Un italiano alla corte del Dr. Strange: Intervista a Marco Turini

Abbiamo il piacere di intervistare di nuovo Marco Turini. Chi segue il nostro sito ha già ammirato le sue creazioni e la sua disponibilità, e la sua bravura è tale che è stato chiamato a collaborare al film del momento: Doctor Strange. Scaviamo un attimo, attraverso la sua esperienza, in quella macchina mastodontica che è il cinema americano e che stimola ancora più curiosità se si tratta dei Marvel Studios. Che dire? W l’Italia!!

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Qual è stato il tuo ruolo nel film del Dr. Strange?

Mi sono occupato di concept art per la scena in cui gli vengono mostrati i poteri. I concept art sono dei concetti visivi, provo a spiegare per chi non è dell’ambiente; mi hanno mostrato parti del film già girate e mi hanno detto: tu qui cosa faresti? Io ho visualizzato cosa avrei fatto, ma di ciò che ho proposto non so cosa è stato preso.

Insomma non è chiaro cosa hanno messo fino a che non vedremo il film.

Di solito i concept artist sono liberi, e poi il regista a decidere cosa prendere. Potrebbe anche aver preso tutto, vedremo.

Per quello che hai immaginato, hai dovuto documentarti sul personaggio?

No, la scena di mia competenza era la più libera del film, e ho dovuto invece attingere a mie conoscenze di Fisica Quantistica per trovare idee un po’ fuori dagli schemi, ho giocato anche molto con i simboli. (Marco è anche esperto di Fisica Quantistica! N.d.r.)

In quello che hai creato (che è top secret al momento!) quanto c’è di Marco Turini e quanto del background di Dr. Strange?

100% Turini. Sono stato fortunato perché fondamentalmente ciò che mi era richiesto era svincolato dalle caratteristiche del personaggio in sé. In sostanza il mio lavoro era più una ricerca su cosa la mente umana può immaginare, svincolata dalle leggi della Fisica.

Hai avuto libertà o ci sono state delle linee guida?

Mi è stata data in visione una parte del girato e soprattutto cosa c’era prima e cosa c’era dopo la suddetta scena, questo in pratica il mio unico vincolo: immaginare cosa potesse accadere in quel lasso di tempo.

Quanto trovi affascinante questo personaggio Marvel?

Io sono un fumettista ‘’anomalo’’, nel senso che non sono un grande amante dei Supereroi e quindi il personaggio in sé non ha provocato in me una reazione del tipo: – Incredibile, posso lavorare su un personaggio che amo! Lavorando a questa scena però ne ho colto le potenzialità e soprattutto le possibili ‘’vie’’ che può intraprendere, in questo senso ne sono rimasto affascinato, sì.

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Questa proposta di collaborazione come è nata?

È nata da una ‘’chiamata’’ della Prologue Vfx, una società di effetti speciali di Hollywood. Avevano il mio nome in archivio (lavoro infatti nel cinema da un po’ ) e vedendo che, oltre a essere un Concept Artist, avevo al mio attivo anche collaborazioni Marvel mi hanno scritto e ci siamo sentiti su Skype per i dettagli.

I mezzi che utilizzi per disegnare nel campo dell’illustrazione sono diversi rispetto a quelli che vengono utilizzati nel cinema?

Dipende, nella mia visione un illustratore deve saper usare tutto, qualsiasi programma e qualsiasi mezzo (quindi deve saper usare anche la carta con la stessa facilità del digitale e viceversa). Nel cinema conta molto ‘’il risultato’’, non conta tanto come lo fai ma COSA fai: questa può sembrare una sciocchezza ma per un fumettista significa cambiare modo di pensare, e non è facile. Inoltre quando lavori per il cinema sai che ciò che stai facendo deve poi trasformarsi in qualcos’altro, se ad esempio fai un concept per un personaggio 3D devi sapere come comunicare al modellatore tutte le informazioni e come far ‘’funzionare’’ il personaggio… Facile a dirsi, meno a farsi.

