Lake of Fire: alieni nel Medioevo

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  • Un lago di fuoco, Lake of Fire appunto, nella Francia pirenaica (a sud di Tolosa e Carcassonne, per intenderci), nella regione Occitanica dell’Aude. Quella costellata di castelli catari.

    Un lago di fuoco in un periodo storico in cui il fuoco si usava per distruggere i nemici e debellare le eresie.

    La connotazione spaziale e temporale che Fairbairn dà a questo graphic novel è molto precisa: ci troviamo come detto, in una zona della Francia flagellata dalle crociate e dalle persecuzioni contro i Catàri (che in questa zona presero il nome di Albigesi, dalla città di Albi).

    In particolare, il papa Innocenzo III nel 1208 indisse una Crociata che per circa venti anni devastò e intrise di sangue l’Occitania.

    La nostra storia si colloca proprio nel mezzo di questo tragico ventennio, con alcune precise connotazioni: ad esempio ha inizio nel 1220, durante l’assedio di Castelnaudary. Vi incontriamo personaggi storici, come Enrico II duca di Bar, Tebaldo I di Champagne (Theobald il Postumo, o il Cantante, qui la traduzione poteva essere un po’ più attenta) che storicamente diventerà re di Navarra, e Hugh de Blois. Gli ultimi due saranno i giovani protagonisti della storia.

    Partiti con entusiasmo per la crociata, per bere il sangue degli eretici dal calice della gloria, si troveranno indirizzati al piccolo villaggio di Montaillou per capire quanto fosse diffusa lì l’eresia catara. Perché il Signore di Montfort, a capo degli assendianti, vuole liberarsi, in una situazione complicata come un assedio, di personaggi che danno impiccio.

    Nasce così una spedizione dalla strana composizione: un inquisitore domenicano con il suo seguito (frate Arnaud), un crociato reduce dall’eccidio di Béziers  e dalle altre carneficine (il Barone Raymond di Mondragon), un vecchio conte (Henry) che vuole proteggere i due giovani cavalieri.

    Qui il racconto diventa di fantasia, mantenendo una certa verosimiglianza nella rappresentazione storica.

    I crociati fanno inizialmente la figura degli ottusi, accecati da una fede che in realtà serve a cancellare i presunti avversari. La parfait, Bernadette, che aderisce al catarismo appare invece più ragionevole e coerente.

    Ma alla fine la situazione appiattisce i valori, togliendo i pregiudizi, e fa emergere le persone. Chi manterrà la propria ferrea e chiusa mentalità è destinato a soccombere, perché non è in grado di anteporre la solidarietà umana quando c’è un pericolo più grande e immediato.

    Così i crociati salveranno dal rogo Bernadette, che lascerà la sua natura di parfait collaborando nella nuova crociata contro i demoni. Alla quale non parteciperà Tebaldo, rimasto ferito proprio in un attacco degli esseri mostruosi.

    Che non sono altro che extraterrestri (ma noi lo sapevamo dall’inizio) che rapiscono esseri umani per portarli nel lake of fire, appunto.

    Nathan Fairbairn, molto noto per le sue doti di colorista espresse magistralmente su Nameless, si cimenta nella sceneggiatura, riuscendo a proporre una storia caratterizzata molto bene dal punto di vista storico e geografico.

    Ma anche emotivamente.

    Il mix delle caratteristiche dei personaggi è efficace: i giovani crociati entusiasti, il vecchio crociato disilluso, l’inquisitore ottuso e strenuo difensore della legge, il giovane scudiero che è già cavaliere in pectore, gli abitanti del villaggio, con la saggezza della praticità.

    E ne esce una storia consistente. Umanissima, in cui i personaggi tirano fuori quello che hanno dentro (quasi tutti, in realtà: il domenicano inquisitore rimane nella sua ottusità, è, per antonomasia, il cattivo della situazione, più ancora dei demoni). Superano così le differenze e diffidenze iniziali, condividendo quello che ciascuno può dare per andare oltre la comune difficoltà.

    Nella prima parte in effetti il fumetto è intriso di umanità, di come gli stereotipi possano sciogliersi nel momento in cui le cose non vanno come previsto. I crociati e l’inquisitore erano lì per debellare l’eresia catara dal paesino di Montaillou. I cavalieri lo sapevano, gli abitanti lo sapevano, i catari lo sapevano. Ma l’elemento alieno scompagina tutto.

