Real Account – Il social network della paura

Real Account

La nostra società è sempre più controllata e deviata dai social network che, se usati male, possono causare vere e proprie “dipendenze” psicologiche, ad esempio creando problemi nella gestione e programmazione dei propri impegni. Aspettare un’e-mail di risposta a una domanda può diventare motivo di ansia, di angoscia e provocare distrazione e perdite di tempo.

La fretta della comunicazione via chat toglie spazio al sentimento. Le amicizie nate sui social rischiano di rimanere “virtuali”, superficiali, troppo veloci per esprimere vere emozioni, tanto meno i sentimenti.

I social network spesso sono usati anche come un filtro della realtà. Ci si mostra a volte per quello che non si è per sentirsi affermati e gratificati, si millantano false attitudini, perfino finte identità. La riflessione e l’espressione delle proprie emozioni sono “schermate” e ostacolate dalle risposte telegrafiche che spesso sono schematiche e prive di contenuti.

È la solitudine, l’insicurezza, la paura che induce a preferire questo genere di comunicazione “virtuale”. In questo modo,“socializzare” diviene meno impegnativo che incontrare una persona, guardarla negli occhi, relazionarsi con lei.

Questa è la società dove ciò che conta è rappresentarsi. I sociologi lo chiamano “narcisismo virtuale”: avere ammiratori e spettatori, collezionare consensi è la nuova forma del successo.

Real Account, scritto da Okushou e disegnato da Shizumu  Watanabe, è uno shōnen manga di tipo psicologico che si rivela da un lato un’opera fantasy e dall’altro un’opera introspettiva sugli effetti di un uso eccessivo dei social network.

Pubblicato in Giappone dalla Kodansha dall’aprile 2014, è edito in Italia da Edizioni Star Comics. Ancora in corso, è giunto al secondo volume questo mese.

Alla Tokyo Metropolitan Outei High School, tutti gli studenti sono presi da REAC, ovvero Real Account, il più grande social networking service del paese. Basta registrarsi col proprio vero nome per arricchire il profilo di vari servizi collegati al mondo reale. Con l’appoggio del governo, REAC ha un tasso di diffusione considerevole e la gente lo ritiene un accessorio indispensabile. Ovviamente, anche il sedicenne Ataru Kashiwagi lo usa, ma lo tiene nascosto ai suoi compagni.

Orfano di entrambi i genitori e rimasto solo con sua sorella minore Yuri, Ataru si vergogna della sua situazione economica ed evita qualunque relazione reale. I suoi unici amici sono i follower che seguono il suo falso profilo su REAC, con cui si confida liberamente. Una sera, mentre Ataru mostra a Yuri un gioco presente in Real Account, chiamato No Answer, accade qualcosa di inspiegabile. Le menti di diecimila persone, tra cui quella del nostro protagonista, vengono improvvisamente trasportate e intrappolate nel mondo virtuale di Real Account. Costrette dalla mascotte Marble, devono affrontare un gioco spietato tra utente e follower, le cui regole sono: «Con zero follower si muore all’istante» e «Se un giocatore muore, muoiono anche i suoi follower».

Le tavole sono ricche di disegni splatter, ma le linee morbide e armoniose rendono l’opera conforme alla sua categoria. I numerosi personaggi sono stati ben caratterizzati per un buon sviluppo delle scene. Pur trattandosi di un manga orientato ai più giovani, risulta avvincente anche a un pubblico più adulto grazie alle tematiche efficaci. Death game e social network, due elementi che fanno di Real Account un crogiolo dove riflessione, terrore e sentimento si fondono per una lettura ad alta tensione.

Ho letto il primo volume tutto d’un fiato. Centonovanta pagine divorate e un colpo di scena finale che non ti aspetti.

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