Mitsuru Adachi Chronicle: H2

Copertina originale giapponese del n. 1 di H2, che io possiedo, sempre dono dal Giappone...
Copertina originale giapponese del n. 1 di H2, che io possiedo, sempre dono dal Giappone…

In questa avventura che abbiamo intrapreso, di ricordare e raccontare tutti i titoli del grande Adachi pubblicate in Italia (che ha il suo stoicismo, lo dovete riconoscere) non ci siamo dati una regola da seguire, di tipo cronologico o altro, quindi spontaneamente le prime opere che mi hanno spinto a scrivere di loro sono quelle che parlano di baseball. Adachi è facilmente identificabile con questo sport, che probabilmente prima di Touch era praticamente sconosciuto a grandi e bambini: ho un amico che ne è fan per via dell’autore, ma non ha mai capito neanche una regola; io invece ho capito quasi tutto solo leggendo questi fumetti, tanto che la domenica ai tempi dell’Università me ne andavo a vedere le partite della squadra locale e commentavo con gli altri sparuti e sconosciuti spettatori. Motivo: sempre Adachi. Ma! Ma non è affatto vero che ha disegnato SOLO di baseball! La cronologia delle opere mostra una discreta varietà di generi, e se continuerete a seguire questa Cronaca vi accorgerete che ce n’è da dire, ma intanto vi racconto di H2, altro famosissimo manga incentrato sul… baseball. Ecco. (Spoiler: anche nella prossima Cronaca ci sarà il baseball, indovinate con quale opera?)

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Partiamo dal titolo: era il 1992 e a quei tempi in Giappone iniziavano ad andar di moda i titoli sibillini formati da giochi di parole e formulati come simboli pseudo-chimici, perché di poco successivi furono I’ll (in Italia Generation basket, di Hiroyuki Asada, che stranamente parla di basket) e I”s di Masakazu Katsura. Nel nostro caso la dicitura H2 si riferisce direttamente ai protagonisti della storia stessa, i cui nomi iniziano tutti con l’H. Hiro e Hideo (entrambi i nomi possono essere tradotti come “eroe”, dall’assonanza con l’inglese il primo, per il suo siginificato di “uomo meraviglioso” il secondo) sono grandi amici alle scuole medie, entrambi giocatori nella squadra di baseball, entrambi innamorati dell’amica Hikari (“splendente, radiosa”). Ma un referto medico determina la fine della carriera di lanciatore per Hiro, che decide così di iscriversi a un liceo diverso dove non esiste il club di baseball, lasciando Hideo alla sua folgorante ascesa sportiva e alle sue possibilità sentimentali con Hikari… Da parte sua però Hiro al liceo Senkawa conosce la vivace e sbadata Haruka (il nome è collegato alla primavera, quindi anche lei “radiosa”) che sta cercando di creare un vero club di baseball e che si innamora di lui. Lottando per riuscire a formare una squadra, per potersi scontrare con l’amico/avversario, per arrivare finalmente al Koshien, per guadagnare l’amore della ragazza dei sogni, lottando, dicevamo, questi quattro ragazzi crescono e affrontano gli aspetti belli e brutti della vita; ma comunque si incastrino avremo sempre una coppia di H, Hiro e Hideo, Hikari e Haruka, oppure Hiro e Haruka, Hideo e Hikari… insomma, ci saranno sempre coppie di H alla seconda.

