The Mighty and Deadly Iron Gang: cultura del fumetto a secchiate

The Mighty And Deadly Iron Gang di Officina Infernale a.k.a Andrea Mozzato, edito da Shockdom per la collana Fumetti Crudi, è uno di quei fumetti che o lo ami o lo odi.

O ti piace o non ti piace.

Col suo stile e la sua narrazione non lascia spazio a mezze misure.
La storia di The Mighty And Deadly Iron Gang narra la storia della leggendaria Iron Gang, un gruppo di superuomini che operava nella seconda metà degli anni Sessanta e scomparsa nel nulla nei Settanta.

A narrare le gesta della “gang” sarà Micheal Reese, ex supereroe conosciuto come Thunderstriker (ora un detective privato), a cui viene recapitato un pacco contenente VHS, filmati, ritagli di giornale e fotografie sulla banda, portandolo a indagare su di essa e portando il lettore dentro la più epica storia che si possa raccontare. Unica “regola” nella struttura narrativa dell’opera: i vari capitoli che lo compongono sono composti da sole 6 pagine.

Quello che colpisce, sia a prima vista che durante la lettura, è l’apparato grafico di Mozzato che distrugge e disintegra tutto il resto: non vi sono griglie di vignette o rigide composizioni, bensì anarchia pura del visuale. Col suo stile ultra pop e graffiante, l’autore, scardina tutto quello che si è abituati a vedere in un fumetto “canonico” creando un vortice ultra violento di colori, segni e dinamismo.

Come specifica nella prefazione l’autore, l’intento, con The Mighty And Deadly Iron Gang, non è quello di fare un fumetto sui super eroi o farne uno che ne dissacri gli stereotipi, ma quello di buttare dentro le pagine del volume tutte le influenze visive e suggestioni che Mozzato ha colto nel corso degli anni leggendo fumetti.

Come in una secchiata d’acqua violentissima, al lettore viene prepotentemente gettato in faccia un mix di Simon Bisley, Jack Kirby, Mike Mignola, Frank Miller, I Fantastici 4, Spiderman, Batman, Ultron e mille altri elementi ancora, rielaborati da Mozzato in un estetica fortemente pop e underground, tipica delle fanzine sotterranee e delle copertine doom/sludge/metal e vomitati addosso al lettore.

Oltre agli elementi di “disegno puro”, ricorrente è l’uso della tecnica del collage, di prendere elementi già esistenti, rielaborarli e reinserirli nel fumetto per aumentarne potentemente l’apparato visivo. Tecnica, questa del collage, perfettamente in linea con il concetto del mix visivo che l’autore usa come filo conduttore di tutta l’opera e tecnica, sempre quella del collage, usata frequentemente nelle opere di Officina Infernale, basti pensare a Black Church.

Il risultato è un fumetto sui supereroi che non è un fumetto sui supereroi, un collage visuale di spunti visivi che creano un’opera divertente ed epica all’insegna della potenza visiva.
O lo si ama o lo si odia.

Valerio Carradori

Valerio Carradori

Faccio la pixel art e i video belli

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