Le Storie n° 42: “La terra dei vigliacchi”

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© Sergio Bonelli Editore

La coppia Alessandro Bilotta – Pietro Vitrano ritorna a realizzare un numero de Le Storie dopo aver già lavorato assieme nell’apprezzato numero 10 Nobody. Mentre nel precedente numero avevano realizzato un storia avventurosa/fantastica ambientata tra gli oceani, qui i due autori passano con disinvoltura a un giallo/thriller inserito in un paese che basava la sua economia sulle coltivazioni, nel periodo della Grande Depressione Americana degli anni ’30, che precedeva quella del Proibizionismo.

La storia narra di Hazael, detective di Los Angeles, che viene scelto per indagare su un omicidio avvenuto nel paese dove è cresciuto, Providence. in quel luogo Hazael aveva lasciato gente senza ambizione, ove una famigerata e misteriosa imprenditrice si era approfittata dei debiti accumulati dai contadini per appropriarsi delle loro proprietà. Ma tutto è come appare? Il detective si sente decisamente frustrato nel ritrovare quelle persone che voleva abbandonare per sempre, escluso Lucius, divenuto sceriffo e compagno d’indagine in questo delicato caso di omicidio. Un alternarsi di flashback, ambientati vent’anni prima, raccontano la terribile adolescenza del protagonista passata in questo nevrotico posto, descritto come un paese prossimo alla decadenza, e che infatti risulta desolato negli anni seguenti. Nei ricordi, il giovane Hazael è deciso ad andarsene lasciandosi alle spalle il marciume di quel luogo. Ritornare nel suo paese natio metterà il detective a dura prova e tutto quello che si è lasciato alle spalle ritornerà prepotentemente, fino a portarlo ad un punto di rottura e allo svelarsi di misteri rimasti nascosti per vent’anni. Da qui capiamo ovviamente che la storia non è un semplice giallo in cui si dà la caccia ad un assassino, ma uno scontro tra Hazael e il suo vero nemico: Providence.

Soggetto davvero forte e sviluppato bene, senza sperimentalismi ma di buon mestiere. La caratterizzazione è fatta bene senza nessuna prolissità, ma sicuramente Bilotta non ha fatto fatica a descrivere i personaggi, avendo in mente una storia così ricca di spunti e maledettamente semplice a livello di soggetto. Non mi piacciono gli accostamenti ma li faccio giusto per far capire ai lettori a cosa andiamo in contro: l’atmosfera malata del paese può ricordare Twin Peaks o addirittura Velluto Blu (le prime vignette sembrano quasi una piccola citazione), mentre l’ambientazione della Grande Depressione è un’ottima scelta per descrivere, oltre alla povertà materiale di tante persone, anche la povertà “interiore” di quasi tutti i personaggi. Storicamente Providence fu in effetti una delle città più colpite dalla crisi economica e lo sceneggiatore ha trovato un ottimo luogo per ambientare la sua storia.

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© Sergio Bonelli Editore

Per quanto riguarda i disegni invece, personalmente non sono mai andato pazzo per quelli di Pietro Vitrano. Sicuramente ha mestiere e non sbaglia un’anatomia e una prospettiva, ma lo ritengo meno adatto al bianco e nero e credo che il colore possa dargli più espressività. Sarei curioso di vederlo in altri ambiti. Ma siamo solo alla sua seconda prova per Bonelli e spero di sbagliarmi.

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© Sergio Bonelli Editore

Comunque sia, la serie Le Storie si rivela comunque una piccola gemma (anche se con i suoi alti e bassi) dove gli autori della scuderia Bonelli possono, nel limite del possibile, dare sfogo alla propria fantasia senza i paletti imposti dai personaggi storici della casa editrice. Pensateci: avere davanti a sé la collezione de Le Storie nella propria libreria è come avere un pozzo senza fine di fantasia, in cui non ci sono limiti di epoche e generi. Quante serie monografiche possono vantarsi di tanto? Leggete e vi verrà voglia di fare un altro viaggio il mese dopo, con la curiosità di sapere in quale genere e quale epoca saremo catapultati. Quando volete davvero gustare una storia per quello che vale, senza legami verso un personaggio che potrebbe deviare il vostro giudizio, girate l’occhio verso questa serie. Qui non si bara. O si fa una storia forte o si perde. Non c’è un Tex, o un Dylan Dog, che potrebbe aiutarvi a perdonare qualche eventuale passo falso. E qui Bilotta e Vitrano passi falsi non ne hanno fatti.

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© Sergio Bonelli Editore

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