    Così il fumetto si trasforma in una storia di azione. Nella prima parte i combattimenti sono rapidi, senza una preparazione specifica. Accadono in modo improvviso, e quasi fuori della narrazione, perché c’è sempre qualcosa che richiama indietro, alla crociata albigese. Nella seconda invece cambia il focus: si va a distruggere i demoni, alla ricerca del loro lake of fire.

    E diventa un fumetto di avventura. Anche se la parte umana rimane, nel bene e nel male. Il solo Frate Arnaud rimane legato alla sua missione precedente, e trova la morte per mano del novello cavaliere, che rappresenta proprio la nuova umanità emersa nella prima parte della storia. Infatti diviene cavaliere in una situazione del tutto eterodossa, mentre la compagnia si avvicina alla valle dove si compirà il destino.

    I dialoghi e i momenti privi di azione sono comunque finalizzati alla quest finale. Bellissimo il momento in cui il Barone Raymond sembra lasciarsi andare a un momento di confidenza per dare coraggio a Guillam (un uomo del villaggio) per proseguire nella nuova crociata.

    Così non stona il ritrovamento e l’utilizzo del fucile alieno, perché i vari elementi si mescolano in modo equilibrato. E ancora di più i personaggi trovano e vedono crescere la propria umanità.

    Due per tutti: il Barone Raymond che, mentre affronta l’ultimo scontro, prega con le parole del Salmo 22 forse per la prima volta nella sua vita con la consapevolezza di crederci; la giovane Bernadette che, incurante della sua perfezione, abbraccia il giovane Hugh in fin di vita.

    Forse l’idea degli esseri umani tenuti in vita anche in condizioni estreme per essere utilizzati come nutrimento delle larve degli alieni non è originalissima; altri passaggi risultano forse un po’ misteriosi, ma alla fine la storia è godibile, con dei momenti di grande intensità.

    La parte grafica è affidata a Matt Smith (in realtà Fairbairn si è tenuto la colorazione). I mostri mi sembrano chiaramente ispirati a Mike Mignola, come alcune ambientazioni e la modalità di costruzione delle copertine (altri elementi di analogia si notano anche nella pagina Facebook dell’artista).

    La storia è graficamente molto densa. La gabbia presenta sempre da tre a cinque righe per pagina, con solo due splash page, e in entrambi i casi singole: l’assalto dei demoni sullo sfondo del tentato rogo a Bernadette e l’esplosione finale del lake of fire.

    Il ritmo della storia in questo modo rimane sempre molto sostenuto, in 140 pagine di fumetto succedono veramente tante cose. Ma la qualità e il dettaglio sono di buon livello.

    Il disegno aiuta nella descrizione dell’umanità di cui parlavamo prima. Il modo in cui vengono caratterizzati graficamente i personaggi ne completa anche la caratterizzazione umana, dando ulteriore centralità a questo aspetto.

    Nonostante le tante scene d’azione c’è un utilizzo abbastanza limitato delle linee dinamiche, al punto che talvolta le azioni danno la sensazione di essere una serie di istantanee.

    Vengono usate invece in modo quasi cinematografico per dare la sensazione dello spostamento della camera, in particolare per indicare le zoomate, come nel primo attacco del Barone Raymond nei confronti dei demoni:

    Anche i dialoghi sottolineano le differenze tra le due parti della storia: nella prima sono molto più ricchi, servono a costruire e a confrontare le personalità dei personaggi. Nella seconda sono scarni, se si eccettuano un paio di passaggi in cui questa stessa umanità deve emergere sopra gli eventi che si susseguono nella lotta contro i demoni.

    Fairbairn ha colorato, oltre che scritto, la storia. Le scene hanno dei viraggi predominanti: il bianco nelle scene esterne con la neve, il blu nelle scene notturne, il verde-marrone negli esterni, il rosso acceso del lake of fire.

    Il lake of fire finalmente svelato

    Ancora una volta si nota nella prima parte della storia una maggior variabilità dei colori che danno molto più movimento, anche emotivo.

    Nella seconda parte non c’è molto da muovere, si tratta di combattere e di raccogliere i caduti. E i colori sono molto meno variabili. Bianco, rosso e grigio sono del tutto dominanti, sia negli sfondi che nella colorazione dei personaggi.

