Musashi: il samurai, l’uomo, il mito

Musashi, l'Età dell'Acquario

Musashi Miyamoto è uno dei personaggi più affascinanti e amati della storia giapponese. Il romanzo storico di Eiji Yoshikawa, dei primi anni del ‘900, intitolato appunto Musashi, è tra i più ricercati e pubblicati in patria, perché racconta la vita, romanzata, di questo samurai solitario e del suo Bushidō. A Musashi si è ispirato Takehiko Inoue per il suo Vagabond, cha racconta la vita di Takezo, dalla sua infanzia ribelle all’ombra di un padre troppo rigido, alla sua sfida personale di diventare “il più forte di tutti” e di come nel tempo questa esigenza cambi e si trasformi attraverso la filosofia e l’arte.

In realtà ben poco si sa della vita di Musashi, che di per sé è già un “nome d’arte”: non si sa con esattezza dove sia nato, ma si sa che suo padre era davvero ritenuto uno spadaccino estremamente abile, restando un punto di scontro nell’animo del figlio, e che il suo nome inizia a diventare noto dopo la battaglia di Sekigahara, che determinerà la vittoria del clan Tokugawa e la sua ascesa al potere. Musashi combatté a soli sedici anni in questo scontro, ma dalla parte avversa ai vincitori, quindi per questo fu mal visto e ricercato per molti anni.

Le uniche informazioni relativamente certe sulla sua vita le abbiamo grazie al libro scritto di suo pugno, Il libro dei cinque anelli, che è stato trasposto in fumetto e pubblicato in Italia dalle Edizioni L’età dell’Acquario e di cui abbiamo parlato qui. La stessa casa editrice ha pubblicato anche Musashi, la storia della vita di questo straordinario samurai, che si ispira al libro The Lone Samurai, scritto da William Scott Wilson, e basata sul racconto autobiografico dello stesso Musashi.

Nel fumetto a parlare però non è lo spadaccino, ma il figlio adottivo Miyamoto Iori, che davanti al monumento commemorativo innalzato nei pressi di Kokura, località dove Musashi è morto, racconta la vita di suo padre, senza celare le ombre e le incertezze che a essa sono legate. Egli racconta di come la sua celebrità sia dipesa dagli scontri vittoriosi contro coloro che erano ritenuti i più forti samurai del tempo, e di come abbia vinto non solo con la forza, ma soprattutto con astute strategie che si basavano sulla psicologia dell’avversario.

Musashi, l'Età dell'Acquario

Il volume dunque si presenta come un resoconto riassuntivo delle imprese più memorabili di Musashi e della sua evoluzione umana, tratteggiando il profilo di una personalità stupefacente, dotata sul piano fisico ma anche intellettivo di talenti e molteplici virtù, ricordando infatti di come lo spadaccino fosse ammirato anche come poeta, scrittore, filosofo, pittore, scultore, calligrafo e costruttore. Brevemente vengono anche introdotti i personaggi che ha incontrato o con cui si è scontrato, altrettanto degni di nota e meritevoli di stima.

Dunque, se si è curiosi di conoscere la vita e la personalità di Musashi, questo fumetto è consigliabilissimo, ma se oltre ai fatti si desidera anche capire la portata storica e umana di questa figura si può rimanere un po’ delusi. La sceneggiatura di Sean Michael Wilson infatti non approfondisce molto la psicologia e le motivazioni della gesta del samurai, in parte anche per la scelta del racconto posteriore ed esterno agli eventi. La narrazione affidata a Iori infatti è flemmatica, senza picchi, in un certo senso molto giapponese e in linea con la modestia che un figlio deve mostrare parlando della vita di un padre, ancora di più se questi viene considerato ammirevole o discutibile.

Musashi, l'Età dell'Acquario

Al lettore però resta la voglia di capire meglio e saperne di più. Un esempio su tutti, nel racconto dello scontro di Musashi contro i cento (così si narra) allievi del dojo Yoshioka in cerca di vendetta per la sconfitta dei loto maestri, non si sente nessun pathos, nessuna epicità, ma invece fu proprio durante questo scontro per la sopravvivenza di uno contro “cento” che Musashi diede vita alla sua arte, il Niten Ichi-ryu,  cioè lo stile dei “Due cieli in uno”, perché di fronte alla forza del numero degli avversari lo spadaccino per la prima volta combatté con entrambe le mani, impugnando una spada lunga e una corta.

Questo aspetto è del tutto ignorato nel racconto, mentre si sottolineano le linee d’ombra presenti nei suoi scontri, tutti brevissimi, in cui, soprattutto in quello celeberrimo contro Kojiro Sasaki, oppositori hanno supposto scorrettezze usate in nome della vittoria.

Anche il disegno affidato a Michiru Morikawa soffre di questa mancanza di accuratezza: a partire dagli sfondi, che sono sempre piuttosto approssimativi, l’uso dei retini anche per esprimere il movimento, al posto delle linee grafiche, e la caratterizzazione dei personaggi che manca di epicità. Musashi non riesce a emergere sugli altri, la sua figura non risulta carismatica né elaborata per essere risaltata. Inoltre le scene di combattimento, e gli scontri, risultano poco chiare e frettolose, tanto che il lettore deve intuire cosa è successo, più che restarne impressionato.

Non bisogna comunque confondersi: Musashi non è una brutta opera o mal congeniata, è anzi utile per conoscere il personaggio, la sua celebrazione, la sua umanità; ma per chi ha già letto il romanzo a lui dedicato o conosce già la sua storia, aggiunge poco, e lascia deluso chi si aspetta una glorificazione della gesta e del nome di un samurai tanto amato.

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