L’opera d’arte: Ulysse di Lob e Pichard, Rizzoli-Lizard

Ulysse Lob-Pichard, DF

Ulysse, la rivisitazione dell’eroe omerico a opera di Jacques Lob e Georges Pichard, edito dalla Rizzoli-Lizard, è una vera opera d’arte. Così perfetta che a star qui a scriverne «s’annega il pensier mio» e mi sembra che lo stesso mare, coprotagonista dell’avventura odisseica, affondi le parole, rivelandole inutili.

Proverò comunque a spiegarvi cosa intendo dire, iniziando dalla storia raccontata. Il protagonista assoluto è Odisseo, che tenta testardamente di riportare se stesso, la sua nave e i suoi uomini, sull’isola di Itaca, dove sono attesi dai loro famigliari. Sappiamo che le cose vanno storte, perché per i greci, come per l’adattatore del fumetto, Lob, la vita degli uomini è in mano alle divinità e del loro volere.

Qui gli dèi sono comprimari rispetto a Ulisse, ben più presenti rispetto al testo omerico, ma sono anche molto diversi da come l’aedo cieco ce li ha presentati. In questa meravigliosa riscrittura della fine degli anni ’60, gli dei hanno capacità infinite rispetto ai mortali, per il semplice fatto che conoscono e usano la tecnologia. Volano perché hanno navicelle volanti, hanno strumenti in grado di produrre terremoti e uragani, hanno anche le bibite gassate e dei costumi/armature che lasciano senza fiato. Ma non sono tanto diversi dagli uomini con cui giocano, anzi.

«Gli dei non valgono molto più degli umani, ma questo l’ho sempre saputo».

Molte parti dell’originale greco sono del tutto ignorate dallo sceneggiatore, a cui preme narrare dei vagabondaggi di Ulisse, di chi incontra sulla sua strada e di come riesca ogni volta a sopravvivere. Non si hanno notizie di Telemaco, ad esempio, né di Nausicaa.

Quello che piace ricordare a Lob, è il viaggio e le soste del viaggio. E in ogni sosta di Ulisse, ci saranno una o più donne che gli toglieranno immancabilmente la scena, che metteranno in secondo piano tutti gli altri sul palco.

Detto questo non si può che balzare a descrivere il disegno, che è solo uno dei motivi per cui i personaggi femminili sono così preponderanti, ma è anche quello più evidente: il disegno di Pichard è unico, imperfetto e totalizzante. Le sue donne sono di carne, peli e sensualità, appaiono immense anche nella vignetta più piccola, perché il suo tratto morbido e sensuale riesce a far emergere con prepotenza tutta la loro sostanza. Una sostanza non fatta solo di estetica, che è anzi solo il riflesso della loro personalità.

Le donne di Lob e Pichard sono moderne, pur essendo create (e recitando) in un periodo in cui l’autodeterminazione, la libertà sessuale e l’anticonformismo erano ancora allo stadio di semi. Queste donne, esattamente come gli dei, decidono per se stesse, sono libere, vivono pienamente la loro vita senza sottomettersi a nulla. E sono bellissime, sode e vere, con pieghe di carne e vittime della gravità.

Ulysse Lob-Pichard, DF

Ma la bellezza del disegno non si ferma alle forme perfette e muliebri, Pichard era un maestro e la sua bravura emerge da ogni aspetto delle vignette, dai tagli di regia, dall’originalità mai ostentata, ma quasi naturale, delle caratterizzazioni di alcuni personaggi (come per Polifemo, che direi ha fatto decisamente scuola) o dei costumi; dal richiamo all’iconografia classica (Ulysse è il prototipo della figura greca ellenistica e anche, per i suoi tormenti che li accomunano, a quella di Cristo) e alle grandi opere francesi degli anni più recenti (vedasi la prima apparizione di Zeus, con la sua bottiglia di nettare/frizz-Cola).

Ulysse Lob-Pichard, DF
Notate una somiglianza tra lo Zeus classico e imperioso di Pichard (sinistra), con quello immenso di Jean Auguste Ingres del 1811? Ma soprattutto, notate le differenze…

Lob e Pichard creano una moda che si ritroverà per anni e percorre tutta la storia del fumetto europeo (e della sua fantascienza).

Se in tutto questo vi sembra che quest’opera figlia della Francia del ’68, psichedelica e inneggiante alle droghe,  sia completamente diversa da quanto scritto da Omero, vi sbagliate: è questa una rilettura che per quanto infedele nella forma (così viene presentata alla prima pagina: Soggetto – Omero; Adattamento – Lob; Interpretazione – G. Pichard) non si allontana così tanto dalla sostanza originale, e soprattutto nella visione suddetta delle donne.

Anche in Omero le donne sono esseri soprannaturali (tranne Penelope, il prototipo della femminilità domestica, che infatti anche qui appare estremamente diversa dalle altre, e per questo sarà di nuovo abbandonata) e portatrici di verità che gli uomini non riescono a comprendere, legate alla natura o alla ragione, ma anche indipendenti e forti. Sono loro o la loro presenza a far muovere gli ingranaggi dell’avventura.

Ulysse Lob-Pichard, DF

L’avventura stessa ha importanza pari e manifesta tanto quanto nell’Odissea: Ulysse cerca e continuerà a cercare, forse sfuggirà alla morte, forse gli è sfuggito in tutto quanto ha affrontato prima del ritorno a Itaca e dei Proci. Forse è Itaca stessa la morte, e lui ha combattuto solo per arrivarci, ma anche la morte può essere un viaggio da percorrere: e così farà questo Ulysse alla fine del volume, accogliendo Lob una tradizione classica (così come ha già fatto Dante) che vede Itaca come una sosta prima della partenza per un nuovo viaggio, verso l’ignoto e la conoscenza.

Chi scrive è convinto che quanto detto finora sia alquanto insufficiente a descrivere la grandezza di quest’opera, ma è anche sicuro che niente di più esaustivo si possa dire di quanto detto nella postfazione (Né Dio né Stato) al volume, a cura di Boris Battaglia e Paolo Interdonato. Un approfondimento molto denso che rievoca tutta la storia della pubblicazione del fumetto (una vera e propria odissea anch’essa) e ne evidenzia il contenuto narrativo, i significati, le varie letture, tra le tante, che è bene sottolineare.

Una postfazione scritta benissimo e appassionante, che chiude un’opera, nel senso materiale e concreto, di altissima qualità. L’edizione Rizzoli-Lizard infatti non lascia desiderare niente di più: copertina rigida, carta di pregio, stampa di ottima fattura, colori azzeccatissimi, psichedelici, acidamente abbaglianti, che si abbinano d’incanto con i disegni e i contenuti.

Io personalmente ringrazio la redazione e la casa editrice per averci riportato tra le mani tanta bellissima Arte (e non solo della Nona Arte si sta parlando).

…Perdonami o Musa se non sono riuscita a cantare di quanto hanno visto gli occhi miei…

 

 

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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