    Il lavoro di Fairbairn e Smith ha diverse chiavi di lettura. Incuriosisce l’attenzione storica ai personaggi, ai luoghi e alle caratteristiche del catarismo (ad esempio il consolamentum o il termine parfait con cui viene chiamata Bernadette). Sembra ben equilibrata l’evoluzione della storia tra due parti abbastanza diverse ma molto ben assortite, in un contesto insolito, con un mix di storia e fantascienza. L’umanità e l’evoluzione dei personaggi nell’ambito del (breve) lasso di tempo in cui si sviluppa il racconto dà spessore all’opera. Disegni e colori sono ben messi al servizio del racconto stesso: sicuramente il fatto che sceneggiatura e colori sono opera dello stesso autore ha fatto sì che i colori fossero i più adatti a quanto la storia voleva dire.

    Anche se con qualche peccato: in particolare il ritmo a volte fin troppo intenso nelle scene di azione, che forse richiedono qualche dettaglio in più.

    Comunque consigliatissimo, per chi ama diversi generi, proprio per la molteplici possibilità di interpretazione.

    Concludono il volume le copertine originali degli spillati, disegnate dallo stesso Smith, quelle variant, illustrazioni (alcune veramente interessanti, come quella di Chris Schweizer, parlando di influssi di Mignola) e studi dei personaggi.

     

    Lake of Fire
    Nathan Fairbairn, Matt Smith
    Saldapress
    2018, 168 pagine – 18 x 27,5 cm colore, cartonato, 24.90€
  • Lake of fire: aliens in middle ages

     

    A lago di fuoco, exactly a Lake of Fire, in Pyrenean France (south of Toulouse and Carcassonne, to make it clear), in Occitan region of Aude. The one with a constellation of catar castles.

    A lake of fire in a historic time when fire is used to destroy enemies and vanquish heresies.

    Time and space definition given by Fairbairn to this graphic novel is quite precise: we are,as said, in a French region scourged by Crusades and persecutions against Cathars (in this region they were called Albigensians, from the French town of Albi).

    In particular, Pope Innocent the 3rd in 1208 declared a Crusade which for about 20 years devastated and soaked Occitan with blood.

    Our story is just in the middle of these tragic twenty years, with some precise definitions: it begins in 1220, during Castelnaudary siege. We meet some historical character, like Henry the 2nd, Duke of Bar, Thibaut the 1st of Champagne, (Thibaut the Posthumous, or The Singer, here the italian translation is not so effectual) who will be King of Navarre, and Hugh of Blois. The last two are the young heroes of our story.

    On the Crusade with enthusiasm, to drink the blood of heretics from the chalice of glory, they will be sent to the small village of Montaillou to understand if there were some Cathars there. As the Lord of Montfort, head of besiegers, in a delicate situation like a siege, wants to get rid of peoples who can cause some mess.

    So, an expedition with a very strange composition is sent: a Dominican inquisitor and his retinue (Arnaud), a crusader, veteran of Béziers (and other) slaughter (Baron Raymond of Mondragon), an old earl (Henry) who has to protect the two knights.

    Here the historical part stops and the novel begins, maintaining a good plausibility with true history.

    Crusaders initially seem to be really obtuse: blinded by their faith, they use it to cancel their enemies. The parfait Bernadette, who is a cathar, seems to be more reasonable and coherent.

    But in the end, the drama flattens all values, removes preconceptions and let the persons appear. The one who will preserve his iron and closed mind will succumb, because cannot feel his human solidarity when there is a worse and more urgent danger.

    So, crusaders will save Bernadette from stake, and her will forget to be a parfait. All of them will cooperate in the new crusade against demons. The only one who will not take part is Thibaut, wounded in a conflict with these monsters.

    Aliens (and we knew it from the very beginning), who kidnap humans to take them in the lake of fire.

    Nathan Fairbairn, already well known for his qualities as a colourist, expecially for Nameless, essays himself as a scriptwriter. And he is able to build a very good story, well defined historically and geographically.

    And emotionally, too.

    The way the features of characters are mixed is very effective: two young enthusiastic crusaders; the obtuse inquisitor who staunchly defend his law; the young esquire, already a knight in pectore; the villagers, with the wisdom of practicality.

