“La Rabbia” tra le strade di Quindici – Intervista a Vivenzio e Falzone

rabbia shockdom copertinaUna vetrina, come può essere quella del Napoli COMICON, può essere il punto di svolta per giovani autori e artisti; scalciando, graffiando, prendendo a morsi editori e colloqui, i Nuovi Fumettisti Italiani sono i nomi più rumorosi, anche confrontandosi con grandi ospiti.
La voglia di andare avanti nel mondo del fumetto e far sentire la propria voce valica confini immensi e, dietro piccoli e grandi stand, i volti di chi presenta le proprie storie sono pieni di grinta ed energia.

Salvatore Vivenzio, classe 1997, e Gabriele Falzone, 1996, sono due ragazzi che hanno già unito le forze nel bell’esperimento di Gamble, pubblicato dall’Associazione Lettori Torresi nel 2017.
Da una storia urban con uno strano e suggestivo plot twist fantasy, Vivenzio e Falzone decidono adesso di raccontarci di Cesare, ragazzo di Quindici, provincia di Avellino, mescolando le punte autobiografiche dello stesso Salvatore Vivenzio ai racconti generazionali che circolano nel paese irpino.
Cresciuto in una zona che cerca di rialzarsi dal terremoto e vive, male, sotto il dominio camorrista, il protagonista di La Rabbia, pubblicato da Shockdom, affronta il mondo sul ring, innamoratosi da giovane della boxe e deciso a trovare la propria forma di riscatto con i guantoni alla mano.

Grazie ancora a Shockdom, ho potuto intervistare gli autori dell’opera.


Salvatore, la mia prima domanda è molto semplice: quanto è difficile parlare, raccontare del tuo paese, della tua famiglia e di come questi due elementi siano così profondamente connessi?

Vivenzio – Molto spesso è difficile raccontare storie personali… Per me, La Rabbia è un viaggio catartico, un percorso a ritroso per comprendere da dove vieni, chi sei realmente.
Una cosa che mi è sempre stata detta, sin da piccolo, è che non puoi sapere dove vai se non sai da dove vieni.
A volte può essere difficile e complicato, ma fare questa strada all’indietro credo sia necessario.

So bene quanto La Rabbia sia legata al contesto famigliare, alla figura paterna, la tua in particolare; pensi che il processo di scrittura ti abbia permesso un nuovo approccio, ti abbia dato nuova luce e fatto conoscere meglio tuo padre?

Vivenzio – Sicuramente sì, con La Rabbia ho sentito di recuperare le radici e il rapporto con la mia famiglia, della quale ho scoperto addirittura cose che non conoscevo, ho conosciuto sfumature nascoste.
L’aspetto e il legame personale è stato importante e fondamentale.
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La Rabbia, tra l’altro, è un fumetto convenzionato proprio con il Comune di Quindici. È stata una sorta di esperienza collettiva, dunque, per un piccolo paesino che ha vissuto una graphic novel dedicata a un periodo storico, si può dire, abbastanza buio.
Hai ricevuto qualche segno dal paese, da chi ti conosce da piccolo, da chi si è voluto complimentare… Quanto si è fatta sentire Quindici durante la lavorazione della storia?

Vivenzio – [ride] Diciamo che ho ricevuto segni d’affetto ma anche alcuni un po’, come dire, ambigui.
Scherzi a parte, c’è stato un po’ di rumorio perché, come ben sai, a volte non si vuole si parli di certe cose, poi il paese è piccolo e la gente parla, puoi immaginare cosa voglia dire discutere di camorra e simili.
C’è stato chi si è avvicinato e mi ha detto “Ah, ma io mi ricordo di te, di quand’eri piccolo, che bello vederti fare queste cose, scrivere” così come c’è stato chi mi ha detto che era meglio non dare una certa immagine del paese.
Io ho semplicemente cercato di raccontare un paese, per me comunque, molto affascinante e pieno di contraddizioni, con molte sfumature negative e positive allo stesso tempo.
Era l’ambientazione adatta a raccontare la storia di Cesare.

