Evangelion uno e trino al supermarket

Intorno al brand di Neon Genesis Evangelion girano tanti di quei soldi che evidentemente le sponsorizzazioni sono insufficienti non solo in settori diversi, ma anche all’interno dello stesso. Dal 1995 a oggi il fumetto, la serie tv, i film e poi i film remake sono serviti anche (soprattutto?) al regista Hideaki Anno e agli studi di animazione Gainax e Khara per mettere le mani in pasta in qualunque tipo di attività commerciale e reggere di fatto una fetta significativa dell’economia giapponese anche tramite la produzione di oggettistica di dubbio gusto.

Conbini nella serie tv e nel primo film del remake di "Neon Genesis Evangelion".
In alto l’anonimo conbini nel secondo episodio della serie tv Neon Genesis Evangelion, in basso il Lawson nel film Evangelion 1.0: passano 12 anni fra le due scene, ma Misato non perde il vizio di parcheggiare di traverso.

Per invadere il mercato con la faccia inquietantissima dell’Unità-01 non c’è modo più sicuro che di affidarsi alla rete commerciale in assoluto più capillarmente diffusa e comune in Giappone: i conbini, questa sorta di supermercatini aperti 24/7 in cui il 99% dei giapponesi entra almeno una volta al giorno, perché in realtà non sono proprio dei supermercatini bensì più degli aggregatori di servizi con cibo, sali e tabacchi, utensili e abbigliamento, libri e riviste, caffè e dolci, bagno, Bancomat, Wi-Fi, fotocopiatrice e cabina fototessera, posta e spedizioni pacchi, documenti e pagamenti e biglietti eccetera, il che rende i conbini più simili agli Autogrill (però su scala urbana) che ai Conad.

Siccome tutti ci vanno, Anno ha pensato bene di sfruttare questo network per fare in modo che non esista più una singola persona nel paese che non conosca Neon Genesis Evangelion.

Se nella serie tv del 1995 Shinji e Misato andavano a fare la spesa in un generico conbini senza nome, 12 anni dopo nel primo film cinematografico del progetto Rebuild questo si è trasformato in un punto vendita della catena Lawson in virtù di accordi commerciali frattanto intercorsi, immortalandola nei secoli dei secoli e trasformandola definitivamente in quella più collusa con la cultura otaku essendo già legata in esclusiva con lo Studio Ghibli e con Fujiko F. Fujio distribuendo i loro gadget e vendendo i loro biglietti di musei ed eventi.

Volantino della campagna F/W 2014/2015 della catena 7-Eleven.
Costumi veramente, ma veramente brutti brutti brutti. Non è che “seminuda” sia sempre sinonimo di “affascinante”, eh.

Ma evidentemente tutto ciò non era sufficiente e lo Studio Khara, il nuovo centro creativo di Anno, ha pensato incredibilmente di coinvolgere la concorrenza ovvero 7-Eleven, un’altra catena di conbini, la più diffusa in Giappone con oltre 17’000 punti vendita, per dedicarsi a un ménage a trois (o 3P, che sta per 3 People, come lo chiamano in Giappone) che sia soddisfacente per tutti e tre i soggetti. Si tratta di un caso più unico che raro nella storia dell’economia, un po’ come se un film americano venisse sponsorizzato contemporaneamente da Coca-Cola e Pepsi insieme.

Poiché i giapponesi sono dei maghi (o stregoni) del marketing, si è quindi pensato bene di differenziare il tipo di offerta fra i due negozi: Lawson continuerà a effettuare vendita al dettaglio di piccoli gadget, biglietti, home video, cibo customizzato con la faccia di Shinji eccetera, mentre 7-Eleven si dedicherà al livello successivo del nerd, ovvero le lotterie di lusso.

Al contrario di quelle del Lawson, infatti, le proposte del 7-Eleven non consistono nella semplice vendita di gadget più o meno carini, interessanti o costosi, bensì in lotterie: i premi hanno un prezzo, ma essendo in quantità molto limitate non si possono comprare bensì vincere riempiendo un modulo in cui ci si dichiara in grado di pagare l’oggetto e con cui si partecipa all’estrazione; in parole povere non si vincono i premi, ma la possibilità di comprare i premi, che comunque poi si pagano. La parte interessante di tutto questo comunque sarebbe sapere chi è che partecipa, dato che questi premi in limited edition sono agghiaccianti.

Statue dell'Eva 01 per la campagna F/W 2014/2015 della catena 7-Eleven.
La signorina a sinistra non si capisce se è contenta o allarmata nel vedere un Eva 01 così grosso in casa, pensa quanta polvere prende.