    So the story is solid, fully human. Each character show his full humaneness (actually not each, the Dominican inquisitor goes on in his obtuseness, he is the true villain of the story, by antonomasia, much more than the demons). So they overcome the initial differences and diffidence, sharing what each of them can do to overshoot the present problems.

    In the first part, this comic shows mainly the human side, and how stereotypes can melt when things do not go as planned: crusaders and inquisitor were there to eradicate the Cathar heresy from the village of Montaillou. They knew it, the knights knew it, the villagers knew it, the cathars knew it. But the alien component disrupt the plot.

    And the comic becomes an action one. In the first half of the story, fights and battles are quick, mostly unprepared. They are quite sudden, almost out of the main line, which is always focused back to the albigensian crusade.

    In the second half, the focus changes: it is the extermination of demons, the quest for their lake of fire.

    And adventure is the main background. Even if the human part is still here: for better or for worse. The Dominican Arnaud is still bound to his mission, and is killed by the new knight, who symbolize the new humanity, surfacing in the first part. He becomes a knight in a completely heterodox way, on the road to the valley where the fate of the company will come to an end.

    In this second half also dialogues and no-action moments are sono however finalized to the final quest. It is really nice the moment when Raymond seems to yield to a moment of confidence and weakness to give courage to Guillam (a villager) to continue the new crusade.

    So, it is a good gimmick the alien gun: the ancient and the alien are mixed in an equilibrated way. And also characters mix the same, and they grow more and more human.

    Two examples: Raymond, in his last fight, prays the words of Psalm 22, and maybe for the first time he is aware that he believes in those words; Bernadette, regardless his purity, hugs the young Hugh in the very end of his life.

    Maybe that the idea of men kept alive or however used as food for alien larvas is not completely original; some other moments are somehow weak, but in the endthe whole story is enjoyable, with very intense moments.

    The drawings are from Matt Smith (obviously Fairbairn is the colourist). I think monsters are clearly inspired to Mike Mignola’s. The same some settings and covers (some other analogy can be found on Smith’s Facebook page ).

    Even graphically, the story is really dense. Cage always has from three to five lines per page. There are just two splash pages: the assault of demons on the background while the inquisitor is burning Bernadette at the stake; and the final explosion of the lake of fire.

    In this second part the rhythm is very sustained, in 140 pages there are a lot of events. But the quality and details keep a good level.

    Drawings help so much even in defining humanity of characters. In fact, like in physiognomy, the appearance completes their features, focusing on their humanity once more.

    Even if it is a story full of action scenes, dynamic lines are not so often used. Sometimes it looks like events are described using a series of snapshots.

    Lines are used sometimes, like in movies, to emphasize the movement of the point of view, the camera. So when there’s a zoom in, like in the first assault of Raymond against the demons.

    Dialogues further underline the difference between the two parts of the story: in the first half are quite abundant, they build and compare characters’ personality; in the second part are poor, except for a limited number of cases where humanity appears on the surface over the events of the fight.

    Coloring, Fairbairn uses prevailing tones: white in outdoor snowy scenes, blue in night scenes, green-brown in other outdoor and red in the lake of fire. These colors also affect the characters.

    Once again, in the first part colors of details are much more changing, and it gives a greater activity, even emotional.

    In the second part, there’s so little to move… It’s just fight and collect the fallen ones. And also colors are less variable. White, red and gray are totally dominant, both in background, and on characters.

    This piece can be given several interpretations. The historical care for places, events and characters; the precision in describing Cathars (p.e. the consolamentum or the usage of term parfait used for Bernadette). The story has a good equilibrium, with two different parts but well mixed between history and science fiction, in an unusual context. Humanity and evolution of characters in the (short) time frame in which the story ends is however thick and significant.

    Drawings and colors serve the story quite well: for sure Fairbairn handles the beginning and the end of the work, so uses the colors to underline the moments in the exact way he intended.

    A thing that can be improved is the rhythm, very intense, sometimes exceedingly in the action scenes, which could be described with some more panels and details.

    However I liked it and I absolutely advise it. For those who love the mix of several genres.

    After the story, in the volume we also find the original (from Smith) and variant covers of issues, some illustrations (some of them really interesting, like Chris Schweizer’s, talking back about Mignola’s influence) e characters sketches.

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