Kids With Guns – Tribe, l’intervista e il ritorno di Capitan Artiglio

Kids With Guns 1Un saluto a Capitan Artiglio! Grazie per esserti fermato qui con Dimensionefumetto.it in questa splendida cornice del Napoli Comicon, per scambiare due parole sulla tua nuova opera, Kids With Guns 2 – Tribe.

So che questa è la tua seconda esperienza alla fiera partenopea: sei già stato ospite di COMICON grazie a Bao Publishing nel 2018, in occasione dell’uscita del primo Kids With Guns. 365 giorni dopo sei di nuovo qui a Napoli, sei ancora ospite Bao Publishing e ti chiedo dunque quali siano le tue impressioni sulla fiera, la città, il tuo rapporto con il pubblico.

Ciao Fabrizio! Napoli è bellissima, si mangia benissimo ed essere al COMICON è esaltante, stancante ma sempre soddisfacente e soprattutto molto, molto divertente.

Sono contento della risposta del pubblico: vedo molte persone acquistare il secondo volume, tanta gente che vuole scambiare qualche chiacchiera durante la sessione di firme, fanno la fila allo stand Bao per parlare insieme a me di Kids With Guns. Alcuni addirittura ricordavo di averli visti alla fiera precedente! È elettrizzante, vuol dire che il primo volume è piaciuto tanto e sono fiero di questo risultato.

Voglio entrare subito nel vivo della nostra intervista e farti qualche domanda su Tribe, secondo capitolo della trilogia Kids With Guns. Il primo volume si era concluso con il peggior momento nella vita dei Fratelli Doolin, che diventano propriamente protagonisti in Tribe. C’è molta più attenzione dedicata a loro padre, Bill “la Morte” Doolin, e al gruppo di fuorilegge al suo seguito, il Mucchio Selvaggio – senza dimenticare il mistero dei potenti ed occulti Teschi di Moloch.
Cosa puoi anticipare ai lettori riguardo il percorso dei Doolin in Kids With Guns – Tribe?

I Doolin hanno molto più spazio in Tribe e saranno al centro di importanti risvolti di trama.

Non voglio spoilerare troppo, ma ciascuno dei tre fratelli prenderà una direzione propria, che porterà la famiglia a separarsi. Hanno i loro obiettivi individuali, sono persone molto diverse e la storia li sta spingendo gli uni lontano dagli altri. Poi, come hai accennato, il potere distruttivo dei Teschi di Moloch sarà un elemento fondamentale di questo secondo volume, ne scopriremo le origini, capiremo il loro ruolo nel mondo di Kids With Guns – ma soprattutto, il lettore potrà rendersi conto di quanto siano pericolosi e particolari. Sono quel pizzico di soprannaturale che rende l’azione in Kids With Guns divertentissima da disegnare…

Un’altra parte importante di Tribe è riservata al Mucchio Selvaggio, una gang di predoni e fuorilegge con poteri assurdi e letali, “figli” di Bill Doolin che il lettore ha già sentito nominare nel primo volume, a seguito dell’introduzione del Reverendo e del Cherubino. Sono rimasto parecchio soddisfatto del lavoro sul Cherubino, è un personaggio che ha affascinato molti lettori già dal debutto e mi sento libero di poter rivelare che compirà un’ evoluzione importante.

KWGInsieme a questo gruppo di adulti scellerati e impegnati nelle loro dispute, c’è la Bambina Senza Nome, la protagonista silenziosa della tua trilogia e vero “cuore” della storia. Proprio dopo la grande battaglia shonen con il Cherubino, la ritroviamo in Kids With Guns – Tribe con un nuovo status quo, nel ruolo di leggendario bandito. Ma la sorpresa più grande, per me, è stata l’introduzione di una nuova dinamica nella storia: un gruppo di amiche nella vita travagliata di una bambina fuori dal comune.
Che ruolo ha questa “gang” di ragazzine per la Bambina Senza Nome?

Per me era fondamentale che la Bambina potesse entrare in contatto con ragazze della sua stessa età, che potesse toccare con mano una vita diversa dalla sua. Un tipo di rapporto nuovo per lei, che potesse riflettere nuova luce sul suo percorso di crescita.
Avere sempre a fianco un gigantesco Carnotauro ti segna un po’, come persona! [ride, nda] Ma proprio a causa di questo suo “essere anomala” era importante per me trovare qualcosa di “normale” con cui farla confrontare. In Tribe la Bambina Senza Nome affronterà molto di più la sua emotività, scoprirà un nuovo lato di sé e quanto è disposta a combattere per proteggere chi ama. Scoprirà di avere una famiglia e, al tempo stesso, dovrà mantenere fede alla sua fama da “invincibile fuorilegge” che si è creata.

