Le Macerie prime e la solidità di Zerocalcare

Zerocalcare Macerie prime

Finito di leggere Macerie prime, il nuovo fumetto di Zerocalcare pubblicato da BAO Publishing, il primo pensiero è stato quello di non poterne fare nessuna recensione accettabile, e non certo perché manchino elementi, spunti e sensazioni di cui poter parlare, di quelle ce ne sono a bizzeffe.

Infatti se il titolo vi ha incuriosito, non passeranno troppe pagine per capire che quelle macerie sono proprio le stesse su cui la generazione dei trenta-quarantenni si trova a camminare da tempo, quelle di un mondo costruito dai nonni e lasciato sgretolare dai padri su cui non si trovano più elementi solidi, ma solo precarietà. Parola orribile in tutti i sensi.

Eppure questa è una cosa con cui conviviamo un po’ tutti, in modo diretto o per interposizione; Calcare stesso, che ne sembra appena uscito dopo il successo avuto dai suoi “disegnetti”, la rivive attraverso le parabole esistenziali dei suoi amici e sulla sua pelle sotto forma di “accolli” e sensi di colpa.

Dunque il problema con questa opera, in cui Zerocalcare dopo Kobane Calling torna a parlare della quotidianità dell’autore stesso (o meglio il suo personaggio) e dei suoi amici, che ormai sono diventati così familiari anche a noi, è che è così vicina e diretta che è impossibile parlarne con distacco.

Inoltre Macerie prime è una storia non conclusa, è un lungo preludio, la presentazione di intrecci narrativi di cui si svelerà il disegno solo nella seconda parte, conclusiva, che vedrà la luce (parole dell’autore) solo a maggio. Per ora quello che si comprende è che le vicende che riportano insieme il gruppo storico di amici di Calcare non sono fini a sé stesse, ma cucite, ancora a larghe maglie, con una sotto trama inquietante che non si dipana abbastanza per poterla decifrare.

Zerocalcare Macerie prime

La certezza con questo autore però è la sua capacità di comunicare e raccontare, la certezza che continuando a leggere arriveremo al punto in cui la storia ci assesterà quella mazzata da spezzare il cuore, tutte le strade buie percorse troveranno il loro traguardo in una conclusione che ci colpirà diritto al petto, come è successo finora.

Non sembra ci sia da temere che la vena artistica di Zerocalcare si sia esaurita, anche se in questo volume si ride forse un po’ di meno e alcuni passaggi sembrino un filo macchinosi: è evidente infatti che sotto c’è un piano ben preciso che esige anche dei precisi meccanismi che tolgono anche un poco di spontaneità.

Zerocalcare Macerie prime

La bravura di Michele Reich non risiede solo nella capacità registica di mostrarci gli eventi che racconta riuscendo a personalizzare e rendere vividi fatti e personaggi, ma è proprio nel modo di raccontare, modo che trova sorgente nella vivacità popolare, nella romanità (anche se le sue origini non sono strettamente romane, il vivere a Rebibbia ha influito sicuramente nel modus operandi del Nostro), in quella genuina abilità di dire e ridicolizzare, di esaminare e riprodurre, che scorre nelle vene dei latini in generale e dei romani in particolare, che da Belli a Verdone ha creato un genere specifico.

Zerocalcare riesce attraverso i disegni a portare su carta i racconti orali tipici delle borgate, ricchi di flashback e memorie, di ricapitolazioni e riflessioni personali, naturalmente aggiungendoci elementi fondamentali che rendono tali storie universali e adattabili alla sensibilità e ai bisogni dei lettori.

Se non fosse che lui stesso mi ci manderebbe, non esiterei a paragonare i fumetti di Zerocalcare alle opere classiche, e intendo dire proprio omeriche: come un aedo dei giorni nostri, riporta nelle sue storie ideali e convinzioni condivisibili da molti; quel modo di rappresentare i protagonisti con sembianze diverse o animalesche, collegate alle loro caratteristiche, non è poi così diverso dalla reiterazione di patronimici o epiteti che gli aedi usavano per caratterizzare e far memorizzare i personaggi delle loro storie; infine i suoi racconti non sono mai fine a sé stessi, ma hanno uno scopo educativo e di crescita. Chi ha letto il volume avrà anche notato l’introduzione di figure mitiche e divinità, insieme al valore riconosciuto al passaggio della conoscenza, all’importanza degli anziani e della memoria collettiva che inaspettatamente sembra dare sostegno a questa similitudine apparentemente improbabile.

Aspettiamo dunque maggio per la sua conclusione e intanto godiamo di questa storia che poggia su macerie e aspira alla solidità.

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