Mary Shelley, la madre del moderno Prometeo

Mary Shelley – L’eterno sogno edito da BeccoGiallo, subito dalla prima pagina, catapulta il lettore d’un balzo nel passato, in quella che fu la venuta alla luce dell’autrice del romanzo gotico per eccellenza, senza por tempo in mezzo, se non un frontespizio dal sapore classico con tanto di capitoletto (un’impostazione che non è affatto casuale).

Una voce narrante ci ha già nel frattempo preso per mano, nello spazio di tempo tra il godersi la prima immagine e le prime tre vignette, che simulano un micro Big Bang. Probabilmente a ricordarci che Frankesntein o Il moderno Prometeo è stato, e rimane per sempre, un libro epocale.

Non sappiamo chi sia a raccontare di come Mary Godwin sia nata, in che città, in che modo cruento e per quale scopo, ma intanto questa voce ci affascina e, man mano che seguiamo lo scorrere degli eventi, la sua presenza comincia a incuriosirci sempre di più, ci chiediamo: chi è che racconta e perché? Beh abbiate pazienza, lo scoprirete solo alla fine del volume.

Tra salti temporali, dunque, e cambi di prospettive, il volume realizzato da Alessandro Di Virgilio alla sceneggiatura e Manuela Santoni ai disegni, ci presenta i passaggi importanti della vita di Mary, colui che diventerà il suo grande amore e i suoi amici letterati, le sue difficoltà economiche e non solo, fino ad arrivare al gennaio 1816, quando l’eruzione devastante del vulcano Tambora condizionò pesantemente il clima europeo, imponendo un infinito inverno.

Illustrazione-Capitoletto

In quell’anno, in Svizzera, non sapendo come svagarsi in quel freddo buio, gli amici Percy Bysshe Shelley e sua moglie Mary, Lord Byron e la sua amante Claire, sorellastra di Mary, si sfidano nella gara di scrivere il racconto più terrorizzante: il momento cioè in cui vide la luce la Creatura che si è imposta in modo indelebile nel mondo della cultura moderna.

Per nostra fortuna non ci compete in questo ambito parlare di come una ragazza di soli diciannove anni, che teoricamente sapeva ben poco del mondo e del “terrore”, abbia potuto creare un libro tanto profondo e segnante; per fortuna dobbiamo solo parlare del fumetto che ha cercato di raccontarla.

L’impostazione del racconto scelta da Di Virgilio è molto interessante, perché cerca di mostrare, senza seguire un filo prettamente cronologico e logico, la formazione umana della giovane Mary, la sua vita così parca di libertà personali e di pensiero, che afferra con forza la sua occasione di felicità quando le si presenta.

Quella che vediamo è una rappresentazione consueta della vita privata del genere femminile (almeno di quello che non può permettersi il lusso di maggiori libertà grazie alla fortuna o al patrimonio personale) nel XIX secolo; quel genere che vedeva la propria intelligenza imbrigliata nelle convenzioni, il talento costretto spesso a restare sepolto nell’educazione religiosa e famigliare, la propria volontà messa sempre in secondo piano rispetto alle “necessità”.

Per quanto interessante, la lettura delle vicende private di Mary non ci spiega, né ci dà certezze su come sia arrivata a costruire dentro di sé una storia di tale forza: semplicemente perché, a parte fare delle ipotesi, nessuno può dirlo con sicurezza, e il fascino del libro Frankestein è così grande anche per questo mistero che ne è alla base.

In questo la sceneggiatura è anzi molto onesta, non propone soluzioni, se non quella legata allo svelarsi della voce narrante: quello che sottointende è semplicemente che l’estro e l’intelligenza della giovane Mary Godwin Shelley erano molto più grandi ed esplosive di quanto la società patriarcale dell’epoca (e ahimé non solo) potesse supporre.

Dal punto di vista grafico, il fumetto è interamente realizzato in bianco e nero, con un voluto uso sporadico del rosso a sottolineare i momenti e le situazioni di maggior impatto emotivo. L’esperienza della disegnatrice Santoni e il suo amore per la storia dell’arte emergono da alcune illustrazioni e disegni che citano opere famose; soprattutto la copertina dialoga emotivamente con il lettore, racchiudendo in un’unica immagine il leit motiv dell’opera.

La Santoni ha dato prova della sua abilità come fumettista e disegnatrice “moderna” in altri titoli, ed è indiscussa la sua abilità artistica, ma in alcune pagine, soprattutto in vignette rappresentanti paesaggi o scene cittadine, il disegno sembra fin troppo approssimativo e “bozzettistico”, come se non avesse avuto tempo di curare di più il risultato. Nelle pagine finali riservate alla parola degli autori, la stessa afferma che questa è la sua prima opera realizzata completamente in digitale, e forse è stato l’uso di questo nuovo mezzo grafico ad aver impoverito alcune immagini, che sembrano non dialogare in modo adeguato con le altre figure e con il lettore.

Questo “difetto” non toglie nulla alla qualità del volume e questa biografia a fumetti è una lettura davvero piacevole e interessante, che fa venir voglia di rileggere il romanzo capostipite da cui si è sviluppata l’intera letteratura gotica.


Alessandro Di Virgilio e Manuela Santoni
Mary Shelley. L’eterno sogno
BeccoGiallo
136 pagg., b/n e col., brossura con alette, €18.00
ISBN: 9788833141053

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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