INTERVISTA – PAOLO DI ORAZIO

Se qualcuno ancora non ne fosse a conoscenza, «Splatter», la storica rivista dell’horror made in Italy che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fece così scalpore da essere oggetto di discussione in Parlamento, è tornata e abbiamo avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con il mentore della suddetta, Paolo Di Orazio. Ogni appassionato di horror, non solo nell’ambito del fumetto, sa di chi stiamo parlando. Artista polivalente ed estremo come pochi, è riuscito sempre ad esprimersi lontano dalle imposizioni della commercializzazione che molti autori spesso sono costretti ad accettare. Insomma un artista vero e proprio , reale pioniere della letteratura “estrema” italiana, anche al di fuori del fumetto.

Di_Orazio_1

DF: Cosa ti fece appassionare all’horror e al fumetto?

Paolo Di Orazio: Tutto nasce da una valanga di fumetti, enciclopedie che entravano a flusso costante in famiglia grazie ai miei genitori. I libri che più mi appassionavano, perché ben colorati, erano testi di anatomia umana. Dopodiché, quando scoprii Kriminal, il nesso fu compiuto. Accanto a Kriminal, arrivò Satanik, e tutto quello che aveva un teschio nei fumetti, ossa, coltelli, streghe, mostri, zombi non volevo più farmelo scappare.

DF: Come vedi l’horror di oggi rispetto a quello di venti o trenta anni fa?Di_Orazio_2

Paolo Di Orazio: L’horror di oggi è naturalmente evoluto. Ma si è fatta troppa confusione di generi. Trenta anni fa l’horror era quello di Barker e Cronenberg (com’è giusto che sia), mentre oggi tutto è horror, basta uno schizzo di sangue. Il remake de La Casa di Raimi, piaccia o no, è un diluvio di sangue come moda vuole, ma è un horror. Mentre i torture porn non lo sono. Di fatto, è molto evoluta la fotografia, la direzione globale è tendente al dark e questo assomiglia molto al sentire collettivo dei nostri tempi. Però… però.. però… poche idee e sfruttamento selvaggio di un tema solo. Ancora non ho visto il Videodrome del Terzo Millennio.

DF: Cosa differenza «Splatter» di oggi da quello della prima serie?

Paolo Di Orazio: Allora, la differenza di oggi è l’appuntamento più fitto con il racconto del terrore sovrannaturale. Nella prima gestione (1989-91) avevamo esclusivamente racconti realistici, di stampo anche comico. L’horror vero fu convogliato nella consorella «Mostri». Oggi il nuovo «Splatter» contiene tutto. E forse più di allora una spinta verso stili graphic novel, per intenderci, dal realismo al grottesco all’underground puro.

DF: Come gestisci la differenza tra narrativa e fumetto? Con che approccio affronti i due media?

Paolo Di Orazio: Ho imparato a scegliere cosa raccontare in quale ambito. Prima cadevo in conflitto spesso. Non essendo uno sceneggiatore a stipendio, ma occasionale, ho comunque imparato a non sbagliare canone. Un racconto a fumetti ha il suo senso in uno spazio espressivo limitatissimo, mentre la prosa è una dimensione pressoché infinita per dare profondità alla storia. Ci sono storie che non hanno bisogno della prosa, e altre che non devono essere appiattite da un racconto sequenziale in vignette.

DF: C’è qualche autore con cui vorresti collaborare?

Paolo Di Orazio: Jim Steranko, Mike Mignola. (Wow!! N.d.r.)

Di_Orazio_4DF: Questo primo anno del nuovo corso della rivista come lo valuti?

Paolo Di Orazio: Un anno intensissimo dove ho misurato l’affetto dei lettori dell’epoca e l’entusiasmo dei neofiti. È stato un successo duplice, una conferma, una riconferma. La difficoltà è affrontare i meccanismi impervi e rugginosi del mercato. Per questo, abbiamo adottato una sorta di strada autodistributiva per bypassare quei negozianti che non vogliono guadagnare poco sul prezzo di copertina del nostro albo, e preferiscono guadagnare zero pur di lasciare scontenti quei clienti che vogliono «Splatter». Mistero della fede. Un anno bello, per quanto riguarda il lavoro di gruppo con autori splendidi, di qualità altissima, pazienti e volenterosi di esserci. Ma anche quei nuovi volti che sono pronti per volare alto. Valerio Giangiordano, una delle nostre matite di punta, ha già magnetizzato, via Facebook, l’attenzione di Mike Mignola. Citando Pazienza, «Mica cazzi!».

DF: È da poco uscito il libro “Debbi [La strana] e le avventure bipolari del coniglietto Ribes”. Raccontaci questa  ultima fatica narrativa.

Paolo Di Orazio: Ho desiderato raccontare una vicenda molto forte e molto collocata nella realtà. Volevo una storia violentissima e delirante, psichedelica. La trama, accennata per sommi capi, piacque all’editore (Cut Up) e ho portato a termine un romanzo che avevo quindi riposto nel cassetto. Debbi è un labirinto nel sesso estremo, nella perversione, nell’infanticidio seriale. Mi sono divertito a creare il diario di una prostituta borderline che racconta le proprie visioni alla sua ipnoterapista, mentre un ex maresciallo dei Carabinieri esperto in casi paranormali cerca confusamente di capire chi è il serial killer che dissemina cadaveri di bambini mutilati per tutta Roma e per l’Italia. Qui il fumetto c’entra poco, ma il libro è ricco di mie illustrazioni inedite, per condire la mia nuova favola di sangue.

Commenta !

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi