Marvel Legacy: siamo nani sulle spalle dei giganti

I suppose we do what our kind has always done. What has always done. What has become our legacy. We stand on the shoulders of super geniuses and space gods, close your eyes and imagine a better, brighter, more amazing tomorrow. Then bring it to life. Something grand and fun and mind-straggeringly ridiculous. Something full of hope and compassion. Something both real and profoundly unreal. Something mad. Something magical. […] And I am closing my eyes now. And imagining my way home. I’ll see ya when I get there.

Il 2017 per la Marvel non possiamo definirlo “tranquillo”. Dall’Ottobre 2016, le vendite del mercato delle fumetterie e quindi del direct market (la rete di distribuzione di fumetti che collega le fumetteria agli editori negli Stati Uniti) sono state in calo, la prima volta negli ultimi cinque anni. Nel Marzo di quest’anno, nella Grande Mela, in una due-giornate tra la Casa delle Idee (hanno partecipato tra gli altri, l’Editor-in-Chief Axel Alonso, il vicepresidente senior del settore pubblicazioni Tom Brevoort e il vicepresidente senior delle vendite e del marketing David Gabriel) e i rappresentanti di quattordici organizzazioni di rivenditori al dettaglio, tutti tra i distributori fedeli alla compagnia, erano emersi tra gli argomenti del malessere: i reboot, i continui numeri #1, i prezzi, la freschezza delle sceneggiature. Ma soprattutto il tema della diversità.

Infatti negli ultimi due anni la Marvel e Alonso hanno trascinato lontano dai riflettori le loro icone e le hanno rimpiazzate con altre versioni. Una mossa decisamente aggressiva che ha dato vita a nuove storie, portato nuovi personaggi a bordo e innalzato altri a nuovi status, portando al fumetto un pubblico diverso ed incontrando la rivoluzione per la valorizzazione e maggiore rappresentazione dei personaggi femminili o appartenenti a minoranze etniche, ergo non W.A.S.P. (White Anglo-Saxon Protestant), di cui in primis Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples e poi il successo in Marvel di Ms. Marvel di G. Willow Wilson e Adrian Alphona, si erano fatti portatori. La dirigenza Marvel ha provato ad applicare il fenomeno “Ms. Marvel” su larga scala, incapace di capire come questa testata fosse figlia di una serie motivazioni che andavano dalla libertà creativa nei confronti di un personaggio nuovo e non assoggettato a decenni di storie a cui allacciarsi, alle basse aspettative e al pubblico che attendeva di sentirsi raccontare storie sul ruolo della fede musulmana; ma nel lungo periodo, si è ritrovata tra le mani l’estrema difficoltà di gestire la dicotomia del suo pubblico, diviso tra quelli che seguono i supereroi da anni e che hanno creato un rapporto di empatia con determinate storiche icone e quelli che non li hanno mai letti ma vi si avvicinano grazie alle contingenze.

A questo si aggiunge una tendenza troppo frenetica a gestire gli status dei suoi personaggi (basti pensare a Steve Rogers che in pochissimo tempo si è ritrovato da perdere gli effetti del Siero del supersoldato, a ritornare giovane, a essere agente occulto dell’Hydra, a guidare gli USA sotto la bandiera dell’organizzazione terroristica tentacolare) e del parco delle sue testate che, non incontrando subito il successo del pubblico, sono andate incontro a chiusura preventiva dopo appena dai 5 ai 12 numeri, non permettendo agli autori di scrivere con serenità, liberi di impostare trame a lungo respiro.

Ad acuire la crisi infine ci ha pensato il successo del Rebirth e il successivo cambio di corso in DC, e la decisione, ugualmente come avviene per le serie Image, di accettare i resi delle copie invendute dei propri fumetti, permettendo alle fumetterie una maggiore possibilità di spesa, una mossa inedita in un settore che si è sviluppato su un sistema opposto, drogando il mercato tramite le variant cover e l’aumento del prezzo degli albi. Prendiamo come esempio, negativo, proprio Marvel Legacy#1 della Marvel che offre ai rivenditori una delle variant, quella b/n di Joe Quesada, con un rapporto di 500 a 1, e quella b/n di Mike Deodato con un rapporto di 1000 a 1: il che vuol dire che per avere una determinata variant il rivenditore deve acquistare rispettivamente 500 pezzi e 1000 pezzi con la copertina regolare.

Ammettendo i suoi errori e conscia che il ritorno dei classici era inevitabile, la Casa delle Idee ha preparato una sterzata che mediasse tra l’identità delle icone e la rivoluzione dal Marvel Now, con un piano per metterlo in pratica: Legacy.

Volendosi imbarcare in un nuovo viaggio, la Marvel ha deciso di affidare alle salde mani di quello che è sicuramente la punta di diamante della sua attuale scuderia di creativi il prologo introduttivo a Legacy: parliamo del vincitore di due Eisner, Jason Aaron. Aaron confenziona un one shot, che ci offre una preview nelle 64 pagine dell’albo, capaci di proiettare il lettore nel futuro della Casa delle Idee.

