Koyoharu Gotouge Short Stories – Quattro storie macabre dall’autore di Demon Slayer

Non c’è alcun dubbio che lo shounen manga del momento sia Demon Slayer di Koyoharu Gotouge. Coi suoi oltre 80 milioni di volumi venduti, Demon Slayer non solo è nettamente il fumetto giapponese più venduto in patria sia nel 2019 sia nel 2020 (e il successo è in crescita, dato che nel primo semestre 2020 i volumi di Gotouge occupavano i primi 19 posti della top 20), ma è anche ufficialmente diventato il 20esimo titolo più venduto nell’intera storia del fumetto giapponese.

Copertina di "Koyoharu Gotouge Short Stories" di Koyoharu Gotouge.Il risultato, oltremodo arduo anche per un fumettista navigato, è ancora più straordinario considerando che Gotouge l’ha raggiunto in soli quattro anni con un’opera prima… o quasi, perché l’autore (autrice?) aveva già pubblicato quattro storie brevi sulla rivista settimanale Shounen Jump e sue consociate fra il 2013 e il 2015 prima di iniziare nel 2016 la sua ormai celeberrima serie lunga. La casa editrice giapponese Shueisha le ha raccolte in un volume l’anno scorso che esce oggi 2 settembre 2020 in edizione italiana col titolo Koyoharu Gotouge Short Stories per la Star Comics, già editrice di Demon Slayer.

I fumetti di Koyoharu Gotouge (che si pronuncia /Coiohàru Gotóghe/) possiedono un fascino molto forte, come già comunicato dalla perturbante copertina. In effetti la capacità narrativa e grafica di questo fumettista pare stare tutta nella capacità davvero notevole per un esordiente di combinare in maniera fresca elementi oltremodo stereotipati, quasi banali, con una sensibilità chiaramente giovanile testimoniata dal ricorso continuo al tema della morte, che piace solo ai giovani come scriveva Eugenio Montale.

Le quattro storie durano poco più di 40 pagine l’una e si fa prima a leggerle che a commentarle, tuttavia è interessante sottolineare alcuni aspetti ricorrenti nell’opera di questo (o più probabilmente questa) fumettista, e sono proprio quelli citati nel paragrafo precedente.

I fumetti di Gotouge sono affascinanti. La prima storia A caccia del cacciatore (vincitrice nel 2013 del 70esimo concorso per esordienti Jump Treasure) è ambientata nel periodo Taishou (1912-1926), reso celebre in Italia da Una ragazza alla moda, il che consente di mischiare elementi orientali e occidentali in un mix di forte presa che include vampiri in giacca & cravatta e demoni in kimono. Anche le storie ambientate ai giorni nostri, pur disegnate con tratto un po’ schizzato e non sempre anatomicamente corretto, sono ingentilite dall’attenzione per i motivi floreali, per i dettagli grafici e in generale per una messinscena molto curata. Pro: personaggi che poi torneranno in Demon Slayer; contro: la qualità narrativa ancora molto grezza.

I fumetti di Gotouge sono perturbanti. La seconda storia I fratelli Monjushiro (pubblicata sul numero 2 del 2014 del trimestrale Shounen Jump NEXT!!) è probabilmente la più bella e certamente la più famosa di queste quattro, un piccolo cult che ha già generato una notevole quantità di fanart. Nelle note al testo Gotouge spiega che doveva essere l’episodio pilota di una serie: in effetti si capiva benissimo già dalla lettura della storia, molto più strutturata delle altre tre e potenzialmente estendibile e sviluppabile in una serie lunga. La bellissima immagine di copertina di Koyoharu Gotouge Short Stories ritrae Masatada, uno dei due fratelli Monjushiro, e chi ha schifo degli insetti è meglio che salti direttamente alla prossima storia perché questa, pur senza sfruttare immagini shock di insetti disgustosi o in quantità enormi, è potentemente, psicologicamente perturbante e si basa sulla credenza giapponese che dentro le persone abiti un metaforico insetto.

Pagine da "Shounen Jump NEXT!!" con "I fratelli Monjushiro" di Koyoharu Gotouge.
Le prime pagine de I fratelli Monjushiro sul numero di Shounen Jump NEXT!! dove comparve la prima volta. È il primo lavoro di Gotouge realizzato con l’aiuto di un editor.

I fumetti di Gotouge sono oltremodo stereotipati. La terza storia Rokkotsu (pubblicata sul numero 39 del 2014 di Shounen Jump settimanale) racconta di un simpatico ragazzo che possiede poteri speciali, riceve un manufatto magico da un mentore e combatte un altro ESPer non tanto per sconfiggerlo, ma per convertirlo al bene. Dove l’ho già sentita? Ah sì, qualunque altro shounen di Shounen Jump da Dragon Ball in poi. L’uso di un modello ultraconsolidato di per sé non è una cosa negativa, e Gotouge dimostra di saperci mettere un po’ di farina del suo sacco, ma per questa storia, la prima pubblicata su Shounen Jump vero e proprio, si va sul sicuro. In particolare qua il modello sembra essere HUNTER×HUNTER, e i personaggi del fumetto di Gotouge potrebbero benissimo essere cacciatori che usano le abilità Nen come nel fumetto di Togashi, lo stile è esattamente quello.