Mi viene un dubbio: ciò che crei lo fai su un foglio di carta ed è ovviamente bidimensionale. Per il cinema, la sua creazione spesso diviene tridimensionale, apportando dettagli aggiuntivi. Pensi che sia stata fatta la stessa cosa per la tua creazione?

Il mio concept è qualcosa che va a metà strada tra un classico concept e una ‘’sceneggiatura”, nel senso che non solo ho disegnato ma ho anche raccontato. Certamente sono curioso di come saranno le trasposizioni di tutto ciò e se ci saranno dettagli ulteriori (sia visivi che narrativi )…i film sono lavori di gruppo, tu fai il tuo e poi questo viene assimilato all’interno di un lavoro più grande e con teste diverse…quindi la mia risposta è: non lo so!

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Quindi potrebbe cambiare in base a questi o altri criteri una volta trasposto sul grande schermo?

Assolutamente sì. Immaginate un film come un grande pentolone dove ognuno mette il suo lavoro (come fosse un ingrediente), io so che sapore ha ciò che ho fatto ma non so quale sarà il gusto finale della pietanza…a fare ciò ci pensa il regista.

Molti grandi successi di cinema fantascientifico americano hanno avuto l’appoggio di artisti che hanno avuto una passata esperienza nel mondo del fumetto, come ad esempio Philippe Druillet in Star Wars, Mòebius in Alien o Geof Darrow in Matrix. Pensi che lavorare nel fumetto aiuti l’immaginazione di chi deve creare il fantastico per qualsiasi ambito, compresi i videogiochi?

Lavorare nel fumetto aiuta moltissimo e questo a Hollywood lo sanno bene. Il media fumetto ha diversi punti in contatto con il cinema e ha il grande pregio di poter spaziare con la fantasia senza pensare al budget: è una grossa risorsa. Il problema è che non tutti i fumettisti, secondo me, potrebbero lavorare nel cinema, ma non per un problema di qualità, piuttosto di testa. Bisogna capire che si lavora in un team e che le priorità sono diverse rispetto a quelle del fumetto. Un autore dall’ego spropositato potrebbe essere a disagio.

E invece chi ha iniziato a disegnare in modo professionale lavorando nel campo dei videogiochi o del cinema e si ritrovasse (improbabile vista una famigerata disparità di trattamento economico, ma ipotizziamo per assurdo) a fare un fumetto, secondo te avrebbe difficoltà a narrare attraverso una sequenza di vignette? 

Non posso rispondere a questa domanda perché dipende molto dai casi. Generalmente in questi settori si tende a fare molto bene una cosa specifica e quindi ad essere carente in altre. Ad esempio un bravo Concept Artist può essere un immenso illustratore ma lo storytelling fumettistico può non essere una sua qualità. (Praticamente Marco sa fare tutto! N.d.r.) Facendo un esempio un po’ assurdo potrei dire che il fumettista è un decatleta che sa fare un po’ tutto, magari non tutto a livello massimo, ma lo sa fare. Un artista che proviene dai videogiochi è più un atleta che eccelle in alcune specialità, ma che non tiene il passo in altre.

C’è qualche esempio di Concept artist che hai apprezzato particolarmente? Se sì, di chi e in quale film?

Quando c’è da fare un elenco entro sempre in panico, così citerò un esempio di Concept Art fatto da un fumettista (e che fumettista!): Il Quinto Elemento fatto da Moebius (anche se oggi i Concept Art non si fanno più in quel modo).

Non so se puoi giudicarlo, ma al pubblico i Marvel Studios appaiono come una fucina senza sosta di idee e progetti che si susseguono in modo dinamico e serrato. È parso anche a te, lavorandoci anche se a distanza?

So di averlo ripetuto più volte in questa intervista ma ciò che mi ha colpito molto è l’estrema libertà che ho avuto nel creare idee (anche davvero fuori di testa!), certamente la scena mi facilitava, ma ho apprezzato come mi sia stata data mano libera senza paletti…quindi verrebbe da dire che sì, ho avuto questa impressione.

Grazie di nuovo per la tua disponibilità Marco e non ci resta che andare al cinema!

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