La leggenda di Arslan – tra timore e stupore

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Dopo il grande successo – e lo ammetto, l’ho amato molto anche io – di Fullmetal Alchemist (2001), mi avvicino alle opere di Hiromu Arakawa con grande circospezione. Il carattere di acciaio del giovane Edward Elric, compresso nel corpo poco sviluppato di Fagiolino, e il piccolo e delicato Alphonse, spudoratamente esibito nella gigantesca armatura, oltre al tema dell’Alchimia, del potere della vita, di tematiche così altamente esoteriche, teologiche, morali, e tanto altro, hanno composto una delle opere manga (e anime) più meritevoli di memoria. Qualcuno potrebbe definirla geniale, e se è stato definito geniale Harry Potter, io posso dargli ragione. Per questo però si ha il timore (fondato su esperienze passate) che il resto della produzione dell’autrice non potrà essere mai a quell’altezza, non farà altro che deludere: ma cosa ci si aspetta in fondo? Che faccia e rifaccia sempre la stessa cosa? Come lo si pretende da Tim Burton?

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Però il secondo titolo uscito in Italia, Hero Tales (2006) ha drammaticamente visto realizzare questo auspicio negativo: era una storia moscia, con poca sostanza e con poco brio. A quel punto prendere in mano Silver Spoon (2011) e vedere che parlava di allevamento e agricoltura mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Non è un fantasy! Non scatta l’immediato paragone che annienta le possibilità di successo! Yuppi! E obiettivamente questo manga ancora in corso di serializzazione è un’opera molto gradevole, spontanea, divertente e istruttiva (anche se non viviamo in Hokkaido).

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Ora, la scorsa settimana, è uscito il primo volume del nuovo titolo dell’Arakawa, pubblicato da Planet Manga, dal titolo La leggenda di Arslan. In questo caso la Nostra ha fornito la sua opera come disegnatrice e sceneggiatrice a un soggetto non originale, in quanto scritto dell’autore fantasy Yoshiki Tanaka, che dal 1989 ha prodotto ben tredici volumi della storia, ancora in corso di svolgimento. In Giappone la saga ha un enorme successo, con una prima trasposizione in manga nel 1991, poi con due film d’animazione (1991-‘92), una serie in OAV non terminata (1993/’96) e una recentissima serie animata di 25 episodi (2015), tutti (per ora) inediti in Italia. Due anni fa la Kodansha ha ben pensato di programmare il botto e ha affidato la storia amatissima ad un’autrice stimatissima: il ritorno dell’Arakawa al fantasy, la possibile tragedia 2… E invece: no.

anteprimaarslansenki1aNaturalmente merito della storia, verrebbe da pensare: ovvio che la storia funzioni, e di suo la mangaka ha anche aggiunto un prequel iniziale che presenta il protagonista, il principe Arslan, prima dell’inizio ufficiale del romanzo, mostrandoci il suo rapporto con il re e la regina, il generale che lo addestra alle armi e, in senso lato, la sua personalità in formazione. Il primo numero dice ancora poco della storia stessa e della qualità dei suoi contenuti, ma è comunque una buona base di partenza.

Ma quello che non capisco davvero, e ogni volta mi lambicco il cervello per capirlo è: come è possibile che il disegno dell’Arakawa, così femmineo, tondeggiante, shoujo-tipico, sottile e marshmellotico, si adatti così maledettamente bene a scene cruentissime di lotta e a esprimere il dramma! Non riuscirò mai a capirlo, ma suppongo che sia parte imprescindibile del suo successo.

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