I fumetti di Gotouge ricorrono continuamente al tema della morte. La quarta storia Haeniwa – Zigzag (pubblicata sul numero 21 del 2015 di Shounen Jump settimanale) racconta di un altro potenziale cacciatore con abilità Nen che cerca di risolvere il mistero dell’improvviso aumento di suicidi per impiccagione nella sua città. Rileggiamo: improvviso aumento di suicidi per impiccagione, un tema su cui francamente pare difficile scrivere una storia action per ragazzi, tanto più in un paese tristemente noto per essere ai primi posti nel mondo per tasso di suicidi. Eppure Gotouge prende un personaggio brillante e gli affida un ruolo moralizzatore in una vicenda che mette insieme due caratteristiche culturali giapponesi: l’esorcismo shinto ereditario (come in Tokyo Babylon) e il concetto di kotodama (il linguaggio come strumento d’azione, come in Death Note). La stessa pragmatica disinvoltura nel trattare di morte inflitta o ricevuta si trova anche nelle altre tre storie.

Ecco quindi che in queste storie brevi Gotouge dimostra di saper aggiungere un tocco personale e caratterizzante anche a strutture narrative molto ben rodate: niente male per un debuttante. Quattro storie fantastiche e macabre per conoscere meglio, o per iniziare a conoscere Koyoharu Gotouge fin dai suoi primi passi nel mondo del fumetto.

Dettaglio di una tavola da "Koyoharu Gotouge Short Stories" di Koyoharu Gotouge.

Una nota a parte merita l’edizione italiana.

Il lavoro del traduttore Andrea Maniscalco e dell’adattatore Guglielmo Signora è assolutamente ottimo, non solo ovviamente per la resa del significato delle battute, ma anche per un aspetto troppo spesso sottovalutato: il turpiloquio. La favoletta per cui  i giapponesi sono tutti educatini e non dicono offese o parolacce sta finalmente passando di moda: le dicono eccome, solo che sono diverse da quelle italiane, con meno termini osceni e più termini animaleschi. Ecco quindi che 糞餓鬼 kusogaki “monello di merda” si incattivisce in «stronzetto», o che la battuta di un giovane a una signora anziana ボケんといて切ないわ bokentoite setsunai wa “Non fare la tonta, che pena” diventa una più pungente e divertente «Che brutta cosa, la demenza senile!» (boke vuol dire sia “tonto” sia “sindrome di Alzheimer”), ottimo per rendere il dialetto del Kansai, recepito come ironico e un po’ truzzo dal lettore giapponese.

Se l’adattamento è esemplare, restano invece dei dubbi sulle scelte editoriali. Il tatuaggio col codice identificativo ウ-拾壱号 “U-11” sul braccio di un personaggio non è tradotto o spiegato né nella vignetta né in una nota, lasciando solo degli ideogrammi misteriosi per il lettore italiano. Più avanti con grande zelo si specifica in una nota che un certo nome proprio è un nome proprio (anche se era chiaro dal contesto dalla battuta), però poi si tace sull’hagoromo, tradotto come “drappo di piume” e più noto come “abito di piume”, che è invece un elemento famosissimo della mitologia giapponese notorio al lettore originale, ma sconosciuto al lettore italiano.

Al di là di questi dettagli, però, l’aspetto più importante andato perduto nella versione italiana è l’uso dei font diversi: Gotouge ne usa almeno nove per indicare le parole pensate, quelle pronunciate a voce sussurrata, voce normale, voce urlata, voce distorta, uno per i versacci, due per indicare una voce stridula e una lamentosa, e un font per le didascalie, a cui si aggiunge come decimo font la scrittura a mano dell’autore per onomatopee e note. Gotouge non è il primo a fare uso di vari font, anzi succede spesso, ma nel suo caso si tratta di una caratteristica vistosa e chiaramente volontaria purtroppo persa nell’edizione italiana, che usa un unico font. Dopo l’importante precedente di The Five Star Stories, speriamo che in futuro più fumetti possano ricevere un lettering diversificato.

Tavola dalla versione giapponese e da quella italiana di "Koyoharu Gotouge Short Stories" di Koyoharu Gotouge.
La stessa tavola dalla storia I fratelli Monjushiro nella versione giapponese e in quella italiana: la prima usa quattro font più la scrittura a mano, la seconda uno solo per tutto. Le onomatopee italiane sono state ricostruite da Giulia Zanu.

Nonostante qualche perdita linguistica, comunque, la versione italiana di Koyoharu Gotouge Short Stories non presenta alcun lost in translation ed è anzi particolarmente scorrevole e godibile. Un volume ottimo sia per gli estimatori di Gotouge sia per chi non lo conosce ancora.


Koyoharu Gotouge
Koyoharu Gotouge Short Stories
Edizioni Star Comics, fuori collana, 2 settembre 2020
208 pagg., b/n, brossura con sovraccoperta, 11,5×17,5 cm, €5.90
ISBN: 9788822618993

Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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