Marcello Nardoni, tra biografia ed epicità

Il terzo giudice è un “personaggio” in diversi sensi, intelligente, colto, ironico, “perfortunacheesiste”: chi lo conosce sa di cosa sto parlando, chi non lo conosce può leggere quello che ci ha inviato quando gli abbiamo chiesto di presentarsi…

 

terzogiudice

Mi sono occupato e mi occupo di molte cose. Troppe.

Come insegnante sono in ruolo dal 1992 e la mia materia è la “Storia dell’Arte” che però oggi non posso più insegnare perché qualcuno molto in alto ha deciso che si tratta di una disciplina inutile e forse anche dannosa per i ragazzi per cui, all’interno di un processo-di-razionalizzazione-del-sistema-scolastico-nazionale, era meglio espellerla da alcune scuole superiori. Così insegno “Progettazione grafica”, “Laboratorio di architettura”, “Disegno tecnico” e… anche un po’ di Storia dell’Arte ma non lo dite a nessuno.

Contemporaneamente svolgo anche la professione di Architetto e lavoro per enti pubblici occupandomi di qualsiasi ambito progettuale (non per scelta ma per necessità). Così nella mia carriera mi sono occupato di restauri di beni culturali (chiese, palazzi, strutture fortificate), di progettazione di nuovo edifici, ma ho anche realizzato fognature e impianti di depurazione. Ma la cosa che so fare meglio è andare in montagna. Qui la mia maggiore abilità consiste nel riuscire a scovare anche il più dimenticato dei sentieri e la mia felicità maggiore sta nel condividere con altri il piacere della scoperta. Da trent’anni sono socio della sezione ascolana del Club Alpino Italiano (che mi glorio di aver presieduto nella seconda metà degli anni ’90) e come volontario coopero con il gruppo escursionistico realizzando iniziative rivolte ai soci e alla collettività. Ho anche scritto un libro che si intitola “Sibillini, storia di un parco”, che non ha letto neanche mia moglie, che racconta le azioni svolte tra anni ’70 e ’80 dal fronte ambientalista locale per difendere l’ambiente montano dai ripetuti attacchi dei fautori delle logiche di sfruttamento, e che hanno portato all’istituzione dell’Ente Parco.

MARCELLO NARDONI E IL FUMETTO

Ho iniziato presto. All’età di 5 anni.

Ero già in prima elementare e mia zia mi comprava il “Corriere dei piccoli”, quello di Bibì Bibò e Capitan Cocoricò. Lo ammetto, sono partito con un livello alto. Poi, negli anni a seguire, mi sono dovuto accontentare nell’ordine di Topolino, Capitan Miki, Blek Macigno, Tex Willer, Zagor.

Freddino il rapporto con i vari Diabolik, Alan Ford, Dylan Dog, mentre ho sempre preso le distanze dagli eroi della Marvel.

La mia stagione più intensa risale alla seconda metà degli anni ’70 – primi anni ’80 grazie a riviste storiche come “Linus”, “Alter Linus”, “Cannibale”, “Metal Hurlant”, “Totem”, “L’eternauta”, “Corto Maltese”, “Il Male”, “Cuore”, “Frigidaire”.

All’epoca mi dilettavo anche nella stesura di vignette a sfondo satirico. Ne inviai alla redazione di “Cuore”: furono gentilissimi a rispondermi che ero bravino, ma che loro erano pieni di disegnatori da sfamare.

Il mio rapporto col fumetto è finito lì. Poi è successo che sono diventato grande (?) e che il mercato si è riempito di roba giapponese.

Se negli ultimi anni mi sono riavvicinato al genere lo devo a mia figlia. Mi ha fatto conoscere film di animazione dei maestri nipponici e mi sono lasciato attrarre da saghe televisive (Naruto è epico).

Dal disastro degli ultimi decenni salverei “il Vernacoliere”.

 

Non c’è nulla da aggiungere dopo «Naruto è epico».

 

Riccardo Ascenzi

Riccardo Ascenzi

Musicista di scarso successo, Ingegnere fallimentare, Nerd straordinario.

2 pensieri riguardo “Marcello Nardoni, tra biografia ed epicità

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