Liselotte e la foresta delle streghe – una recensione empatica

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Liselotte e la foresta delle streghe è uno dei nuovi titoli appena pubblicati da Panini Comics per PlanetShoujo: edito per la prima volta in Giappone nel 2011 (vanta solo 5 volumi completati ed è ancora in corso di lavorazione) è firmato alla storia e ai disegni da Natsuki Takaya.

Spero che molti di voi si ricorderanno dell’opera maggiore della Takaya, quel Fruits Basket portato in Italia da Dynit nel 2007 e che è tuttora il secondo titolo più venduto in Giappone. Con un disegno ancora poco sicuro, che poi andando avanti con il lavoro diventa sempre più pregevole e personale, l’autrice racconta la storia delle sfortunata Toru Honda, orfana, costretta a lavorare e a vivere in modo miserevole, che un giorno incontra il rampollo della prestigiosa e misteriosa famiglia Soma, Yuki. Nonostante la misoginia mostrata da tutta la famiglia, Toru sarà accolta in casa da Shigure, scrittore un po’ depravato, cugino di Yuki e di Kyo, un altro membro della casata che sembra odiare visceralmente Yuki e tutta la stirpe Soma. Toru con la sua dolcezza riuscirà piano piano a permeare i segreti che soffocano il cuore dei suoi nuovi amici, scopre così la terribile maledizione che grava su di loro: da secoli i discendenti Soma  si trasformano nell’incarnazione degli animali dello Zodiaco cinese. Ad avere la parte peggiore è proprio il giovane Kyo, che rappresenta il Gatto: già preso in giro dal Topo che lo esclude dal banchetto dello zodiaco, quando si trasforma assume i tratti e l’odore rivoltanti di un mostro. Toru decide di rompere la maledizione e liberare tutti da questo supplizio, ma…rimg044

Natsuki Takaya riesce a raccontare una vicenda incredibilmente ricca di pathos, dove è facile immedesimarsi nei personaggi e soffrire la loro stessa impotenza di fronte a un destino a cui sembra impossibile ribellarsi. Nonostante il disegno, come dicevamo, inizialmente approssimativo, con occhi enormi (guardando Toru nelle prime tavole non si può far a meno di pensare all’epiteto omerico “occhi di vacca”, attribuito alla dea Era), è un’opera appassionante: si soffre con i personaggi, ci si innamora di loro. L’autrice riesce perfettamente nel difficile compito di rendere le immagini sulla carta una cosa vera e credibile, per quanto inequivocabilmente inventata. A questo scopo lavora soprattutto la tematica principale: combattere contro il destino, non arrendersi, cercare con tutte le forze di essere felici. Toru, dagli occhi di mucca, tondi, profondi, mansueti, è l’elemento davvero forte, non si arrende mai, non pensa neanche per un attimo che le cose siano giuste così, visto che sono invece inequivocabilmente ingiuste, e decide di lottare e non accontentarsi.

E Liselotte, in questa nuova opera, sembra aver raccolto l’eredità della piccola liceale. L’ambientazione qui è totalmente fantasy: in un mondo imprecisato, in un luogo imprecisato, ma molto molto ad est, i personaggi della storia sono stati esiliati, non si sa perché, vicino ad un bosco che si dice popolato da streghe. Quello che riusciamo a capire dal primo volume è che la principessa Liselotte e i suoi due servitori bambini sono stati portati lì a morire, perché qualcosa di grave è successo tra la ragazza e suo fratello erede al trono. Ma Liz non ha nessuna intenzione di abbandonarsi alla disperazione o all’inazione: lei vuole vivere. E se questo significa combattere contro le streghe, non se ne farà un problema, soprattutto se al suo finco si schiererà il misterioso En.

A mio parere quest’opera della Takaya ha dunque ottimi presupposti: il disegno affascinante, una storia piena di intrighi e sentimento… non vedo l’ora di leggerne i prossimi numeri e ritrovare quella sensazione di empatia che l’autrice mi ha fatto provare in passato.

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