Residenza Arcadia: il condominio del perbenismo

Storie di vita quotidiana di “amabili” vecchietti si intrecciano tra di loro, con un epilogo in crescendo al cardiopalma, così potrei riassumere Residenza Arcadia di Daniel Cuello.

Argentino di nascita e italiano di adozione, Cuello, dopo aver riscosso grande consenso su Twitter e Facebook con le sue vignette comiche, sbarca in libreria con la sua prima graphic novel per i tipi Bao Publishing. L’autore sa disegnare fin da bambino ma non cucinare la pasta al dente (così dichiara sul suo blog): la descrizione di un ragazzo che come molti prova a raccontare il suo mondo, ma come pochi ci riesce davvero.

Residenza Arcadia è un condominio di periferia, ma, in contrapposizione con il suo nome, lo scenario di vita è tutt’altro che idilliaco. Gli anziani che la popolano sono delle simpatiche macchiette mosse da un estremo egoismo, le proprie esigenze hanno la precedenza su quelle altrui e anche la minima dimostrazione di cortesia altro non è che una maschera ipocrita messa su da persone obbligate dal caso a una convivenza forzata. In questo clima di simulato perbenisimo l’arrivo di nuovi e misteriosi condomini movimenta le vicende.

Non ci è dato sapere chi questi siano, quello che sappiamo è che tutti gli abitanti di Arcadia non gradiscono la loro presenza e le tentano tutte pur di cacciarli via. I placidi e tranquilli momenti di vita quotidiana sono lo stratagemma usato dall’autore per presentare i personaggi; piccoli battibecchi, sgambetti e vecchie amarezze lasciano però spazio a metà del volume al vivo della vicenda, con l’arrivo dei nuovi e misteriosi inquilini il ritmo accelera improvvisamente e presto scopriremo che alcuni dei personaggi non sono ciò che sembrano e il loro agire è tutto fuorché genuino. Il finale, che arriva liscio ma tagliente, ci sbatte in faccia un insegnamento ben preciso: il nostro futuro è il risultato imparziale delle nostre azioni.

Il tratto di Cuello è caricaturale, ben delineato e i colori usati hanno una palette calda e desaturata con delle campiture piene e delicate. Il tratto diventa poi più espressivo e grottesco nei momenti di maggiore tensione, rappresentando i personaggi misteriosi come degli scarabocchi, stratagemma grafico che li caratterizza senza l’uso di parole e descrizioni.

Una panoramica dei personaggi sarebbe d’obbligo, ma ho deciso volontariamente di ometterla in quanto sono proprio loro con le loro caratteristiche a dare anima a tutta la vicenda, lascio quindi a voi il piacere di scoprirli e di scoprire questa piacevole e coinvolgente graphic novel arricchita come al solito da un’edizione che mantiene alti gli standard qualitativi.

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