essere partecipanti attivi di questa lotta, di non tacere e voltarsi dall’altra parte. Questa richiesta ha suscitato una domanda che mi ha portato a scavare nei miei pensieri, comportamenti e azioni quotidiane: quante volte certi atteggiamenti tossici e abusanti sono talmente interiorizzati da sembrarci del tutto normali e i silenzi di chi ci è accanto sono frutto di una incapacità di leggere quello che succede realmente piuttosto che una presa di posizione cosciente e omertosa?

Purtroppo il sessismo è molto più interiorizzato di quanto si creda, anche da parte di chi in buona fede ritiene di star facendo un percorso di consapevolezza sui temi relativi alla parità di genere. È per questo che noi stesse abbiamo ritenuto necessario predisporre uno spazio di riflessione in questo senso. La reazione più comune, quando si evidenziano come tossici comportamenti non immediatamente leggibili come “abusi”, è minimizzare o ridicolizzare, da parte degli uomini, e chiedersi se non si sia frainteso, in fondo, da parte delle donne. In realtà molto del linguaggio che siamo soliti usare, dei gesti che siamo soliti fare, sono impregnati di retorica sessista e nemmeno ci facciamo caso. È un lungo percorso sradicare comportamenti sedimentati nelle prassi, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Ancora oggi il sistema patriarcale è forte e radicato nella mentalità di moltǝ e per una donna non è sempre facile portare avanti un progetto, affermare il proprio valore e autodeterminarsi. Quale è stato il percorso di MOLESTE? In questi mesi vi siete dovute scontrare con personalità ostili che hanno tentato di osteggiarvi?

Il collettivo è nato da un’esigenza di confronto tra noi autrici, prima di tutto. Perché sentivamo un’atmosfera pesante e un malessere tanto condiviso da dare forma a una necessità. Quest’urgenza, il senso di star facendo qualcosa di necessario, è stata sufficientemente forte da porsi davanti all’eventualità che qualcuno potesse osteggiarci, fermo restando le tutele -legali e relative alla privacy- che naturalmente ci siamo premurate di considerare.
Fino ad ora non abbiamo avuto nessuno che abbia provato ad osteggiare il progetto, anche perché farlo significherebbe andare contro un concetto di buonsenso che è difficile attaccare, a meno che non si viva in un mondo parallelo in cui si abbia la percezione che gli abusi di potere e le disparità di genere non esistano.

Quali sono le prospettive di MOLESTE da qui a un anno?

Di qui a un anno sarebbe un bel traguardo vedere i primi risultati dello sforzo di sensibilizzazione messo in campo dal collettivo. Mi riferisco a un mutato e più consapevole comportamento da parte di colleghi, editori e scuole di fumetto per creare un’atmosfera più accogliente, una minore tensione dovuta a un più diffuso e condiviso senso di rispetto reciproco. Siamo consapevoli che per un cambiamento a lungo termine un anno non sia sufficiente, ma potrebbe essere l’inizio di un percorso collettivo che farebbe star meglio tutti quanti.

Per approfondire la conoscenza di MOLESTE vi rimandiamo al loro sito: QUI

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Amanda Felicetti

"Io non sono nerd!" (cit.)

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