Quest’opera è la più lunga, ben 34 volumi, della carriera di Adachi, e sicuramente la più ambiziosa. La sensazione è quella di voler sfruttare il successo creato da Touch, recuperare il filo conduttore del baseball per impastare un’altra storia che sia alla sua altezza, ma diversa. Come si può intuire si sta parlando di un gioco pericoloso: usare gli stessi elementi per creare qualcosa di nuovo e altrettanto gustoso, che non faccia rimpiangere ai fan i personaggi che hanno amato, ma che neanche li faccia lamentare della ripetitività. Sembra la classica tattica di una casa editrice che vuole assicurarsi il successo. Beh, non sappiamo se è andata davvero così, questo è un sospetto, lecito, ma quel che è importante è capire se il risultato è stato quello sperato: H2 ha avuto successo, sì, è stato adattato in serie tv e anche in live action, ma i fan si sono separati di fronte all’opportunità di dichiarare il proprio amore o meno. H2 non è Touch, e nonostante l’accusa (diffusissima) che i disegni del Maestro siano tutti uguali (e torneremo su questo in futuro) Hiro non è Tacchan, Hikari non è Minami e così via. Sono personaggi diversi con sentimenti e emozioni diverse, con problemi e preoccupazioni diverse, e questo in maniera assolutamente voluta e cercata.

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Abbiamo nominato Hiro paragonandolo a Tacchan, perché, stringendo, è lui il vero protagonista della storia, nonostante le altre tre H. Infatti Hiro è molto più l’eroe di cui parla il suo nome di tutti gli altri: nonostante non ci siano mai picchi di dramma in questa opera, Hiro è un personaggio molto sofferente. Prima rinuncia alla sua passione per il baseball per colpa di un medico cialtrone (le rocambolesche situazioni tipiche di Adachi, che trasformano il Deus ex machina in una parodia spassosissima, sempre) e con lei dice addio anche alla sua competizione con l’amico di sempre: competizione aperta su due fronti, essere il migliore in campo ed essere un fidanzato degno di Hikari (abbiamo già detto della lotta per GUADAGNARE la felicità, tema tipico di Adachi); poi deve affrontare diversi problemi per poter finalmente ritornare sul diamante con una squadra nuova; una volta ricreata la sfida vorrebbe rimettere in gioco anche le sua chance con Hikari, ma c’è Haruka che lo ama e che si affida a lui; infine Hiro capisce che può ottenere qualcosa, ma non tutto, c’è un aspetto a cui deve rinunciare, o l’amicizia, o l’amore o la vittoria sul campo. Gli eroi sanno che per avere tutto bisogna rinunciare a qualcosa, non volontariamente magari, ma il destino sceglierà per loro: Achille per poter sconfiggere Ettore deve veder morire l’amico Patroclo; Ulisse per tornare a casa deve vagare venti anni e perdere tutti i compagni; Enea perde la famiglia e l’amore di Didone… (e potrei andare avanti molto a lungo.) Anche Hiro dovrà tirarsi indietro su uno almeno di questi obiettivi, così che l’ultimo numero di H2 è forse il più amaro e meno allegro di tutta l’opera di Adachi. Una storia adulta, che per quanto incentrata su ragazzi adolescenti, rappresenta meglio di tante il trauma della crescita e la conquista della maturità.

Parlando di regia emozionale delle vignette...
Parlando di regia emozionale delle vignette…

Per questo lo abbiamo definito ambizioso: forse il meno spontaneo tra i titoli del Nostro, ma memorabile, di qualità eccelsa, anche nell’aspetto grafico e della “regia”, come abbiamo già detto. Il dettaglio dei disegni, i passaggi di scena, con quei fuori inquadratura poetici, che danno il tempo al lettore di riflettere su quello che sta succedendo, nella trama e nell’animo dei protagonisti (e che verranno così proficuamente rielaborati dallo Studio Gainax) in quest’opera sono ai massimi livelli.

Aneddoto personale: quando nel 2001 la Star Comics iniziò la serializzazione in Italia io ero in fase di scrittura tesi, credetemi sulla parola uno dei periodi più stressanti della mia vita (per colpa del mio Relatore, diamogliene tutto il merito) e aspettare l’uscita mensile di questo piccolo gioiello era l’unico svago che mi concedevo: la cura tecnica della narrazione delle sue vignette mi permetteva di uscire dal mio mondo per almeno un’ora e non sono stati sporadici i sogni con le inquadrature alla Adachi nelle mie notti. So bene che questo non è una qualifica obiettiva per dimostrare quanto è bella quest’opera, ma non è qualcosa che posso dire di altre storie e di altri autori.

 

 

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Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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