Il mondo di Ran: questa recensione s’ha da fare

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Quanti di voi nel novembre del 2012 hanno iniziato a seguire la serializzazione, by J-Pop, de Il mondo di Ran, con quella copertina così attraente, l’albero colorato con sopra una gran bella ragazza pronta a divorare una fragola? Quella cover diceva già molto, se non della storia almeno del disegno: tratto sottile e ricco di particolari, sinuoso; il tronco del ficus che si arrotola su se stesso, l’intrico delle foglie (tra cui è infilato di tutto, da una torta farcita, a una vecchia valigia con catena annessa), ma anche la successione delle tegole di porcellana del tetto sullo sfondo, e la coperta a rombi del kotatsu a destra, tutto questo crea un macramè, una decorazione tanto piacevole quanto ipnotica per chi guarda. E l’autrice di tanta delizia è Aki Irie, nome nuovo a quei tempi, e quella bella ragazza sull’albero non poteva che essere Ran. Possiamo già da qui capire qualcosa del suo mondo…

Invece no, perché la copertina non ci rivela che Ran è una strega e, sorpresa sopresa, è una bambina! Una di quelle che dormendo riesce a far volare tutti gli oggetti nella stanza. Ma non solo: tutta la famiglia di Ran è magica, suo fratello Jin (anche lui bellissimo) si può trasformare in lupo; il papà, così dolce, materno e delicato, in realtà è uno stregone potentissimo, capo della famiglia delle Ali nere (corvi); e la madre…. resta un mistero per un po’. Tutto ciò lo capiamo leggendo, perché in realtà la storia inizia in medias res, con una situazione che appare quanto più quotidiana e normale possibile: Ran fa un gran pasticcio e il fratello esasperato la punisce, portandole via delle scarpe da ginnastica, troppo grandi per i suoi piedi, ma che sono le preferite della ragazzina; che poco dopo per vendetta le indossa e… si trasforma in una sventola di una bellezza sconvolgente, con tutte (tante) curve al punto giusto! Ma Ran, anche se con le sneakers può far crescere il proprio corpo, dentro rimane una bambina con tutte le ingenuità, le paure e le debolezze che la rendono ancora più irresistibile e simpatica.

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Non pensate che la storia sia tutta qui: da scoprire ci sono tantissimi personaggi appartenenti al mondo magico e al mondo umano, che circondano e movimentano la vita di Ran, tra cui un giovane ricchissimo e viziato che si innamora della sua versione adulta e che ne combina di tutti i colori. Tra le tante, riesce a farsi infettare da un insetto malvagio e a mettere in pericolo tutto il mondo, anzi i mondi, terreni e non. Le pagine si leggono davvero con estremo piacere, la sceneggiatura è impostata con mano sicura, senza bisogno di “spiegoni” e di passaggi didascalici: il lettore vede arrivare un nuovo personaggio o si vede catapultato in una situazione, ma continuando a leggere riesce ad intuire gli aspetti che servono per non perdersi, e questo aumenta il senso di coinvolgimento. La trama si evolve gradualmente da un semplice intrattenimento ad un dramma con toni quasi horror, mantenendo sempre la voglia di far sorridere e l’umorismo delle situazioni ben sott’occhio, e riuscendo a venir fuori con originalità nonostante il tema della magia non lo sia del tutto.

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Al primo incontro questo manga fa pensare a Rensie la strega e anche a Lamù: c’è una famiglia formata da esseri sovrannaturali che vivono a contatto con il mondo umano, questa loro diversità crea situazioni esilaranti, delle gag divertenti sullo sfondo di una storia più complessa, ma abbastanza episodica (Ransie si trasforma in altre persone e si mette nei guai, Ran si trasforma in adulta e si mette o riesce a salvarsi dai guai); oppure, la tranquilla quotidianità giapponese viene scossa dalla presenza di personaggi bislacchi e chiassosi che creano scompiglio, come succede nella strampalata famiglia allargata di Ataru e Lamù. Sicuramente questo paragone si pone, ma dura giusto qualche attimo, non regge, perché la famiglia di Ran, i comprimari, perfino le comparse, hanno una personalità così solida e unica che i confronti non esistono: Ran è davvero un personaggio iconico e adorabile, tanto come bellezza inconsapevole, ma ancor di più come bambina tenera e sfortunata, insicura, sola e maltrattata, che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. In nessuno dei due mondi, per essere esatti.

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E il disegno di Aki Irie… faccio fatica a descriverlo perché niente rende l’idea: potrei dire che è del tutto personale, riesce ad essere abbozzato e allo stesso tempo accuratissimo: i visi difficilmente sono simmetrici, le linee sono poco precise, eppure il risultato generale è praticamente perfetto perché “modella” il personaggio. Il tratto del pennino sottile e sicuro cesella figure e oggetti (ambienti, paesaggi, particolari) vividi, ricchi, completi, che hanno una perfetta tridimensionalità, sono plastici, attraenti, eppure, ancora, così poco realistici e kawaii. Non dovrei neanche parlarne perché mi rende poco oggettiva, visto che lo adoro e ritengo il suo uno dei segni più belli visto nella storia del manga (insieme a quello di Samura e di Inoue).

Nonostante la mia mancanza di obiettività, questa recensione “s’ha da fare” perché Il mondo di Ran, uscito nei primi tre volumi nel 2012 e poi interrotto, è tornato in fumetteria da pochi mesi, ripartendo da dove si era fermato, cioè dal n. 4, ed è già stato distribuito il n. 6, così che, speriamo, si completerà la serializzazione visto che è formata da sette volumi! Inoltre, la storia si è fatta particolarmente matura e interessante, con un capovolgimento piuttosto drammatico che inevitabilmente porterà la piccola Ran a decidere su cosa veramente vuole e come vuole usare la sua immensa carica magica. Dopo diversi anni di oblio, e sofferenza per i fan, dunque, un’altra serie sta per vedere la sua conclusione: sicuramente, se chiedessimo al lettore di darci il titolo di un’opera che è rimasta sospesa, e che probabilmente non vedrà mai il suo completamento sul ripiano delle librerie, avremmo una lunga lista di rimpianti. Non possiamo fare molto per cambiare le cose, il mercato, per quanto florido, rivendica le sue vittime, ma se c’è un solo buon motivo per cui scriviamo una recensione, è questo: diffondere il nostro pensiero su cosa vogliamo continuare a leggere, su cosa merita di essere pubblicato.  

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Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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