Intervista a Carmine Di Giandomenico

Carmine di Giandomenico, forse non ha bisogno di presentazioni, ma è uno dei disegnatori più in attività della scuderia Marvel e forse tra quelli italiani il più produttivo. Nonostante la mole di lavoro prodotta in questi anni, riesce sempre a creare opere di qualità con nuove soluzioni visive senza lasciare nulla al banale e allo scontato, creando un dinamismo e una originalità nella costruzione della tavola che davvero pochi riescono a realizzare, e non parlo solo di autori italiani!

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Ciao Carmine, sapresti definire la differenza sostanziale tra lavorare in un fumetto italiano ed uno  americano?

Sostanzialmente nessuno. Il procedimento è standard per ogni tipo di arte narrativa. Si parte dallo sviluppo di una trama, si costruisce una sceneggiatura e poi la si sviluppa disegnata o filmata. Non ci sono differenze, se non per il fatto che gli americani lasciano molta più libertà sulla regia delle inquadrature affidate al disegnatore che deve affrontare la struttura narrativa della pagina, che è cosa differente dalla struttura in Word.

Quando devi affrontare una tua interpretazione di un personaggio storico (ad esempio della Marvel), quali sono i riferimenti a cui ti appoggi? Rivedi come era disegnato dai precedenti autori principali?

Ovviamente per interpretare un personaggio devi conoscere i suoi caratteri principali, come il costume attuale e il suo modo di muoversi, il suo modo di gesticolare. Ovviamente ricerchi esempi di autori che stimi solo per capire meglio alcuni lati del personaggio e per poi rispettarli. Poi lascio andare l’idea che mi sono fatto per poi inserire qualcosa di mio dove mi interessa focalizzare molto la recitazione del volto del personaggio, che secondo me ha molto più valore di un corpo in volo.

Carmine2Come vedi i tuoi primi lavori con gli occhi di oggi? Personalmente ritengo ancora oggi Examen un lavoro eccellente.

Personalmente ho due reazioni suoi lavori del passato, uno affettivo e uno professionale. La prima è di nostalgia, ma solo per alcuni come Examen, e l’altra è professionale: rivedendoli li vorrei ridisegnare da capo, ma mi rendo conto anche che ogni pubblicazione appartiene ad un periodo e ad una storia, e quindi alla fine penso che è giusto che abbia i suoi difetti.

Se dovessi scegliere un fumetto da portare in un’isola deserta, cosa sceglieresti?

Ne sono tanti da scegliere… ed ognuno ha la propria affinità emotiva per varie tipologie di emozioni, e naufragando su un isola deserta di emozioni se ne vivono a milioni. Per non far torto a nessuno non porto niente. Prendo un legnetto e mi disegno storie sul bagnasciuga con le onde che cancellano le vignette fatte per realizzarne altre. :):)

Sei un romanticone! C’è qualche autore con cui vorresti lavorare assieme?

Mi piacerebbe poter collaborare con Morrison, oppure Gaiman, ma è un sogno. E in produttività con Marta Garcia e David Curiel ai colori. Mente per quanto riguarda l’Italia, mi astengo. Purtroppo se parli bene di uno, l’altro ti guarda male. Quindi lascio le mie porte aperte ai professionisti che rispetto e ammiro per la possibilità di poter collaborare con loro in futuro.

Tu e Alessandro Bilotta eravate coppia fissa tempo fa. Oggi per dinamiche assolutamente normali, le vostre strade si sono momentaneamente divise. Ti piacerebbe ritornare a lavorarci assieme?

No, il percorso con Alessandro si è esaurito. Non per la sua bravura, ma perché abbiamo visioni del media fumetto con dinamiche differenti. Come è giusto che sia. Forse un giorno si potrebbe tornare a collaborare ma attraverso un filtro, e per me sarà solo lavoro. Con questo non sto dicendo che rinnego il mio passato professionale con lui, abbiamo condiviso bellissimi momenti. Ma esiste una linea sottile che non deve essere superata in questo tipo di rapporti in team, ed è il senso di proprietà. Che a me mi sta stretta.

Ultima domanda: dopo tanto fumetto americano e italiano ci possiamo aspettare anche un volume che delizi gli occhi dei francesi?

La Francia è un mercato affascinante, l’ho assaporato per pochissimo. Ho ricordi bellissimi assieme a Bilotta, ma se oggi dovessi tornarci, vorrei tornarci come autore completo. Vedo la Francia come un traguardo di maturità artistica. E come tale mi piacerebbe poterci entrare con la giusta maturità artistica ed autoriale, con una mia storia da raccontare.

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