Nuovo Mondo: Una tragedia in 16:9

orfani-nuovo-mondo-12_coverQuesto articolo sarà pieno di spoiler. Perché diciamocelo, fatta eccezione per i libri game e dei whodunit (dove la scoperta del colpevole fa parte del gioco della lettura) la qualità di un’opera dipende in maniera molto limitata dalla nostra conoscenza degli eventi salienti presenti nel testo.

Quando nell’antichità i greci andavano a teatro già prima di entrare conoscevano il contenuto dell’opera, lo stesso termine “tragedia”, per esempio, anticipava agli spettatori l’ecatombe finale.

Quando leggiamo Tex sappiamo che alla fine vincerà, quando vediamo un supereroe morire ormai aspettiamo la storia in cui verrà fatto miracolosamente tornare in vita e quando leggiamo una stagione di Orfani sappiamo già che alla fine la maggior parte dei personaggi principali sarà bella che defunta.

Perché Orfani è una tragedia.

«La morte sulle vostre famiglie»

Con questa citazione di derivazione shakespeariana («La peste alle vostre due famiglie: hanno fatto di me pasto da vermi. Ah, la mia l’ho avuta, e a dovere… Le vostre famiglie!» –  Mercuzio in Romeo e Giulietta, atto III, scena I) comincia l’ultimo decisivo albo di Orfani: Nuovo MondoIl Terrore.

orfani-nuovo-mondo-11_coverIn tutte le tre serie di Orfani uscite fino a oggi, i protagonisti sono destinati a essere schiacciati da eventi più grandi di loro. Non importa quanto carismatici, amati dai lettori o demiurghi-motori di cambiamenti epocali all’interno del proprio mondo fittizio (sì, parlo della Juric) alla fine moriranno comunque. Possibilmente in maniera orribile.

E il finale di Nuovo Mondo ha reso ancora più esplicita questa dimensione narrativa. Utilizzando il punto di vista oggettivo, freddo, distaccato e assolutamente anticlimatico della telecamera fissa si spezza l’escalation emotiva, impennatasi durante capitolo precedente, restituendoci invece un pugno in faccia reale (realistico se preferite).

Abbiamo già avuto modo di parlare del Significato di Orfani: Nuovo Mondo e ci siamo anche interrogati sulla sua Grammatica della serie ma solo gli ultimi due numeri esplicitano quale sia la sua Forma.

La forma, quella fisica, è quella del fumetto popolare italiano all’interno del parco testate dell’editore più prestigioso e ortodosso. Tanto che a uno sguardo superficiale si potrebbe pensare che l’uso del colore sia poco più di un vezzo stilistico. Leggendo la serie però ci si trova di fronte al lavoro di un gruppo di autori volto a ricercare una Forma del fumetto popolare diversa da quella efficacemente codificata negli altri albi della Bonelli.

800px-eugene_delacroix_-_la_liberte_guidant_le_peuple

Innanzitutto cambia la forma della serialità: fino ad ora ogni albo o gruppo di albi bonelliani era perfettamente comprensibile a sé, qualche rimando qua e là a vicende passate ma fondamentalmente ogni storia di Tex e Dylan Dog sta in piedi da sola. Con Orfani ci troviamo invece di fronte al format più comunemente televisivo delle “stagioni”: gruppi numerosi di albi che raccontano una storia inserita all’interno di una macrostoria che va avanti dal primo numero. Anche la consuetudine di piazzare nel penultimo episodio della stagione il momento cardine della serie ricorda molto il ritmo di serie TV come la gettonatissima Game of Thrones. Difficile, se non impossibile, saltare a bordo in corsa; un po’ come nei fumetti di supereroi americani.orfani-nuovo-mondo-11

Manca la ridondanza dei dialoghi che spieghi ai lettori più distratti, quelli che acquistano casualmente l’albo in edicola e lo leggono sui mezzi andando al lavoro, ciò che è avvenuto poche pagine prima o che espliciti quello che è stato descritto visivamente dal disegnatore. Non c’è un protagonista che resti immutabile e immutato nel tempo e la parabola di Rosa su Nuovo Mondo è esemplare: non solo i personaggi durano relativamente poco ma sono in costante mutamento; psicologico e fisico. Per di più si tratta di personaggi con cui è difficile, se non impossibile relazionarsi o identificarsi. Non c’è Peter Parker o Harry Potter o Luke Skywalker, c’è Rosa che è la versione a fumetti di un terrorista dello Stato Islamico: viviamo la Storia dalla prospettiva “sbagliata”. Quindi non si tratta nemmeno di antieroi o simpatiche canaglie per le quali si può parteggiare. Manca anche quella canonica distanza dal mondo reale tipica dei prodotti che, dovendo raccogliere un pubblico quanto più ampio possibile, evita di toccare argomenti troppo scomodi.

Per farla breve, sotto molti punti di vista, non si tratta di un fumetto “facile”: non è facile da seguire e non è facile da vendere. Sia chiaro, non stiamo parlando di un fumetto ermetico dai contenuti fruibili solo a una ristretta cerchia di eletti particolarmente acculturati. Il numero 11, disegnato da un Giancarlo Olivares in gran spolvero, è in tutto e per tutto un “fumetto di menare” nel quale ogni splash page è un tributo al lavoro di Rob Liefeld (con la differenza che Giancarlo sa bene come si disegnano i piedi). È una serie che esplora i confini del fumetto popolare cercando di spingerli un po’ più in là, vedendo fin dove si può osare nella ricerca dell’autorialità, del linguaggio cinematografico, della struttura seriale e nell’incorporare stili e gusti provenienti da mondi estranei al fumetto nostrano.

orfani-nuovo-mondo-12_02

Per cui dicevamo la Forma, con la F maiuscola, qual è? Come si fa a confezionare un prodotto per le masse ma che non ne segua per filo e per segno le richieste? Come si concilia la necessità di vendere tanto con quella di voler osare altrettanto?

La risposta è nelle pagine stesse del penultimo albo:

orfani-nuovo-mondo-enrico-v

Che viene da qui

Il teatro elisabettiano tradotto a fumetti e sparato in 16:9 sulla carta. Sacro e profano. Enrico V e Rob Liefeld. Roba da far accapponare la pelle alla D’Agata D’Ottavi (mia arcigna professoressa di Inglese all’Università di Macerata).

Sembrerebbe una bestemmia ma così non è.

Così come nell’Inghilterra del XVI secolo Shakespeare e soci scrivevano contenuti “alti” in una forma apprezzabile e comprensibile alle masse, oggi il gruppo di Orfani: Nuovo Mondo prova a offrire a un pubblico quanto più ampio possibile un prodotto leggibile su più livelli: c’è il fumetto d’azione più canonico, i rimandi shakespeariani, l’analisi sociale, i giochi sul linguaggio e la codificazione di tanta sperimentazione visiva proveniente da altri ambiti fumettistici. In più c’è Davide Gianfelice che crea un Ringo/Kamen Rider che fa sobbalzare il cuore di noi fan dei Tokusatsu (sì, c’entra poco col discorso generale ma mi faceva piacere sottolinearlo).

Commenta !

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi