Il ladro e il ciabattino – Richard Williams e la leggenda divenuta realtà

Dimensione Fumetto presenta uno speciale in due puntate dedicato a Il ladro e il ciabattino, l’epocale film d’animazione da Guinnes dei primati di Richard Williams.

In questo primo articolo: un’analisi e recensione del film in occasione dell’uscita della sua edizione italiana.


Lo youtuber Enrico Gamba, meglio noto come 151eg, ha pubblicato sul suo canale lo scorso 31 agosto il video LA STORIA DEL FILM CHE LA DISNEY HA RUBATO. Il titolo è un po’ acchiappaclick e nemmeno del tutto corretto (poi spiegato nel video stesso), ma riesce comunque a raccogliere quasi 200’000 spettatori in meno di una settimana dato che, al di là del titolo, il contenuto è importante, anzi importantissimo, anzi di importanza assoluta per la storia del Cinema e in particolare del cinema d’animazione: la storia di Richard Williams e del suo film The Thief and the Cobbler, ovvero Il ladro e il ciabattino.

Biglietto di auguri natalizio dello studio d'animazione di Richard Williams con un'immagine da "The Thief and the Cobbler" ("Il ladro e il ciabattino").
Un vecchio biglietto di auguri natalizi dello studio d’animazione di Richard Williams con dipinta una scena da The Thief and the Cobbler: lo studio era solito mandare questi magnifici biglietti che in realtà erano poster piegati e decorati da splendide e complesse illustrazioni.

Richard Williams è stato un animatore canadese con una vita familiare travagliata e una vita professionale ancor più travagliata. È tutto spiegato in maniera ottima e ricca di dettagli nel video, quindi non c’è bisogno di ripetere tutto in questa sede, ma basti dire che il suo amore per l’animazione e il suo assoluto dominio artistico e tecnico del medium gli si sono in qualche maniera ritorti contro.

Se da un lato gli hanno consentito di scrivere The Animator’s Survival Kit, ovvero IL libro fondamentale per chiunque voglia intraprendere il suo mestiere, e di partecipare a un numero enorme di progetti, compreso il sogno di ogni animatore e cioè Chi ha incastrato Roger Rabbit, dall’altro lato hanno condannato Williams a non riuscire a finire mai il suo unico lungometraggio The Thief and the Cobbler, si cui spese lacrime e sangue per 31 anni fra il 1964 e il 1995 arrivando a vincere il poco invidiabile Guinnes dei primati per il film dalla lavorazione più lunga della storia del cinema… ed è pure incompiuto.

 

La bellissima e terribile arte dell’animazione

Per capire come sia possibile che un film impieghi 31 anni per essere realizzato (e nemmeno finito), bisogna prendere in considerazione due aspetti: uno legato all’animazione in sé e uno alla figura peculiarissima di Richard Williams.

 

Realizzare un film d’animazione non richiede nemmeno lontanamente gli stessi tempi e lo stesso sforzo richiesto da un film dal vivo.

Un film dal vivo solitamente richiede solo alcune settimane di riprese, e anche film particolarmente complessi come La donna che visse due volte o Tenet hanno richiesto in tutto rispettivamente quattro e cinque mesi di riprese. Naturalmente c’è anche la preproduzione e la post produzione e poi ci sono tutte le eccezioni del caso, ma si può affermare con una certa sicurezza che solitamente il film medio si fa in un anno o meno.

I film animati richiedono tutt’altri tempi. Ad esempio, i film Disney realizzati negli anni ’90, pur avendo dietro uno staff di molte centinaia di persone, hanno richiesto mediamente quattro anni di lavoro ognuno (e i vecchi film Disney prendevano ancora più anni). Il motivo è semplice: un film animato va completamente disegnato, tutto va disegnato, tutto, e questo non comporta solo una fatica fisica nell’animazione, ma anche una fatica immensa nella preproduzione, perché bisogna essere sicuri che la sceneggiatura sia tutta perfetta, tutta disegnabile e tutta utile senza scene superflue, perché in un film dal vivo al momento del montaggio si possono tagliare due minuti superflui senza tanti problemi, ma in un film animato tagliare due minuti superflui vuol dire buttare all’aria settimane di lavoro: i film animati vanno preparati al millimetro prima di essere girati, il che richiede preproduzioni lunghissime con infinite revisioni di sceneggiatura e storyboard e studi preliminari.

