Quel gran pezzo dell’Ubalda – Justice League International 23

Se c’è qualcosa che non ha mai preoccupato troppo i disegnatori di fumetti americani sono i volti. Laddove essi dedicano molto tempo a definire e mettere in risalto zinne, bicipiti, automobili e armi, allo stesso tempo si limitano a buttare lì due occhi, una bocca e un naso. Praticamente il 99% dei disegnatori americani ha un range di due o tre facce diverse; l’illusione della diversità è data fondamentalmente dal taglio di capelli e qualche altro ammenicolo, come i sopracciglioni di Namor o le basette di Wolverine.

Di disegnatori capaci di disegnare i volti se ne contano sulle dita di una mano. Il migliore è sempre stato Kevin Maguire.

Il “pezzo dell’Ubalda” che abbiamo scelto per inaugurare la nostra rubrica è tratto da Justice League International 23, del Gennaio 1989; qui nella traduzione Play Press pubblicata su American Heroes 16 del Novembre 1991.

 

a.d.n.0039_1(Se fosse stato un fumetto di oggi avremmo avuto una splash page con due primi piani e trenta baloon alternati, vero Bendis?).

Cominciamo con i crudi numeri: la griglia è divisa in 8 vignette delle stesse identiche dimensioni. Ogni vignetta è studiata all’unico scopo di evidenziare le espressioni dei due personaggi: la Lanterna Verde Guy Gardner e Scott Free, meglio conosciuto come MrMiracle. Lo sfondo è un monotono azzurro, ma per una volta non ce ne lamentiamo: qualsiasi altro elemento avrebbe distratto l’occhio dal luogo dove deve andare, cioè i volti.

Abbiamo citato Maguire, ma non possiamo tacere sugli scrittori della storia, DeMatteis e Giffen, che riescono a armonizzare i dialoghi e il disegno in modo magistrale.

Nella prima vignetta abbiamo due botta-e-risposta, disposti dall’alto verso il basso. I baloon guidano l’occhio che, lentamente, si avvicinano al disegno. Quando arrivano sui volti, già sanno cosa aspettarsi: un Guy Gardner esasperato dalla lentezza delle operazioni e un MrMiracle che, intento a esaminare l’astronave, risponde a monosillabi.

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La linea rossa indica il percorso compiuto dall’occhio nella vignetta

 

Bisogna notare che il disegno qui deve esprimere un’azione di una certa durata (ovvero, il tempo in cui si svolge il dialogo, composto da quattro battute). Le prime tre sono praticamente consecutive, un dialogo rapido, ed è per questo che sono presentate insieme. Dopo il «Sei scemo!» di Guy, l’occhio, seguendo lo zig zag, arriva sul volto di MrMiracle e vi indugia. L’espressione è assorta e noi percepiamo dunque l’attesa. Poi passiamo al baloon successivo («Lo farò»). Il tempo che ci abbiamo messo ad arrivare a questo ultimo baloon è il tempo che ha impiegato MrMiracle per guardare quel pezzo di astronave, ed è anche il tempo che ci ha messo prima di rispondere «Lo farò!» a Guy. Quando l’occhio arriva su quest’ultimo, non si sorprende di trovarlo esasperato!

Passiamo ora alla seconda vignetta:

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Qui il tempo è più contratto. La battuta è una sola e quindi la vignetta “dura” meno. Dopo aver letto il baloon, l’occhio naturalmente passa su MrMiracle. Notiamo che ha smesso di esaminare l’astronave, e la direzione del suo sguardo guida il nostro occhio a tornare verso Guy. Anche qui, tutto trasmette l’immediatezza dell’azione: gli occhi di MrMiracle che si girano, Guy che alza le mani in quel modo, tutto accade nell’istante e quasi contemporaneamente.

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Terza vignetta. Leggiamo il primo baloon, ma la pipa lunga e sottile ci distoglie dalla lettura portandoci al volto di MrMiracle. È ovviamente un effetto voluto, perché il disegno ci mostra Miracle fare un gesto che accompagna alla perfezione il testo «Usa la testa!». Ora possiamo abbandonare il volto e seguitare a leggere le sue parole: un discorso lungo che non avviene nell’attimo ma si distende. L’occhio infine cade sul volto di Guy e abbiamo conferma del tempo trascorso: tutti i tratti indicano che stava ascoltando, con un certo scetticismo. Possiamo dire che dal primo baloon al volto di Miracle passa un secondo, mentre dal secondo baloon al volto di Guy ne passano cinque.

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Quarta vignetta. Di nuovo un dialogo lungo, di nuovo un’esecuzione magistrale che detta tempi e modi di lettura. L’occhio legge il primo baloon e poi, seguendo la pipa, cade sul volto di Guy ritratto nel momento esatto in cui dice «Gomma da masticare usata!» Poi lasciamo Guy e proseguiamo con le sue parole. Qui il sentiero degli occhi si biforca: potrebbe seguire sia il percorso testo-disegno di colore verde o l’opposto, disegno-testo di colore azzurro. Conta poco perchè è indifferente: Miracle è in una posizione ambigua, che potrebbe essere un gesto repentino (abbassare la testa) o prolungato (parla tenendola abbassata). L’interpretazione cambia: seguendo il sentiero verde ci sembrerà che Miracle abbassi la testa quando dice “per un pò”, seguendo il sentiero azzurro penseremo che pronunci tutta la frase tenendo la testa abbassata.

Maguire, DeMatteis e Giffen ci hanno mostrato come sanno gestire lo spazio della vignetta; ora però vogliono farci vedere che sanno fare anche meglio con le vignette nell’insieme. Guardate le ultime quattro vignette.

vign 5La linea rossa ci mostra il percorso dell’occhio tra le vignette. Giunti alla fine, abbiamo tre vignette mute o quasi. Al lettore non vengono fornite indicazioni sul percorso da seguire: dopo l’iniziale disorientamento, però, viene naturale guardare in successione i volti. Il percorso azzurro segue Guy, il percorso verde segue Scott. Non servono parole per esprimere il loro stato d’animo perché basta il disegno: le immagini parlano sia in sé stesse che nella loro successione.

Quello che è davvero impressionante in questa tavola, oltre alla maestria nell’utilizzo del mezzo espressivo, è la simbiosi perfetta tra testi e disegni. Se parlassimo di un autore unico ci sorprenderebbe molto meno: in questo caso, invece, è praticamente impossibile capire dove inizi e dove finisca l’apporto delle varie persone coinvolte nel processo creativo. L’impressione è che tutto si incastri: la snellezza del dialogo, la padronanza della sceneggiatura, l’incredibile espressività dei volti di Maguire, tutto combacia e il risultato sembra perfettamente naturale e, soprattutto, semplice.

Un piccolo miracolo realizzato da Jean Marc DeMatteis, Keith Giffen e Kevin Maguire, come fossero un uomo solo.

Arrivederci al prossimo “pezzo dell’Ubalda”!

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Francesco Pone

Francesco Pone legge fumetti da troppo tempo. La sua principale occupazione è tentare di far servire a qualcosa la sua laurea in filosofia.

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