Mi fa piacere che tu abbia parlato di “famiglia”, perché se è vero che il primo Kids With Guns era improntato alla costruzione del mondo e al setup della storia, in Tribe ho notato una maggior concentrazione proprio sul tema della famiglia, acquisita o meno, costruita da sé o naturale che sia. Dato che entrambi i volumi sono dedicati alla tua famiglia, suppongo sia un perno fondamentale della tua narrativa. Cosa ti va di rivelarci a riguardo?

Mi affascina raccontare questo aspetto in particolare della vita di ognuno di noi: l’individuo e chi gli sta intorno, i diversi cerchi che ci abbracciano e ci circondano. Analizzare i rapporti tra le persone è una mia fissazione, che cerco di inserire nella mia narrazione.

Io ho un buon rapporto con la mia famiglia ma so contemporaneamente di aver creato un’altra cerchia di conoscenze, di amici ai quali voglio bene. È un po’ il discorso del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, fino alla piena maturità: la famiglia si trasforma, assume un nuovo ruolo, magari si arriva a rinnegarla per poi tornarci – allo stesso modo funziona con le amicizie.
In ogni caso, questo intreccio di relazioni ci forma e la famiglia ha sempre un ruolo fondamentale, secondo me.

Ecco un aspetto di Kids With Guns che mi attira particolarmente: anche se la tua opera appare molto eccentrica, con elementi western, architetture orientali e dinosauri fantasy che interagiscono nello stesso contesto, Kids With Guns rivela in realtà una natura alquanto introspettiva e intimista, che sostanzialmente affonda le sue radici nel percorso di crescita di una bambina.

Questo era il mio preciso obiettivo, raccontare il percorso di formazione di una ragazzina così come degli altri protagonisti intorno a lei. Non è facile trovare il proprio posto in un mondo talmente caotico: fra action, splatter e poteri soprannaturali il mio scopo era raccontare il viaggio di persone insicure.

Il nuovo volume Tribe è ricco di extra che rivelano le tue origini come artista. Mi piacerebbe approfondire il discorso legato alla nascita di Kids With Guns – che, come accennavo prima, vive di una natura “giocattolosa”. Le storie di questo mondo sembrano quelle di un bambino dalla fervida immaginazione, immerso in un gigantesco playset nel quale poter inserire tutto ciò più gli piace.

A me piace creare “come farebbe un bambino”, non ci vedo assolutamente nulla di male nel dirlo. Ho voluto catturare l’energia creativa che tutti noi, quando eravamo piccoli, sfruttavamo per inventare storie assurde e ho scoperto in questa forma di narrazione e di disegno il mio habitat naturale. La fantasia va al primo posto e mi permette grande libertà con lo storytelling.
In secondo luogo, credo sia impossibile non notare alcune strizzate d’occhio ad un certo tipo di cultura pop. In Kids With Guns ci sono tante citazioni legate alla mia infanzia ed ai cartoni anni ‘90, con il quale siamo cresciuti un po’ tutti. Aver creato un collegamento tra l’infanzia del lettore e il mondo di Kids With Guns consente una connessione emotiva più facile, più curiosa e più empatica, a mio avviso.

Parlando di disegno – noti un’evoluzione nel tuo stile lavorando a Kids With Guns? Cosa è cambiato dal primo al secondo volume dell’opera, quanto è maturato Capitan Artiglio?

Lo stile è in continua evoluzione, direi! [ride, nda] Proprio di recente ho notato come le prime venti pagine di Tribe siano completamente diverse dal modo di scrivere e disegnare che ho adottato nel primo volume. Il processo di studio è assiduo: confrontarmi con altri artisti e colleghi del settore si sta rivelando fondamentale per il processo di crescita come narratore vero e proprio.
Ho tanta strada da fare ma, passo dopo passo, spero di migliorare ancora.

Tiriamo le somme di questa piacevole discussione: con Kids With Guns – Tribe chiudi il secondo capitolo della trilogia ed il finale della saga è ormai alle porte. Se potessi dare solo una anticipazione ai lettori, quale sarebbe?

Tanta, tanta azione e tanto, tanto caos. La conclusione di Kids With Guns riunirà tutti i personaggi – sarà un momento imperdibile, che non vedo l’ora di poter raccontare.

Fabrizio Nocerino

Fabrizio Nocerino

Creatore di Uncanny Comics., amante del buon fumetto, da anni prova ad essere meno geek, con scarsi risultati.

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