Fotogramma da "La bella addormentata nel bosco" di Clyde Geronimi.
Anche se il film Disney con la storia produttiva più lunga è stato Frozen (concepito da Walt Disney nel 1937 e uscito nel 2013, 76 anni dopo), la lavorazione effettiva del film è durata meno di due anni e l’animazione è stata realizzata in meno di un anno. Il film Disney con la più lunga lavorazione effettiva è stato invece La bella addormentata nel bosco, che richiese ben otto anni di cui almeno cinque per la complessissima e dettagliatissima animazione.

Realizzare un film d’animazione come lo vuole Richard Williams non richiede nemmeno lontanamente gli stessi tempi e lo stesso sforzo richiesto da un film d’animazione comune.

Come spiega in maniera eccellente e dettagliata Enrico Gamba nel suo video, l’animazione può essere disegnata a 12 fotogrammi al secondo invece dei 24 fotogrammi dei film dal vivo perché è una velocità sufficiente per far scattare l’illusione ottica nota come movimento beta. Richard Willims però non si accontentava della sufficienza: nei suoi cartoni animati voleva la stessa fluidità e qualità di movimenti di un film dal vivo, e per farlo animava con 24 fotogrammi al secondo, ovvero 24 singoli distinti diversi disegni per ogni secondo di film, il che significa mettere in cantiere lavori che impiegano il doppio del tempo, il doppio della fatica, il doppio dei soldi, il doppio della produzione necessaria a un film d’animazione comune, che già di per sé è un lavoro complesso.

A complicare la situazione c’è che Williams non animava uomini-stecchini disegnati coi trattini, ma personaggi e scene di grande complessità e ricchezza di dettagli. Nessun esempio può essere migliore di quel capolavoro assoluto che è Somethin’s Cookin’.

Gli uccellini quando la madre apre la porta, il pattern a quadretti bianchi e neri del pavimento della cucina, le stoviglie tutte diverse, gli spostamenti orizzontali della cinepresa che determinano un cambio di punto focale della prospettiva, i mille dettagli tutti animati… tutto in questo cortometraggio racconta l’animazione di imparagonabile qualità di Richard Williams.

Nel 2015 Williams ha diretto un cortometraggio intitolato Prologue che doveva essere, appunto, il prologo di un lungometraggio animato ispirato niente meno che alla commedia Lisistrata di Aristofane, purtroppo non realizzato per via della morte dell’animatore nel 2019. La qualità dell’animazione è, ovviamente, sbalorditiva.

È veramente interessante notare come negli stessi identici anni in cui Williams realizzava Prologue, in Giappone Isao Takahata stava animando La storia della Principessa Splendente, la cui tecnica d’animazione presenta forti similitudini poiché in entrambi i film non si usano affatto gli acetati, ma i disegni a matita su carta che mantengono la loro freschezza originale. Nel caso di Williams però ci sono i soliti 24 fotogrammi al secondo e nessun aiuto da parte del computer, il che ha generato costi di produzione e tempi di realizzazione assolutamente fuori scala per un cortometraggio da cinque minuti: moltiplicato il tutto per un film da 90 minuti, si capisce benissimo come mai Williams non sia mai riuscito a trovare qualcuno che gli finanziasse un film che richiedeva decenni di lavoro e un budget infinito.

 

Da film per nessuno a film per tutti

Richard Williams iniziò a lavorare a The Thief and the Cobbler nel 1964. Dopo essere passato attraverso numerosi produttori, ognuno dei quali abbandonò il progetto per l’impossibilità di Williams di rispettare i tempi e i fondi concessi, il film venne abbandonato definitivamente nel 1995 dopo l’ennesimo sforamento di budget che costò a Williams anche la perdita dei diritti del film, il quale alla fine uscì in home video in terribili versione rimaneggiate alla meno peggio.