L’anno scorso 7-Eleven ha varato un concorso estivo denominato Eva Racing (senza alcun motivo logico se non gli illogici costumini di Rei, Asuka e Mari) in cui si poteva concorrere per vincere delle fantastiche statue da mettersi in casa altre due metri e del peso di 20 kg dell’Eva 01 al modico pezzo di 14’000 € (quattordicimila euro) sia nella palette originale sia nella variante cromatica ispirata ai colori dell’insegna del 7-Eleven. Per i comuni mortali poveri, pardon per i fan non abbastanza fan c’erano dei portachiavi dell’orrore con lo 01, Shinji e Rei in versione orsetto.

Poi, arrivata la stagione fredda, il 7-Eleven ha messo sulla piazza una ricca messe di premi in puro stile Mondialcasa: pentole, biciclette, aspirapolvere, diffusori di fragranze, abat-jour e infine il premio più ambito, l’automobile dell’Eva 01 prodotta in un solo esemplare al prezzo di 16 milioni di yen, cioe 121’000 €. «Congratulazioni!» al fortunato vincitore. Chiunque non si poteva permettere la lista nozze o l’auto truzza è stato trattato ancor più da straccione rispetto al concorso estivo dato che il premio di consolazione stavolta non era nemmeno un portachiavi brutto, ma era addirittura immateriale: un set di sticker su LINE, fra l’altro usabili solo per sei mesi. Che brutto essere poveri.

Premi della campagna F/W 2014/2015 della catena 7-Eleven.
In alto a destra, a fianco a Rei-diffusore per ambienti, l’applique a forma di croce rossa/esplosione di un Angelo: oltre a fare seriamente paura, probabilmente trasforma ogni stanza in una vetrina di Amsterdam.

Quest’anno, mentre ancora non si è conclusa la campagna S/S 2015 del Lawson per l’uscita del cofanetto Blu-ray della serie tv (con annesso come gadget un terribile e terribilmente inutile cubo di Rubik), è nel frattempo già partita la nuova promozione F/W 2015/2016 per i conbini 7-Eleven.

A quanto pare la campagna dell’anno scorso è andata bene dato che anche quest’anno 7-Eleven ci riprova con premi sulla stessa scia, ma se possibile ancora più brutti: le statue a grandezza naturale di Rei, Asuka e Kaworu. Definirle inquietanti è riduttivo. A ciò si aggiungono le teste da esposizione degli Eva 01, 02 e 06 (chi le esporrà in casa???) e un bruttissimo smartphone nella gradazione verde-viola dello 01. Veramente in passato l’Eva Store, il negozio on-line ufficiale del franchise, propose già un bel telefono customizzato NERV con una bellissima benché inusabile interfaccia grafica ispirata ai supercomputer Magi come gadget promozionale per l’uscita del film Evangelion 3.0, ma evidentemente era troppo sobrio e dignitoso.

Oltre ai premi brutti e costosi, quest’anno il 7-Eleven si è ricordato dei non abbienti in maniera migliore rispetto alle volte passate non più con orsetti o sticker, bensì con una pesca parallela: al contrario dell’evento per i ricchi, non è organizzata dal conbini stesso bensì dalla celebre Banpresto, cioè l’azienda più importante del settore piccoli premi, tipo i gashapon che sono anche in Italia. Ogni tentativo costa 620 ¥ (circa 4 €) e si possono vincere numerosi premi fra cui delle vere chicche: a parte gadget standard come action figure, scatole per il bento o bandane, i premi a cui puntare sono il cuscino a forma di Entry Plug e soprattutto le provette arancioni trasparenti contenenti bagnoschiuma, teoricamente ispirate alle vasche di coltura dei cloni di Rei Ayanami e invece tragicamente simili a provette per il test delle urine (somiglianza che i giapponesi non colgono dato che le loro provette sono di forma diversa). Mai più senza.

Portachiavi di Evangelion della catena 7-Eleven: Shinji e Rei in versione orsetto.
Veramente bruttissimi, e non sono niente al confronto con lo 01 qui non pubblicabile per rispetto della decenza.

Dopo l’auto, il telefono, l’aspirapolvere, le teste mozze e il bagnoschiuma placentale-inguinale, l’esperimento sociologico prosegue sul tema “Fin dove può spingersi il fan?”. Per saperlo aspettiamo la prossima promozione del 7-Eleven, l’emozione continua.

Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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