Mangasia – Il meraviglioso mondo del fumetto asiatico

Le sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, dal 7 ottobre scorso, sono lo scenario adatto per tutti coloro i quali, per lavoro o per passione, hanno a che fare col mondo della Nona Arte: nell’epoca in cui la definizione “fiera del fumetto” spesso nasconde ben altri intrattenimenti, una mostra dedicata interamente all’analisi storiografica, fantastica e sociologica del fumetto non può che essere una gradita “boccata di ossigeno”.

Mangasia, questo il titolo scelto per l’esposizione dal suo curatore Paul Gravett, punta la propria attenzione sul mondo del fumetto asiatico che, insieme all’America, rappresenta uno dei maggiori bacini mondiali in termini di pubblicazioni. La mostra si prefigge di accompagnare il visitatore attraverso la nascita, crescita e armonizzazione con gli altri media di opere provenienti da tutta la regione asiatica: quello che il grande pubblico forse non sa è infatti come i fumetti orientali non siano solo i manga giapponesi, sicuramente più famosi, ma che esistono anche i manhwa (fumetti coreani) e i manhua o lianhuanhua cinesi, i cergam indonesiani e i komiks filippini.
Il visitatore è invitato e indirizzato alla scoperta delle opere orientali più importanti, attraverso un percorso strutturato in sei aree tematiche, all’interno delle quali sono esposte tavole originali, volumi e facsimili digitali di oltre 300 autori.

Mappare Mangasia, la prima area della mostra, è l’introduzione al fumetto asiatico alle sue diversità e similitudini: l’Asia non può essere di fatto considerata come un’unica nazione, piuttosto va suddivisa in un vasto numero di paesi con culture, storie, religioni e forme politiche diverse.

Il fumetto assorbe tali caratteristiche e diventa il portavoce delle insoddisfazioni del popolo, delle paure o delle tradizioni folkloristiche. Nelle teche vediamo vecchi volumi e personaggi che ci ricordano qualcosa: un acerbo Osamu Tezuka in una delle sue prime pubblicazioni Stream Line Case, e poco più avanti una illustrazione originale di Goseki Kojima del suo celeberrimo Itto Okami del manga Lone Wolf and Cub.

Si cammina lentamente, leggendo le descrizioni introduttive sulle pareti. Soffermandosi a cogliere il maggior numero di particolari possibile.
Proseguendo ci si accorge come il fumetto abbia la capacità di unire idealmente territori lontani o raccontare storie analoghe seppur con tecniche diverse.

Le tradizioni folkloristiche e le paure hanno trovato da sempre ampio spazio nel fumetto di autori come Shigeru Mizuki (GeGeGe no Kitaro) e Hideshi Hino (Hell Boy). Basti pensare alla storia Il viaggio in Occidente, sicuramente quella con più riduzioni fumettistiche, che col manga Dragon Ball si è diffusa in tutto il mondo.
Più del Giappone, l’India e la Thailandia col fumetto hanno rappresentato da una parte la spiritualità con i poemi Mahabharata e Ramayana, in cui si narrano le vicende rispettivamente di Krishna e di Rama, e dall’altra il tentativo di esorcizzare la paura della morte con la serie sugli zombi Thailandesi attraverso i cosiddetti one-bath nati fra gli anni ’70 e ’80.

Dicevamo come il fumetto narri la vita di un popolo, di come possa essere portavoce dello sviluppo di una società. Da queste basi continua quindi il percorso di Mangasia con le aree che più rappresentano questi aspetti.

 

Molti fumetti hanno raccontato la storia e gli orrori della guerra: ricreare e rivisitare il passato, questo è l’obiettivo di autori come Keiji Nakazawa con la sua opera biografica Gen di Hiroshima.

Raccontare la propria esperienza di vita è di fatto uno dei punti che accomuna la produzione a fumetti asiatica dove molti autori hanno raccontato attraverso la propria arte gli orrori della guerra e la storia della propria nazione.

In questo senso è emblematico il lavoro del sudcoreano Park Kun-woong, ex studente militante e attivista democratico che, chiamato a svolgere il servizio di leva, a causa del divieto impostogli dal governo in carica, dovette lavorare di nascosto la suo fumetto Kkoch (“Fiore”), storia dell’occupazione giapponese che diede il via alla deportazione dei coreani in Manciuria. La tensione fra il Giappone e la Corea è ben espressa attraverso il fumetto, in quanto strumento fruibile e facilmente divulgativo fra il popolo. Esempio eclatante, soprattutto considerando il momento storico-politico attuale, sono i lavori Shin Gomanism Sengen 7 di Kobayashi Yoshinori e Hyeomillyu di Yang Byeong-seol nei quali rispettivamente viene effettuata una forte e altrettanto sconsiderata campagna contro il popolo coreano in Giappone e viceversa.

Dalla storia del fumetto, dagli eventi narrati in esso e dalla sua divulgazione, si prosegue quindi naturalmente verso i veri protagonisti di tutto questo: gli autori.  Il lavoro di un fumettista non è quasi mai oggetto d’interesse da parte della maggioranza degli appassionati: non ci si sofferma poi molto sul grande lavoro che si deve fare per rispettare scadenze, obblighi con gli editor e la sempre presente scure della censura.

Le successive aree di Mangasia invece analizzano puntualmente questi aspetti. L’attenzione del visitatore è rivolta quindi al ruolo del fumettista o mangaka per usare un termine più confacente: mostrando tavole e storyboard di varie opere, si possono quasi comprendere le varie fasi realizzative di un fumetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di particolare interesse le installazioni multimediali, che ritroveremo in riferimento all’influenza del fumetto con altri media anche nella parte finale dell’allestimento, attraverso le quali il visitatore può ammirare da vicino il vero tavolo di un fumettista anni ’80 comparato con uno interamente digitale del 2000. Alle pareti uno schermo riproduce, in video, il maestro Kazuhiro Fujita alle prese con la conclusione di una vignetta della sua opera Ghost Lady.

Poco più avanti, in un’area racchiusa dietro dei teloni, si nasconde un altro aspetto spesso oggetto di deplorevole censura. La narrazione per immagini, il fumetto, essendo per sua stessa natura uno strumento malleabile e adattabile a ogni fascia di età, può presentare diverse declinazioni dettate dalla stessa natura dell’uomo. L’opinione sociale ha da sempre avuto difficoltà ad accettare questo aspetto, in quanto il fumetto viene erroneamente considerato unicamente come lettura formativa per giovani. Contrariamente invece, la storia ci riporta come già dai primi del dopoguerra fino ai giorni nostri, in tutta l’Asia il fumetto è strumento di narrazione universale. La sezione in oggetto è particolarmente affascinante perché permette di vedere dal vivo innumerevoli tavole di autori del calibro di Kazuo Umezu (la tavola in esposizione è la stessa oggetto di un nostro articolo di qualche tempo fa) e Suehiro Maruo del quale in Italia molte opere sono state pubblicate per la Coconino Press.

Quella che Mangasia lascia nell’animo del visitatore è una sensazione di totale appagamento e presa di coscienza nei confronti di un mondo, quello del fumetto asiatico, colmo di artisti capaci di trasmettere al lettore le battaglie, ambizioni e paure di un popolo, il tutto attraverso fogli di carta stampata dove insieme all’inchiostro è impressa la voglia di comunicare ed esprimere senza restrizioni la propria arte.

Non lasciatevi scappare questa opportunità.

INFO MANGASIA

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