Le variazioni d’Orsay – Una passeggiata onirica al museo

Le variazioni d’Orsay è un libro scritto e disegnato da Manuele Fior ed edito da Oblomov Edizioni.

Che cos’è una variazione?

«Nella dottrina della composizione, questo termine designa la modificazione melica, o ritmica, o armonistica o contrappuntistica, o timbrica, o addirittura complessiva, di un dato pensiero musicale in sé compiuto; modificazione, però, tale da consentire comunque la riconoscibilità di esso pensiero». Questa la definizione che ne dà la Treccani.

Ed è proprio questa parola, variazione, che definisce al meglio il libro di Manuele Fior. Un esercizio di stile su un tema preciso, il celebre Musée d’Orsay di Parigi. Le variazioni d’Orsay, scritto direttamente in francese dall’autore, non ha una trama ben precisa, ma si lascia andare a divagazioni artistico-letterarie sull’arte ospitata dal museo.

La stazione ferroviaria Quai-d’Orsay, inaugurata nel 1900 e poi dismessa, fu convertita nel 1980 in museo per ospitare una delle collezioni più importanti di arte impressionista e post impressionista del mondo. Questo libro, commissionato dal museo stesso, fa parte di un progetto nato in collaborazione con la casa editrice francese Futuropolis, che chiama artisti del fumetto a interpretare le collezioni del Musée d’Orsay. Prima di Fior, ci ha provato Catherine Meurisse con la sua Una moderna Olympia pubblicato in Italia da Coconino Press.

Il volume si immerge dapprima nell’atmosfera parigina di inizio novecento mostrandoci la sensazionale Gare du Quai-d’Orsay, inaugurata in occasione dell’esposizione universale, miracolo di vetro e acciaio che sbalordì tutti con il suo gusto fin-de-siècle. Attraverso rapidi salti temporali si transita prima negli anni ’80, quando l’architetta italiana Gae Aulenti progettò la trasformazione della stazione in un moderno museo, per poi arrivare ai giorni nostri. Lo stesso Fior, autoritrattosi in mezzo ai visitatori, passeggia per le sale del museo e ci introduce ai capolavori esposti grazie all’interazione con un’operatrice museale che si trasforma in una inconsapevole Caronte.

Tra citazioni da manuale di storia dell’arte e reportage sociologici della Parigi di inizio Novecento, Fior ci riassume il gusto e le ragioni di un’epoca che ha forgiato una stazione dei treni, che era destinata a dare vita a un museo, che non poteva non contenere le opere simbolo di quegli anni che hanno fatto nascere la stazione. Un corto circuito temporale, artistico, umano, che ammalia e riempie di senso il volume e la storia in una circolarità perfetta.

Non ci sono veri e propri protagonisti in Le variazioni d’Orsay, forse perché non c’è una vera e propria storia. Fior si dilunga però su Edgar Degas e sulla sua ineguagliabile attitudine a stare nello stesso tempo dentro e fuori al movimento impressionista. Il suo essere assolutamente moderno, ma incontrovertibilmente classico. La volontà di raggiungere la perfezione pittorica, di tendere al suo modello, Jean-Auguste-Dominique Ingres, pittore neoclassico di acclarata fama. Modello che non raggiungerà mai, semplicemente perché destinato a essere un pittore della contemporaneità e non un manierista. Eternamente insoddisfatto dei suoi lavori, borghese ma con un piglio rivoluzionario, non capirà mai fino in fondo le istanze dei suoi colleghi impressionisti squattrinati e bohémien, promulgatori di quella pittura en-plen-air che ha rivoluzionato la storia dell’arte.

Pittori impressionisti come Monet, Cezanne, Morisot e Renoir, gli “intransigenti” come volevano essere chiamati, sono ritratti mentre va in scena la loro pubblica umiliazione, durante la prima esposizione dell’arte impressionista, nello studio del fotografo Nadar. Era il 15 aprile 1874 e mentre si svolgeva la mostra più importante della storia della pittura moderna, gli spettatori, venuti appositamente a deridere le opere esposte, si prodigano in esternazioni sarcastiche e, col senno di poi, di una miopia sconcertante.

Bisognerebbe mostrare a questi dilettanti un torso di donna che non sembri un ammasso di carne putrefatta.

Commenti che degenerano poi in vera e propria rissa a dimostrazione della dirompente eccezionalità dell’arte esposta.

Dagli artisti alle loro muse il passaggio è naturale. Figlie di governanti e ragazze di campagna diventano carnali e sensuali modelle per questi pittori dediti ai vizi dei caffè parigini. Non virginali madonne o pudiche damine, ma donne tridimensionali, di carne e esperienza in cui scorgere la bellezza della contemporaneità.

Fior ci fa entrare e uscire dalle case parigine, dalle gallerie e dalle vite dei protagonisti, valicando il tempo e lo spazio, riuscendo oniricamente a non a straniare il lettore ma a coinvolgerlo, impastandolo magicamente in un’epoca di fermento che, grazie all’arte pittorica e non solo, è rimasta nell’immaginario di tutti.

Proprio come l’incantatrice di serpenti di Henri Rosseau, l’autore ci ipnotizza con il suo disegno suadente, con le tinte calde rubate da certi disegni di Degas e con le linee sinuose e il gusto floreale dell’Art Noveau.

Questo libro è una passeggiata al museo (d’Orsay) e come tale ti coinvolge e ti catapulta in epoche, storie e stili diversi, proprio come le sale di un museo. Ti fa perdere l’orientamento, ti lascia fantasticare, ti meraviglia e ti conduce sazio verso l’uscita.


Manuele Fior
Le variazioni d’Orsay
Oblomov, Collana Feininger, 18 febbraio 2021
72 pagg., colore, cartonato, 21,5×30 cm, 20.00
ISBN: 9788831459174

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