A partire dal 2006 il giornalista cinematografico e film-maker Garrett Gilchrist acquisì i diritti di The Thief and the Cobbler e recuperò in maniera più o meno fortunosa ogni singolo frammento esistente del film, finito o non finito che fosse, e lo montò con il permesso di Williams e l’aiuto dei suoi ex animatori: la quarta e attualmente ultima versione di questo montaggio, intitolata The Thief and the Cobbler – The Recobbled Cut 4 contiene tutto il girato del film, è stata caricata gratuitamente a pezzi su YouTube nel 2013, e dallo scorso 5 settembre 2020 è disponibile su Internet per tutti, in versione integrale, in HD, legalmente e in italiano con il titolo Il ladro e il ciabattino.

La distribuzione gratuita e localizzata in italiano de Il ladro e il ciabattino è un miracolo. Gli artefici di questa impresa sono i già citati Garrett Gilchrist, che ha recuperato e montato il film, ed Enrico Gamba, che l’ha adattato e doppiato con l’aiuto di numerosi doppiatori, il tutto proprio durante il periodo del lockdown per il COVID-19: doppio miracolo.

Triplo miracolo, anzi, perché questo famoso film che per decenni è stato visto solo da animatori e produttori è finalmente visibile al pubblico ed è bellissimo.

 

Una fiaba orientale poco scritta e molto animata

Il ladro e il ciabattino racconta una storia quadrangolare fra il malvagio visir Zigzag che vuole sposare la bella principessa Yum-Yum, la bella principessa Yum-Yum che si innamora del ciabattino Tacco, il ciabattino Tacco che vuole recuperare le tre palle d’oro rubate dal ladro senza nome, e il ladro senza nome che semplicemente ruba cose quando le vede.

Siamo in una ricca città orientale immaginaria. Tutto inizia quando Zigzag si punge accidentalmente con un chiodo di Tacco: Zigzag conduce Tacco al palazzo reale (e con lui il ladro) per arrestarlo, ma Yum-Yum lo salva prendendolo con sé. Nel palazzo il ladro vede che sul più alto minareto ci sono tre palle d’oro splendenti e le ruba, ma in questo modo fa avverare una profezia nefasta secondo la quale la città è al sicuro solo finché le tre palle d’oro sono al loro posto: immediatamente dopo il loro furto, infatti, un soldato ferito arriva in città annunciando che il terribile esercito degli orchi guidati da Occhio-Solo stanno per invadere la città. Al sentire la notizia Zigzag ruba le tre palle al ladro ed elabora un piano. I quattro protagonisti allora si avventurano nel deserto: Zigzag per andare a contrattare con gli Occhi-Soli, Yum-Yum e Tacco (e dietro loro il ladro) per andare a chiedere aiuto a una sibilla, la quale profetizza che Tacco potrà sconfiggere gli orchi «facendo ciò che può con ciò che ha». La battaglia fra l’esercito degli Occhi-Soli e Tacco vedrà gli orchi sbaragliati nella maniera più rocambolesca possibile immaginabile, Zigzag sconfitto, le tre palle d’oro rimesse al loro posto, e un romantico lieto fine.

Fotogramma da "The Thief and the Cobbler" ("Il ladro e il ciabattino") di Richard Williams.
Tutto è bene quel che finisce bene.

Nonostante la trama sia ben concreta e perfettamente coerente, l’impressione che si ha vedendo il film è che la sceneggiatura non sia delle migliori, o meglio: che invece di andare in ordine e seguire un copione definito, Richard Williams avesse in mente solo una idea generale del film e che abbia prodotto di volta singole scene non appena ne aveva l’occasione per farlo in base al budget a disposizione, e questo abbia portato a una sostanziale “spezzettatura” narrativa e artistica del film. In effetti l’unica sceneggiatura completa esistente di The Thief and the Cobbler risale al 1992, il che vuol dire che per ben 28 anni Williams e il suo staff hanno lavorato senza una sceneggiatura univoca, dedicandosi nel corso dei decenni ad animare il film un pezzetto alla volta, influenzati dalle mode del periodo.

