Pigiama, computer, biscotti… e fumetti

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Pedali senza pensare. […] Così facendo finirai in mezzo al nulla, in un posto in cui non eri mai stato, ovvero davanti all’ambasciata finlandese.

Alberto Madrigàl spiega così nella sua postfazione come è cresciuto questo libro fortemente autobiografico. Un lavoro che sembra venire da un flusso di coscienza vero e proprio, per quanto un graphic novel abbia bisogno di diversi passaggi. Dalla scrittura, alla sceneggiatura, ai successivi momenti del processo creativo nella parte grafica.

Madrigal esplora la sua vita lavorativa e personale, chiedendosi ancora una volta se il fumettista sia un lavoro vero. Mettendolo in relazione con quello che gli succede tutti i giorni. E mettendo la sue sensazioni, attraverso la storia, nei suoi disegni.

Lo aveva fatto in passato, con un lavoro a metà tra l’autobiografia e il racconto. Stavolta non si fa scrupolo di mettersi del tutto in gioco. Fissando sulla carta tutti i suoi dubbi, le difficoltà, le frustrazioni, ma anche le gioie e le soddisfazioni. Personali e professionali.

È necessario rinunciare ai propri sogni per “farsi una famiglia”? È possibile ancora oggi crescere un figlio avendo un lavoro “creativo”? Si può conciliare una vita cosmopolita con un percorso umano fatto di normalità?

Con domande anche un po’ angoscianti come queste comincia il libro. Che racconta di tutte le difficoltà pratiche che si incontrano nel portare avanti un mestiere strano come quello dello scrittore e disegnatore di fumetti. Delle paure, delle relazioni nell’ambito professionale, che spesso diventano amicizie.

Ma anche di come questo interferisca nella propria quotidianità, di come la normalità della vita: fare un viaggio, andare a lavorare, voler bene a una persona o avere un figlio interferiscano con una professione che ha una parte non piccola legata all’ispirazione, al proprio subconscio e al mettere in pubblico i propri sentimenti.

Il titolo stesso mette insieme gli elementi che Madrigal riconosce nella propria esperienza professionale di scrittore: gli elementi ineludibili dell’ispirazione che integrano e più spesso sostituiscono la divina fiamma. Ma anche gli elementi più intimi nella vita di ciascuno di noi. Tra il casalingo e il professionale. Chi non si è trovato a fare qualcosa al computer, in pigiama, con biscotti (o altre schifezze) sgranocchiate distrattamente, magari con uno o più figli che ronzano intorno?

E magari nel momento in cui si aveva bisogno del massimo della concentrazione. Per cui ha sostituito l’ufficio con la propria cucina.

È un po’ un racconto della relazione tra la propria intimità, le aspirazioni personali e professionali e di come esse si confrontino con la realtà delle cose. Fatto con un linguaggio grafico che sembra, a sua volta, poco dettagliato, un po’ schizzato, proprio come spesso sono i nostri sogni, o come ci aspettiamo che sia una storia scritta di getto.

Per questo alle oltre 150 pagine di fumetto, si aggiungono 16 pagine di “Come è nato pigiama, computer e biscotti”. In cui si mettono a nudo le difficoltà di scrittura (ma questo emerge già all’interno del fumetto), i passaggi grafici, fino alla mappa di Berlino con i luoghi significativi. Città già raccontata (e recensita qui) da Madrigal.

Nella storia si riconoscono eventi e personaggi del fumetto collegati a quanto è successo realmente nella vita di Madrigal, da Zerocalcare al Salone del Libro di Torino.

Ma soprattutto emergono le sensazioni quotidiane del lavoro e della vita.

Anche i titoli dei capitoli, senza numero e rappresentati con oggetti davvero quotidiani, evidenziano questa atmosfera da pigiama.

Non sappiamo se il racconto sia completamente autobiografico, cioè se tutto quello che contiene è successo esattamente come viene riportato. Sicuramente ci sarà stata una elaborazione dovuta al succedersi delle fasi di lavorazione. Ma forse ci importa relativamente.

L’autore è talvolta personaggio, come lo sono le persone intorno a lui. E l’autobiografia si mescola probabilmente con altri fattori, ma senza perdere il fattore emotivo e personale.

Madrigal è un autore cosmopolita, spagnolo, ma residente a Berlino, lavora molto spesso direttamente in italiano. E mescola anche le contaminazioni culturali delle sue esperienze professionali e biografiche.

Il fumetto risulta alla fine ben riuscito. Per quanto corposo, scorre bene. Il tratto apparentemente poco dettagliato e la scelta di non utilizzare il colore contribuiscono a dare l’idea di intimità, di ricordo; in parte di sogno. Come pure la mancanza di linee di demarcazione delle vignette.

La mancanza della gabbia non infastidisce la lettura, che rimane molto regolare. Il ritmo è giusto, i passaggi di inquadratura fluidi. Il succedersi delle vignette segna tempi cinematografici. Alcune trovate danno dei picchi al ritmo e fanno sorridere.

Con l’andare avanti del racconto, la tensione si scioglie. Il senso di angoscia, il peso che inizialmente era sul petto, viene via. Perché nella propria storia è bello riconoscere e fare i conti con quello che ci portiamo dietro, e superarlo.

Come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

Pigiama computer biscotti
A. Madrigal, Bao Publishing 2019
Bianco e nero, 184 pagg., Cartonato, 17×23

Qui una interessante intervista a Madrigal su Il Messaggero.

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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