Marvel Legacy è, infatti, il tentativo di tessere passato, presente e futuro della Casa delle Idee. La bravura di Aaron è di rendere omogeneo questo enorme trailer per le future serie, di offrire un unico spartito, dove a malapena si sentono dissonanze (se non forse una e ha il volto di un celebre mercenario chiacchierone), filando, tessendo e annodando personaggi figli tanto dell’eredità cosmica Kirbyana quanto del Marvel Now e dell’era All New, All Different.

Per tanti versi la struttura è similare a quella del one-shot Rebirth della DC Comics, ossia una storia con premonizioni di una terribile minaccia all’orizzonte e con gli eroi, che da contraltare, si trovano nel punto più basso che mai, che passa per la resurrezione di un personaggio molto amato e la volontà di raccontare il futuro aggrappandosi al lascito artistico di uno dei maestri che hanno fatto grandi le due major (Alan Moore, con il suo Dottor Manhattan in Rebirth, e Jack Kirby, con la venuta della schiera finale dei Celestiali in Marvel Legacy).

Nel centenario dalla nascita di Jack Kirby è impossibile non leggere in Marvel Legacy una volontà di rendere un omaggio non solo al Re, ma a tutti coloro che hanno dato il loro contribuito per rendere grande l’immaginario supereroistico, in particolare della Casa delle Idee. Gli eroi di oggi camminano sulle spalle dei giganti di ieri, icone che sono entrati nel cuore di tutti grazie alla loro empatia e la loro capacità di leggere la società, sempre secondo il motto che a grandi poteri devono corrispondere un handicap sociale, morale o fisico di pari se non maggior grado, così come c’è un passaggio di eredità tra gli stessi creativi in Marvel, con Jason Aaron che oggi cammina sulle spalle di Jack Kirby, Stan Lee, Steve Ditko e tutti coloro che hanno reso grande la Marvel nel tempo.

Marvel Legacy annuncia quindi un nuovo ciclo per l’universo narrativo Marvel, e Aaron, attraverso le parole della voce narrante ci invita a esplorarlo, puntando ad un back to basics, che non deve toccare solo il futuro dei personaggi ma anche dei lettori, che devono tornare vogliosi di quella sana incoscienza di immergersi in nuovi universi e nuove avventure, come succedeva coi primi numeri degli F4.

Nota di piacere sono inoltre l’introduzione degli Avengers di un milione di anni fa, che tra una citazione a 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick a inizio albo e un peccato del passato, risultano una presenza troppo breve nel one-shot, ma che sicuramente ritorneranno nel prossimo futuro di Jason Aaron, autore che nulla lascia mai al caso. Inoltre gli Avengers di un milione di anni fa ammiccano alla narrativa di Grant Morrison, che aveva scritto la JL di un milione di anni nel futuro in One Million e di un Bruce Wayne catapultato nella Preistoria a causa della Sanzione Omega di Darkseid.

Si dimostra inoltre una certa sinergia con il Marvel Cinematic Universe, che potrà infastidire il lettore duro e puro, riportando al centro dell’universo Marvel le “Pietre” (ex Gemme) dell’Infinito, con proprio Avengers: Infinity War atteso per il 2018.

Sicuramente Legacy non è un manifesto d’intenti per tutta la Casa come lo era stato Rebirth, dove c’era un principio forte che guidava tutti gli autori, volendo restituire un cuore e un anima al DC Universe e quegli aspetti di positività e ottimismo che erano mancati nel New52, ma Aaron è che ci segna la strada, con una ereditarietà che muove tutte le cose, dà un senso alla lotta degli eroi e lega le persone in una catena d’intenti. Il valore dell’albo è nelle premesse che fa e nella speranza affinché Aaron tenga coesa la Casa delle idee e le realizzi, ritornando un po’ al modo di fare del periodo del Marvel Now, dove la figura accentratrice la svolgeva Jonathan Hickman.

Nella differente resa va ricordato anche i diversi periodi da cui venivano DC e Marvel prima dei rispettivi one shot, ovvero la DC da un progetto mai realmente assorbito in tutto il quinquennio che era il New52 e la brevissima esperienza del DcYou, mentre la Marvel viene da una singola annata davvero in calo.

Chiudo dicendovi che l’albo Marvel Legacy #1 ci lascia con un senso di curiosità verso questa nuova pagina della Marvel, una pagina bianca per cui c’è posto per tutti, anche per voi. Se il suo valore è inevitabilmente nelle premesse, si spera che gran parte di esse vengano mantenute, affidandoci in toto all’enorme credito che ha ormai acquisito in Marvel Jason Aaron. Ne riparleremo nei prossimi mesi.

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi