Mermaid Saga – Le sirene di Rumiko Takahashi

Copertina di "Mermaid Saga" di Rumiko Takahashi.A 24 anni dalla prima pubblicazione nella collana Storie di Kappa, a 28 anni dalla prima pubblicazione italiana a opera di Granata Press, e infine a 38 anni dalla prima pubblicazione giapponese, Star Comics riporta finalmente nelle fumetterie e librerie italiane Mermaid Saga di Rumiko Takahashi (precedentemente noto col titolo La saga delle sirene), uno dei capolavori del fumetto giapponese e certamente fra i massimi esiti nell’ambito del genere horror.

Mermaid Saga è uno di quei titoli che, come si suol dire, non dovrebbero mancare nella libreria di un lettore di fumetti: non solo e non tanto per la sua eccezionale qualità, che pure potrebbe non colpire tutti i lettori in maniera uguale, ma per il fatto che si tratta di un’opera veramente cruciale per un certo tipo di narrazione che riprende la grande tradizione folkloristica del Giappone del passato, quella studiata in primis da Shigeru Mizuki, e la rinnova traghettandola verso esiti contemporanei ancora oggi di successo, come si vede in titoli come Demon Slayer e simili.

In altre parole, Mermaid Saga è un’opera che va letta non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo duraturo impatto sul fumetto giapponese.

Illustrazioni da "Mermaid Saga" di Rumiko Takahashi.
Due delle bellissime illustrazioni a colori tratte dal primo volume di Mermaid Saga.

Come quasi sempre succede nelle opere della Takahashi, la storia parte da un’idea estremamente brillante narrata attraverso un inizio action che poi evolve in una narrazione più tranquilla e ripetitiva, ma mai banale o noiosa.

In questo caso, l’idea brillante consiste nella rielaborazione del mito della sirena, vista ancora come portatrice di morte com’era dai tempi degli antichi greci, ma non più con la sua voce bensì con la sua carne: chi mangia la sua carne velenosa quasi sempre muore, o in rari casi diventa immortale però soffre una violenta “reazione allergica” che lo trasforma in un mostro deforme, o in casi ancora più rari diventa immortale e mantiene le proprie fattezze. A loro volta, le sirene possono vivere fuori dall’acqua come persone comuni, ma mangiando carne umana ringiovaniscono.

L’inizio action racconta di Yūta, un giovane pescatore divenuto immortale senza reazione avversa circa 500 anni fa che vuole tornare mortale e per questo motivo raggiunge un certo villaggio sperduto in cui pare abiti una sirena che potrebbe aiutarlo, ma quando vi arriva scopre che l’intero villaggio è abitato da sirene nient’affatto amichevoli che allevano giovani ragazze umane per potersene cibare e restare giovani. La povera prigioniera si chiama Mana, ha mangiato carne di sirena ed è diventata anche lei immortale senza reazione avversa: Yūta la libera in maniera rocambolesca e inizia con lei una peregrinazione infinita.

Copertine del numero di settembre 1984 dell'edizione settimanale di "Shōnen Sunday" e dell'edizione Granata Press de "Il bosco delle sirene" del 1994.
Reliquie di un tempo che fu. A sinistra: il numero di settembre 1984 della rivista settimanale Shōnen Sunday con il primo episodio della saga delle sirene dalla collezione personale di Rumiko Takahashi; a destra: il primo e unico volume della saga pubblicato nel 1994 da Granata Press.

Mangiare carne di sirena per ottenere la vita eterna non è un’idea originale della Takahashi: proviene dall’antica leggenda di Yaobikuni, la figlia (o moglie, in alcune versioni) di un uomo che un giorno assiste a un mistico banchetto in cui si prepara carne di sirena, lui ne è terrorizzato e non la mangia, ma ne riporta un po’ a casa dove Yaobikuni la trova e la mangia diventando immortale. Da quel momento Yaobikuni sopravviverà a molti mariti finché non si farà suora, errando per il Paese e piantando ovunque cedri, camelie e pini per poi infine ritirarsi in eremitaggio alla veneranda età di 800 anni in una grotta a Wakasa, attorno a cui è stato edificato in suo onore il Tempio Kūin-ji.

La sirena che ha mangiato Yaobikuni era però ben diversa da quelle della Takahashi. La grande differenza fra le sirene all’occidentale e quelle giapponesi è che queste ultime erano fondamentalmente orrendi pesci con la faccia umana, e non eleganti creature metà umane e metà marine come nelle fiabe di Andersen o nei dipinti dell’Ottocento. Quello che fa l’autrice, e che si pone come un grande gesto creativo e influente sulla letteratura fumettistica successiva, è quello di prendere il folklore giapponese e fonderlo con l’immaginario visivo occidentale ottenendo un risultato di enorme effetto e grande fascino, qualcosa che è al contempo noto e alieno sia per il pubblico orientale sia per quello occidentale.

Stampa giapponese "Illustrazione di una sirena".
La stampa Ningyozu (“Illustrazione di una sirena”) del 1808: ecco perché il padre di Yaobikuni non ha voluto mangiare la sirena, perché era mostruosa. Il Giappone è punteggiato di luoghi che conservano la memoria di avvistamenti di sirene o addirittura mummie di sirene, che però di nuovo non sono slanciate creature marine tipo ariel, bensì mostriciattoli tozzi e composti da mezza scimmia e mezzo pesce.

