Ipse Dixit: Warren Ellis ci insegna il ventunesimo secolo

In questa rubrica raccogliamo e analizziamo quei fumetti del passato che, in qualche modo, ci hanno mostrato uno squarcio del nostro presente. Qui trovate la puntata precedente.

È l’anno del signore 2002 e un prolifico inglese di nome Warren Ellis ci stava regalando l’epopea di uno di quei personaggi che restano anche se non ci sono più.

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Spider Jerusalem è un giornalista drogato che si muove in un futuro distopico talmente iperbolico da risultare altamente probabile: un mondo in cui si usa il virus Ebola per produrre una bibita gassata e dove la gente paga bei soldoni per farsi trasformare in una nuvola senziente di nano-bot sessuomani. Un mondo in cui il progresso scientifico è servito soltanto a dar sfogo alle peggiori pulsioni dell’uomo, dal cannibalismo al sesso estremo; un mondo in cui il nostro Spider Jerusalem sguazza come un pesce, venerando l’unica divinità in cui ancora valga la pena credere: la Verità.

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È il suo profondo amore per la Verità che mette Spider Jerusalem nei guai, perché, ammettiamolo, la Verità è da sempre la peggior nemica del Potere.

E il Potere sa essere un gran figlio di puttana.

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Nel numero 56 della serie, il Potere, qui incarnato dall’orrendo Smiler, Presidente degli Stati Uniti, ha intenzione di farla finita con la Verità. E lo fa nell’unico modo che conosce: negandola, finché non gli arriva sotto casa.

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Quante volte abbiamo visto scene come questa?

Forse non molte. Anche Spider Jerusalem vorrebbe saperne di più, così accende la televisione per restare informato.

La televisione coprirà di certo un evento del genere, non è così?

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E mentre ci si chiede se Madre Natura sia una terrorista, le situazione precipita.

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Nel numero 57 scopriamo cosa accade. Lasciamo parlare la lunga sequenza d’apertura, muta e bellissima, disegnata da Darick Robertson.

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“E ora, su Amfeed… lo sport.”

E se pensate che una cosa del genere non potrebbe mai accadere, beh, ho una cattiva notizia per voi: è già accaduto.

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Kent State University, 1970

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E ne ho una peggiore: accadrà ancora.

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Francesco Pone

Francesco Pone legge fumetti da troppo tempo. La sua principale occupazione è tentare di far servire a qualcosa la sua laurea in filosofia.

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