Morgana: donna, strega, personaggio tragico e immortale

Morgana, Tunué

Morgana è una graphic novel scritta da Simon Kansara e Stéphane Fert e disegnata da quest’ultimo, uscita a maggio del 2019 in Italia nella collana Prospero’s Books dell’editore Tunué (con traduzione di Stefano Andrea Cresti).

Morgana si apre con una morte, quella della protagonista, che è anche la morte del ciclo arturiano. Scordatevi la fata mitologica, antagonista crudele di Merlino e Artù, o meglio, gli elementi ci sono tutti, quello che cambia è il punto di vista.

In questo libro ci sono tutti i temi del romanzo cavalleresco: le imprese di Artù, la tavola rotonda e i suoi cavalieri, la leggendaria Excalibur, Ginevra e Lancillotto, Merlino; quello che sorprende è che tutto ciò è inquadrato dalla lente d’ingrandimento dei grandi e tristi occhi di Morgana.

Figlia di Gorlois, rifiutata da sua madre, che voleva un maschietto, viene cresciuta alle armi dal premuroso padre, che ben presto si rende conto di avere una figlia speciale. Morgana, infatti, è in grado di vedere il futuro ed è capace di manipolare le arti magiche. Il trono di Tintagel è a lei destinato, nonostante il suo essere donna.

Ma si sa, riscrivere la storia è un’impresa ardua, soprattutto quando la storia è scritta dai maschi, ed è Merlino a tirare le fila del gioco e ad allontanare Morgana dalla corte e dare, con l’inganno un erede maschio al regno. La scena dello stupro di Ygraine osservato da un’impotente piccola Morgana è feroce e ineluttabile e racconta molto bene l’inerme centralità del ruolo della donna in un mondo di uomini sopraffattori come quello medievale.

Morgana, Tunué

Morgana è un essere troppo affascinante per non cadere tra le grinfie di Merlino, che la plasma, la istruisce, la irretisce e la brama. La ragazza cresce nella foresta, impara a dominare la magia e a coltivare rancore e vendetta nei confronti di chi le ha strappato via tutto: il padre, il trono, il regno, il futuro.

Morgana è un romanzo grafico diverso dagli altri poiché scardina alcuni assiomi principali delle narrazioni arturiane, polverizza la dicotomia buoni/cattivi mostrandoci il ritratto di una donna destinata a diventare la nemesi di Merlino e Artù, la sorellastra cattiva, che si ribella al proprio ruolo e che cerca disperatamente di trarre vantaggio da una situazione che la vede eterna sconfitta.

Morgana non ha mezzi termini, sa chi è e sa quello che vuole e non ha remore nell’usare qualsiasi mezzo a sua disposizione per ottenerlo.

Di per sé è una figura tragica, è l’Azucena de Il Trovatore, la Cassandra euripidea, la vita l’ha privata di tutto, l’ha resa schiava, ai margini della società. Dalla consapevole condizione di ultima si rialzerà per guadagnarsi il suo posto nel mondo, ingannando, tradendo, uccidendo persino, con un finale che lascia l’amaro in bocca ma anche speranza.

Se Merlino, pur dipinto nelle sue bassezze terrene, rimane quel personaggio autorevole, sfuggente e divino che conosciamo, Artù e gli altri cavalieri ne escono distrutti, un ritratto impietoso di un gruppo di trogloditi assetati di sesso e potere, capaci di infamie e di imprese ridicole.

Morgana li domina tutti, per levatura e carattere, per questo ne sono impauriti, piccoli uomini aggrappati a un brandello di potere, ereditato e non conquistato, increduli di fronte a una letterale forza della natura.

Morgana, Tunué

Stilisticamente Morgana è un volume cupo e scuro, sin dalla copertina, truce e crepuscolare. I capitoli sono scanditi da tarocchi che denunciano immediatamente la prepotente presenza del fato su tutta la storia. Vengono dichiaratamente abbandonati i colori preraffaelliti tipici dell’iconologia classica dei romanzi cavallereschi per abbracciare i toni blu-grigio-magenta acidi di stampo espressionista.

Stéphane Fert pesca a piene mani dai maestri della secessione viennese: numerose le citazioni di Klimt, nel decorativismo di alcune tavole e di Schiele, per l’anatomia di corpi contorti. Merlino che si trasfigura in alcune tavole nel Nosferatu di Murnau, paga il debito al cinema muto tedesco dei primi anni venti. La luce appare solamente in alcuni momenti di convivio e gesta eroiche della corte di Re Artù, ma è un oro fasullo, un grand guignol laccato di luce, come lo sono le azioni dei cavalieri e le imprese sessuali di un aitante Lancillotto, vanesio tronista da copertina.

Morgana, Tunué, DF

In conclusione un libro epico, che però da spazio a una sofferta intimità. Un manifesto femminile di autoaffermazione e ribellione nei confronti del proprio ruolo e della società che te lo impone.
«Ma, Morgana… Come faremo senza di te?
– Non vi ho forse insegnato a non volere più padroni?»

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