Mitsuru Adachi Chronicle: Mix

C’è un film del 1988, che è diventato una specie di cult di serie B, che parla del baseball e della sua filosofia, come se fosse una religione: Bull Durham di Ron Shelton, oltre a aver fatto conoscere e innamorare Susan Sarandon e Tim Robbins, e ad avere una pregevole colonna sonora, offre dei punti di vista su questo gioco diversi dal solito. Prima di tutto mostra come non sia una passione solo maschile, ma che anche le donne possono diventarne competenti; secondo mette in primo piano un ruolo che non è stato mai celebrato abbastanza: quello del ricevitore. Ed è a questi aspetti e a questo film che ho pensato quando ho letto l’ultima serializzazione del nostro Mitsuru Adachi, il titolo ancora in corso di pubblicazione per Star Comics, attualmente al volume 6: Mix.

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Ben altri avrebbero dovuto essere i miei pensieri, perché quest’opera è stata presentata, e pensata, come un seguito, o meglio un omaggio, a Touch, di cui abbiamo parlato qui! La storia è infatti ambientata all’Istituto Meisei, la cui squadra di baseball vinse nel lontano 1986 il campionato del Koshien grazie all’asso Tatsuya Uesugi. Protagonisti sono ancora due fratelli, Soichiro e Toma Tachibana, nati lo stesso giorno, dello stesso anno, a distanza di dieci minuti, ma che non sono gemelli! Infatti il padre di Toma ha sposato in seconde nozze la madre di So e di Otomi, sua sorella minore, creando così una nuova famiglia (mescolata: da cui il titolo). Se già iniziate a cogliere la classica ironia, marchio inconfondibile del Nostro, possiamo aggiungere che i due hanno scelto la scuola Meisei non certo per i suoi gloriosi trascorsi nel baseball, che anzi sono in diverse occasioni motivo di dileggio, ma solo e soltanto perché è praticamente davanti casa Tachibana, a un minuto di cammino! Toma e So formano una batteria, cioè il lanciatore e il suo ricevitore, ma al momento in cui il racconto inizia, cioè quando i due ragazzi hanno tredici anni e Otomi dodici, Toma è relegato al ruolo di terza base, senza possibilità di poter lanciare, perché l’attuale asso è il figlio di un facoltoso finanziatore della scuola. Più tardi si chiarirà che le cose non sono come appaiono agli occhi dei due adolescenti arroganti, e con una ellissi spericolata la narrazione fa grandi balzi in avanti fino all’ingresso al Liceo dei due fratelli, e il loro debutto in squadra come temibile team.

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Nishimura padre (sotto) e figlio (sopra): della serie crescendo c’è speranza…

Al di là di questi elementi legati allo sport e alla difficoltà di farsi valere, i collegamenti tra Mix e Touch risiedono nell’ambientazione nello stesso club, nella presenza di un cagnolino stupido che un sogno rivelatore indurrà Otomi a chiamare Panchi, i riferimenti alla mitica vittoria la Koshien e l’apparizione del vecchio avversario/amico di Tacchan, Nishimura, che è diventato allenatore e ha un figlio, asso, identico a lui.

Nessun altro filo collega le due storie; qui è il rapporto tra le due famiglie, che ora sono una, il fulcro emotivo del racconto, e il delicato rapporto tra i due fratelli, che da solidale può trasformarsi in qualcosa di opposto.  La fragilità si percepisce con l’arrivo della figlia del nuovo allenatore del Meisei, Haruka, di cui Soichiro si innamora, ma che mostra presto di preferire Toma. Pian piano si verrà a comprendere inoltre che il padre naturale di Soichiro era un lanciatore di grande talento, e che anche il ragazzo ha tutte le potenzialità per diventare un campione, ma che ci ha rinunciato per esaltare quelle di Toma.

Le differenze tra i due titoli diventano sempre più evidenti andando avanti nella lettura, ma un altro indice di questa distanza è anche nel disegno: mentre Toma ha le classiche linee dei protagonisti di Adachi, occhi tondi, capelli con la frangia e spettinati, Soichiro ha i tratti che sono riservati da sempre agli antagonisti: occhi più affilati e a mandorla, capelli lunghi e, novità tra i protagonisti del Nostro, è un donnaiolo, con un’agenda fitta di appuntamenti e disponibile con tutte, almeno fino a quando non compare Haruka sulla scena, talento della ginnastica ritmica (come Minami) ma espertissima di baseball e asso nella manica del padre allenatore, che la usa come osservatrice delle squadre avversarie.

Haruka Oyama, figlia del coach ubriacone del Meisei: Toma è il suo primo amore, dall'età di tre anni.
Haruka Oyama, figlia del coach ubriacone del Meisei: Toma è il suo primo amore, dall’età di tre anni.

Visto che stiamo parlando del disegno rispondiamo ad una critica che spesso si rivolge ad Adachi, cioè che i personaggi siano realizzati in fotocopia, tutti identici. È vero che il Nostro ha un tratto estremamente riconoscibile, che non differenzia troppo i suoi personaggi, ma si può notare anche una evoluzione del segno, che da marcato è diventato sempre più leggero e libero, soprattutto in quest’ultima opera. La riconoscibilità dimostra semplicemente una profonda coerenza, una volontà di mantenersi fedele al proprio stile, senza cedere alle mode del momento o alle richieste del pubblico. Il che è ammirevole.

Otomi Tachibana con il cucciolo di Panchi: il nome glielo suggerisce in sogno un losco figuro (l'autore)
Otomi Tachibana con il cucciolo di Panchi: il nome glielo suggerisce in sogno un losco figuro (l’autore)

Se la stella di una squadra vincente è il lanciatore, se è lui quello che brilla sotto i riflettori, è anche vero che ogni pitcher ha bisogno di un grande ricevitore: è il catcher il cervello del gioco, colui che studia le strategie avversarie e suggerisce al lanciatore come annullarle. Bisogna che tra i due componenti della batteria ci sia una grande fiducia, una forte affinità, e, attraverso loro, la fidanza deve trasmettersi al resto della squadra. Il collegamento con l’idea del film diventa qui evidente: il baseball è una questione di fede, come una religione. Fede nei compagni, nel fatto che se si mantiene l’equilibrio la palla arriverà al centro, fede nei segnali del ricevitore, anche se vorresti sparare una fast a 200 km/h. La fiducia è comunque qualcosa che si deve guadagnare e mantenere, che ha bisogno di essere curata, e che l’amore per la stessa ragazza potrebbe incrinare…

 

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I due fratelli Tachibana che giocano a fare “l’asso” davanti all’ingresso della scuola Meisei
Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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