Ad esempio, è abbastanza chiaro che una delle prime scene realizzate dev’essere stata quella dell’incontro di Yum-Yum e Tacco coi briganti nel deserto, dato che il loro stile grafico è perfettamente coerente con quello di film animati realizzati negli anni ’60. In particolare appare lampante la somiglianza con il film animato Yellow Submarine dei Beatles, in cui infatti lavorò Charlie Jenkins, ex collaboratore di Williams (quindi è Yellow Submarine che assomiglia a Il ladro e il ciabattino e non il contrario). Altri punti di contatto stilistici si possono trovare con Il pianeta selvaggio animato da Roland Topor nel 1973, e con Aladdin and the Wonderful Lamp illustrato da Errol Le Cain nel 1981, così che in pratica l’evoluzione del gusto grafico nei vari decenni del secondo Novecento ha trovato un suo corrispettivo nell’eterogeneità stilistica di The Thief and the Cobbler. Anche la ricchezza grafica esuberante però non gioca a favore della godibilità narrativa del film, al punto che alcune lunghe scene sembrano del tutto irrilevanti per la trama anche se realizzate con la massima perizia artistica, come ad esempio l’inutile e bellissima scena della partita a polo: art for art’s sake, o meglio animation for animation’s sake.

Illustrazione di Errol Le Cain.
La straordinaria e minuziosissima arte dell’animatore e illustratore britannico Errol Le Cain, che recupera il tratto art deco di Erté per e lo stempera nel magico mondo delle fiabe, è stata chiaramente di ispirazione per Richard Williams.

 

Arabeschi animati

La bellezza del film non risiede quindi in una sceneggiatura dalle battute memorabili, né nella ricchezza tematica, né tantomeno nella colonna sonora che usa solo musiche non originali (in particolare la Shahrazad di Nikolaj Rimskij-Korsakov), ma bensì nella stupefacente perizia con cui è stata realizzata ogni singola scena: da un punto di vista tecnico, Il ladro e il ciabattino è uno spettacolo sconvolgente, così sconvolgente da fagocitare completamente l’attenzione dello spettatore a scapito degli altri elementi del film.

La quantità di dettagli grafici è tale che è assolutamente necessario vedere il film più volte per coglierli appieno: spiccano per evidente superiorità le scene dell’inseguimento di Tacco e del ladro nel palazzo del sultano decorato in stile optical, la visita alla sibilla sull’alta montagna, e in particolare l’impressionante scena dello scontro con gli orchi Occhi-Soli all’interno della loro enorme macchina da guerra semovente, senza la minima ombra di dubbio la scena più ambiziosa, complessa e magniloquente mai realizzata nella storia del cinema d’animazione, e forse non solo d’animazione.

Fotogramma da "The Thief and the Cobbler" ("Il ladro e il ciabattino") di Richard Williams.
La scena nella macchina degli Occhi-Soli è una delle parti del film complete e fotografate in alta risoluzione, e per fortuna, perché si tratta di un capolavoro assoluto: dura circa 15 minuti ed è estenuante da guardare, figuriamoci da animare. La scena mostra la progressiva distruzione della macchina da guerra in seguito a un effetto domino di una complessità e grandiosità e inimmaginabile, il tutto fotografato completamente in una sconvolgente luce rosso fuoco. Questa scena caleidoscopica fino al parossimo sarebbe bastata da sola a immortalare il nome di Richard Williams nella storia del cinema.

Grazie al lavoro dello staff di Richard Williams, che ha dovuto sopportare per decenni il suo incredibile perfezionismo, e di Garret Gilchrist ed Enrico Gamba che l’hanno diffuso al momdo, oggi è finalmente possibile vedere tutto intero (o quasi) un film così fantasmagorico da non poter esistere da nessuna parte se non nella mente del suo creatore. Quello che possiamo vedere oggi è un montaggio delle immagini visionarie che Williams ha portato dentro di sé per decenni e che ci fa vedere in alcuni punti, intuire in altri, che vertice artistico sarebbe potuto essere The Thief and the Cobbler se solo il regista avesse avuto a disposizione il budget e il tempo infiniti per realizzare quest’opera monumentale.

Lo scorso 5 settembre 2020, a 56 anni di distanza da quel 1964, The Thief and the Cobbler, anzi Il ladro e il ciabattino è uscito in italiano su YouTube tutto intero, come un unico lungometraggio. Il sogno orientale di Richard Williams si è finalmente compiuto e tutti possono ammirare il suo genio: il mondo dell’animazione è un posto un molto migliore adesso, e anche il mondo reale sembra un pochino migliorato.


[ Il ladro e il ciabattino | Il filmIntervista a Enrico Gamba ]

Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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