Insolubilia: un paradosso a fumetti

Il termine insolubilia nel Medioevo indicava i paradossi logici (le cose non risolvibili, appunto) in particolare quelli collegati al paradosso del mentitore, che era ben noto fin dall’antichità.

Quindi protagonista del primo lavoro a fumetti (in qualche modo) adulto di Bruno Codenotti è proprio il paradosso detto dell’impiccagione imprevedibile. Così noto da essere associato al conquistatore spagnolo Francisco de Orellana.

In effetti il ricercatore del CNR, che abbiamo recentemente intervistato, si occupa da tempo di divulgazione nel campo della logica matematica. E ha sempre utilizzato il linguaggio delle nuvole parlanti.

Ma nelle opere precedenti, il centro è stato sempre la divulgazione. I fumetti erano un supporto, per quanto fondamentale. Adattissimo per alleggerire la lettura e rendere più comprensibili i problemi logici e le loro soluzioni.

Lo abbiamo visto anche nelle recensioni dei lavori di Codenotti con Claudia Flandoli.

In questo caso la storia è in tutto e per tutto un breve graphic novel (venti tavole disegnate in tutto). Anzi quasi un graphic stageplay.

Codenotti fa interpretare l’insolubilia da una piccola compagnia teatrale, i cui componenti si confondono con i personaggi che interpretano. Al punto di avere gli stessi nomi.

E la data dell’impiccagione del paradosso è invece un deus ex machina che deve comparire durante la rappresentazione teatrale. Un personaggio misterioso che, comparendo casualmente in seguito a un rintocco di campana, darà le istruzioni agli attori su come terminare la rappresentazione. Il regista e autore ne sostiene l’impredicibilità: non scriverà sul copione quando deve comparire….

Ma proprio rifacendosi al paradosso, gli attori si rendono conto in realtà che l’arrivo del personaggio misterioso è invece prevedibile.

La storia stessa di sviluppa come un lavoro teatrale, diviso in prologo, quattro scene ed epilogo. In ciascuna scena si ha una parte importante: l’idea, la proposta, la discussione sul paradosso, la messa in scena.

In mezzo, nella terza scena, l’imponderabile. Gli attori hanno scritto a loro volta un copione, con la soluzione del paradosso, che però viene portato via dal vento, per cui l’unico testo rimane quello del regista. Stefania, Emilio e Gisella non possono mostrare il loro copione al regista prima del palcoscenico.

Nell’ultima scena assistiamo alla rappresentazione di Insolubilia, che è anche il titolo della piece. Un lavoro in cui tutti i protagonisti/autori incrociano contraddizioni, incomunicabilità, sorpresa, verità, decisioni e le loro conseguenze.

E quando compare in scena il regista (che peraltro è l’unico senza nome in tutta la storia) nelle vesti del personaggio misterioso, la logica di Stefania, che aveva spiegato il paradosso, sembra essere perdente.

Così il regista si lancia nella citazione di Nietzsche, un maestro del sospetto. Nel 1873 nel suo Su verità e menzogna in senso extramorale, aveva scritto:

Che cos’è dunque la verità? un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come monete.
E il regista rappresenta proprio il Nietzsche che sostiene l’impossibilità di pianificare ogni cosa, per cui la verità è un’illusione e la logica di Stefania è in realtà fallace.

Ma la logica (rappresentata in questo caso da Stefania, che si è tirata dietro anche gli altri attori) non può arrendersi così facilmente. Così nell’epilogo c’è la sorpresa (che ovviamente non vi sveliamo).

Il lavoro di Codenotti è per forza di cose talvolta verboso. Alcuni passaggi devono per forza di cose essere ricchi di dialogo, dalle spiegazioni dei passaggi logici, alle discussioni sull’opera, alla stessa rappresentazione sul palco.

Però è in buon equilibrio con le tavole prive di parole, che staccano. Inoltre il grande formato e le caratteristiche di sceneggiatura e disegno rendono leggibili anche i lunghi parlati.

La parte grafica è opera di Michele Avigo, che ha cominciato come illustratore (nel suo vecchio sito qualche lavoro). Ha realizzato altri due lavori per Segni d’Autore, il primo con Codenotti (che è al terzo collaboratore grafico, dopo Eros Pedrini e Claudia Flandoli).

Il tratto è piacevole, leggero, colorato ad acquerello. In alcuni passaggi la precisione è migliorabile e le azioni sono poco dinamiche, ma non è certo questa la finalità.

La caratterizzazione, anche grafica, dei personaggi, è riuscita. Al di là dei quattro protagonisti non ne compaiono altri, tranne un cane e un bambino nel terzo atto. Il pubblico del teatro è privo di fisionomia.

L’uso del colore è altrettanto riuscito. Bella la trovata di riportare le pagine a quadretti con gli appunti di Stefania per spiegare il paradosso. Molto suggestivi i paesaggi e l’ambientazione nel paesino arroccato su una collina, che sembra di per sé un palcoscenico, mentre Emilio costruisce nella piazza centrale quello che poi verrà usato dalla compagnia.

La gabbia delle pagine è molto larga (3-5 vignette). Questo, come già notato, alleggerisce i ricchi dialoghi.

Come detto in altre occasioni, il fumetto dà l’occasione di presentare un tema matematicamente non elementare, proponendo citazioni e percorsi. Certamente per risolvere gli insolubilia occorrerà approfondire anche la parte teorica, ma un’idea quest’opera ce la lascia.

Fino al finale a sorpresa, che rimette in discussione tutto e stimola a cercare in tutta la storia le parole chiave da analizzare.

 

Insolubilia
21 x 29,7 cm, 32 pagine a colori
Brossura con alette, cucitura a filo refe
11,90 euro
Segni d’Autore

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