Per quel che riguarda il pugilato invece, un tema molto importante ne La Rabbia, avevi qualche base o hai incominciato da zero?

Vivenzio – Io di pugilato non sapevo quasi nulla! La storia è nata perché, con il disegnatore Simone D’Angelo, era partita l’idea di realizzare un fumetto sulla boxe, ma gli dissi “Guarda, io di boxe non so nulla…dammi un paio di mesi che mi informo, almeno!” e iniziai a leggere Jack London, Il Pugile di Reinhard Kleist, qualche film, tra cui i miei preferiti, Toro Scatenato di Martin Scorsese e un docu-film chiamato When We Were Kings dedicato all’incontro tra George Foreman e Muhammad Alì a Kinshasa.rabbia pagina 2

Voglio spostarmi adesso sul lato artistico e fare qualche domanda a Gabriele [Falzone].
Tu vivi a Milano ma hai saputo raccontare la quotidanità e le strade di Quindici. Quanto ti ha aiutato Salvatore nello scoprire le sfumature urbane del paese?

Falzone – Grazie a Salvatore ho potuto vivere un po’ Quindici anche da lontano.
Oltre alle reference visive, come le fotografie che ogni tanto mi mandava, ho sentito soprattutto il bisogno di provare a girare le strade e proprio insieme, dopo un suo invito, abbiamo girato Quindici e mi sono subito innamorato dei vicoli, dei palazzi, c’era quasi del romanticismo nel vedere residui del terremoto ancora oggi.
Poi vedere l’attaccamento affettivo di Salvatore per il proprio paese ti aiuta a mettere in chiaro molte cose sul come poi disegnarlo.

Mettiamo un po’ da parte l’aspetto romantico de La Rabbia, perché, come detto prima, in questa storia il pugilato ne è una componente importante, lo trasforma quasi in un racconto di sport; c’è un’energia particolare, di potente nella boxe.
Artisticamente parlando, a chi ti sei ispirato, da chi hai appreso lezioni per canalizzare il movimento e la forza del pugilato sulla tavola?

Falzone – Guardando proprio ai fumetti, devo assolutamente citare di nuovo Reinhard Kleist, ho assimilato il suo uso delle vignette storte durante gli incontri, per aggiungere dinamismo.
Tecnicamente, il mio approccio al bianco & nero viene da autori come John Paul Leon, Tommy Lee Edwards…posso solo sognare di arrivare a quei livelli, ma per ora direi ho raggiunto un buon risultato! [ride]
Poi ho cercato di studiare al meglio le risposte del corpo ai pugni, tramite YouTube, video di incontri, mi sono guardato in giro, ecco.

Tu e Salvatore Vivenzio avete già collaborato in precedenza, con Gamble, una storia profondamente diversa ma che si può accomunare tramite l’ambientazione urbana, sebbene anche qui in un contesto lontano
Come è cambiata l’esperienza tra i due lavori, Gamble e La Rabbia?

Falzone – Diciamo che la differenza principale è puramente geografica, dato che Gamble era ambientato in America e La Rabbia in Italia; ho voluto dare compattezza, una rigidità tutta italiana alle tavole e alle ambientazioni de La Rabbia che in Gamble non traspariva, dati gli obiettivi larghi, tanta dilatazione.
Se c’è qualcosa che La Rabbia ha ereditato [da Gamble] è il tratto sporco, che puoi notare nelle mura, nelle strade…

Qual è il prossimo passo, che idee ci sono per il futuro?

Vivenzio – Beh, da Gamble saprai che dopo la grande rivelazione del fumetto avevamo lasciato tutto molto aperto, quindi, se ce lo finanzieranno [ride], ci farebbe piacere ritornare a quel progetto.
Comunque sia, ci sono davvero mille idee: qui al COMICON è appena uscito l’antologico del collettivo La Stanza (Ultimi Giorni nda.), è uscito La Veglia con Chiara Raimondi per Associazione Lettori Torresi, qualche progetto web.
Fortunatamente sia io che Gabriele siamo molto giovani e la strada è ancora lunga.

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