A questo blend di cultura orientale e occidentale, Rumiko Takahashi aggiunge la sua eccezionale maestria narrativa. Nel 1984 la Takahashi aveva già pubblicato svariati racconti brevi (il primo volume della serie Rumik World uscì in Giappone proprio quell’anno) e stava serializzando contemporaneamente anche Lamù e Maison Ikkoku su altre due riviste: una storia comica, una romantica e una drammatica e tutte e tre pubblicate insieme dimostrano quanto l’autrice fosse decisamente in un momento di grandissima e irripetibile fertilità creativa e produttiva.

La vulgata vede in Mermaid Saga un fumetto “incompiuto” poiché non c’è un vero episodio conclusivo a chiusura delle avventure di Yūta e Mana, ma a ben guardare non è così. Le nove avventure dei due protagonisti sono nove momenti delle loro lunghissime vite e, a esclusione della prima di tipo introduttivo per presentare i personaggi, non hanno un particolare ordine di lettura: come le storie di Sherlock Holmes, anche queste sono in larga misura indipendenti fra loro e godibili singolarmente, il che significa che non c’è un episodio “conclusivo” perché non c’è affatto conclusione. Non sono nove episodi di una grande trama generale, ma nove storie che vagano senza fine come vagano i protagonisti dalla vita senza fine.

Non solo splendide storie ben ideate e ben narrate, ma anche ben disegnate: in questo Mermaid Saga le profonde e talvolta violente pennellate di nero puro mostrano al meglio quanto il retroterra grafico della Takahashi affondi nella tradizione del fumetto gekiga, della rivista Garo e del suo maestro, il fumettista Ryōichi Ikegami, ottenendo uno stile eccezionalmente ricco e personale eppure leggibilissimo, in cui i concetti di shōjo o shōnen o di qualunque altro target perdono di qualunque significato (se mai l’hanno avuto al di fuori della terminologia da business editoriale nipponico).

Le nove storie della saga delle sirene coprono il decennio 1984 – 1994 della carriera della Takahashi, ovvero proprio quello in cui l’autrice ha raggiunto il suo vertice grafico, dopo le rotondità un po’ irregolari degli inizi e il tratto a volte eccessivamente spigoloso adottato dopo il 2000: un motivo in più per considerare Mermaid Saga non solo come uno dei vertici dell’autrice, ma anche come una delle sue opere più emblematiche.

Tavole da "Mermaid Saga" di Rumiko Takahashi.
Due tavole (non conseguenzali) dal primo capitolo Le sirene non ridono mai mostrano chiaramente la doppia anima shōjo (personaggi a tutt’altezza, sfondi astratti, impaginazione libera, ecc.) e shōnen (tratto a pennello à la Ikegami, inquadrature dinamiche, uso di linee cinetiche, ecc.) che caratterizza il linguaggio grafico della Takahashi.

Il ritorno sugli scaffali dei negozi di Mermaid Saga dopo oltre due decenni d’assenza va quindi salutato con grande favore. La nuova edizione Star Comics presenta alcune caratteristiche che probabilmente sono state decise d’accordo con l’editore giapponese Shōgakukan e/o con il distributore VIZ Media, o forse addirittura da loro imposte, a partire dal titolo internazionale Mermaid Saga a rimpiazzare La saga delle sirene e dalla scritta immotivatamente in inglese “Story and Art by Rumiko Takahashi” in copertina. Le nove storie non sono state suddivise né come nell’edizione italiana del 1998 (tre volumi da quattro, tre e due storie) né come nell’edizione giapponese del 2003 (tre volumi da tre storie l’uno), ma in due volumi da cinque e quattro storie l’uno.

Nonostante i due volumi siano presentati da Star Comics nella sua collana di grandi volumi da libreria Umami, la copertina (iridescente e decorata col wagara – motivo ornamentale tradizionale giapponese – delle onde del mare), non riporta la gabbia tipografica sobria e standard, tipica da elegante collana di letteratura in prosa, utilizzata per i primi otto volumi fra il 2018 e il 2019, ma una grafica molto più vivace e personalizzata, più “da fumetto”, con tanto di font customizzato: nonostante anche questa potrebbe essere una scelta imposta dall’editore giapponese o dal distributore statunitense (è infatti la stessa identica copertina dell’edizione statunitense VIZ Media), appare comunque come una piccola sconfitta editoriale.

Per il resto, questa nuova edizione di Mermaid Saga è di grande pregio editoriale, corredata da splendide illustrazioni a colori in apertura dei volumi, ritradotta in modo un po’ più curato da Manuela Capriati (la traduzione vecchia era più colloquiale, ma non sbagliata), e soprattutto con tavole non ribaltate: sembra un dettaglio che oggi appare superfluo specificare, ma va ricordato che l’edizione del 1998 invece era ribaltata, quindi questa è la prima edizione italiana fruibile col senso di lettura originale.

Chi già possiede l’edizione 1998 della saga delle sirene forse non necessita di questa nuova edizione, ma per tutti gli altri è l’occasione perfetta per recuperare questa grande opera di letteratura.


Rumiko Takahashi
Mermaid Saga, volumi 1 e 2
Star Comics, STAR, Collana Umami no. 15 e no. 17, 29 giugno 2022 e 24 agosto 2022
392 e 360 pagg., colore e b/n, brossurato, 15×21 cm, €18.00 cadauno

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello, ma non sono morto 500 anni dopo di lui solo perché sto aspettando che torni la cometa di Halley.

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