La scimmia di Hartlepool: premio meritato?


La scimmia di Hartlepool
, edito dalla Tunué, è un fumetto ottimamente sceneggiato da Wilfrid Lupano e disegnato con maestria da Jérémie Moreau: non per niente ha appena ricevuto il Premio speciale della Giuria all’opera del Gran Gunigi a Lucca 2015. hartlepool_DEF_aggiornato_sostituzioni.pdfLeggendolo si capisce benissimo perché ha vinto: i dialoghi (e soprattutto gli insulti creativi) sono spassosi, la storia è molto interessante, ironica e non scade mai nel melodramma: Lupano ha dato vita a una rappresentazione della stupidità umana con estrema semplicità ed efficienza; i disegni di Moreau sono originali, hanno carattere e costruiscono un panorama cinematografico di immagini che sembrano muoversi. Pur con tratti caricaturali, approssimati e da cartoon, le sue figure sono schiette, verosimili all’estremo, vivide, grazie anche ai colori effetto acquerello, penetrano attraverso gli occhi, come Amor per gli Stilnovisti, e rimangono impressi sulla retina in modo durevole. Il tutto crea un insieme di grande valore, che cattura primariamente lo sguardo e poi la mente, con il gusto della lettura.

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Tanto che, infatti, si legge in un attimo, e ti lascia un bel ricordo. Tanto che io ho cominciato a rifletterci seriamente su e mi è venuto in mente che fare una recensione all’opera che ha vinto un premio tanto prestigioso vuol dire metterla alla prova, misurare il suo effettivo valore, magari ripescando i quattro livelli di lettura di un testo medioevale. Sì dai, lo so, ma è una sfida, e vediamo se la vince e mostra di aver davvero meritato la vittoria.

Ci siamo passati tutti a scuola, e la maggior parte di noi lo ha rimosso: gli autori medioevali, in pole ci mettiamo Dante, costruivano un testo letterario badando che avesse ben quattro livelli di interpretazione, che vanno dal livello letterale (il racconto dei fatti come appaiono), al livello allegorico (il significato nascosto dei vari elementi), al livello morale (quello che la storia ci insegna),  fino al livello anagogico, che sarebbe il significato religioso, nel nostro caso però, quello antropologico, sociale, politico che dir si voglia.

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Al primo livello troviamo che il racconto ci illustra un fatto realmente accaduto (o forse una leggenda, non è sicuro) all’inizio dell’800, sul finire del periodo napoleonico, dopo la battaglia di Trafalgar: sulle coste inglesi, nel paesino di Hartlepool viene ritrovato un soldato francese, cioè un nemico mortale a quei tempi. Gli ignoranti abitanti lo imprigionano, lo processano e infine lo impiccano senza rendersi conto che è solo una scimmia. Attorno a questo evento ruotano personaggi ben delineati, graficamente e caratterialmente, che rendono l’opera corale, leggera e appassionante.

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Al livello allegorico ci accorgiamo che la scimmia Nelson, povera e innocente creatura, messa in rapporto con il mondo degli uomini, ne fa emergere l’inciviltà e l’ignoranza, dominato dal nazionalismo e dal razzismo più becero, che fa regredire il sapiens ad uno stato bestiale, meno evoluto di una bestia vera. A questo aspetto si ricollega anche l’interessante approfondimento a fine fumetto sulla catalogazione delle scimmie in rapporto all’uomo, i motivi della loro somiglianza fisiognomica e altro, redatto dallo studioso francese Conte di Buffon, evoluzionista operante prima delle ricerche di Charles Darwin… che rappresenta anche una sorpresa per i lettori.

Facile giungere così al livello morale: qui troviamo la condanna della guerra, del razzismo e dell’odio irrazionale dei popoli. Illuminante la battuta che ritorna, recitata da due diversi personaggi dell’opera: «Se indossassi un vestito da francese, questo farebbe di me un francese?», argomentazione disprezzata dal resto della popolazione a fronte di un più rivelatore “ha mangiato la rana e le lumache, quindi è un francese e merita di morire”. E così fanno, in nome di differenze culturali inesistenti, rese ridicole ancora di più dall’evidenza che stanno fingendo di trattare in modo “umano”, concedendo un processo ed anche un difensore, qualcuno che umano non è affatto: ma il loro odio e la loro arroganza vietano loro di accorgersene. E la consapevolezza che comunque non sarebbe cambiato nulla regala molto su cui riflettere.

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Ultimo livello, quello anagogico, che abbiamo detto cambieremo in un più laico livello sociologico/politico, ma che inevitabilmente mantiene elementi in comune col precedente: la povera scimmia Nelson, chiusa in prigione e impaurita, che ricorda la sua vita libera nella giungla e la sua “carriera” di animale di bordo su una nave negriera, con un capitano affezionato, ci fa pensare in modo inequivocabile all’ingiustizia che governa il mondo. Torturata e condannata per peccati che non ha commesso – come Gesù, se vogliamo cadere nel banale – come tutti gli innocenti ci fa invocare mentalmente giustizia per lei, libertà, redenzione, invece viene davvero impiccata e privata della sua dignità di bestia, rasata per sembrare più umana, lei che umana non è, eppure ne ha il cuore, più degli abitanti di Hartlepool.

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Alla luce di questo direi che l’opera ha superato la prova brillantemente, sia a livello meramente grafico ed esteriore, sia, e più importante, a livello di contenuto e di forma: ci è piaciuto, e molto. Premio meritato.

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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