Il futuro non promette bene – Gli USA del grande fratello Zuckerberg

Il futuro non promette bene è una graphic novel scritta e disegnata da Eleanor Davis, tradotta da Aurelia Di Meo, edita da Rizzoli Lizard.

In un futuro che è già presente, Hannah è una badante che assiste malati a domicilio. Ha un compagno di nome Johnny che sta lentamente costruendo la casa dei loro sogni e con cui sta tentando di avere un bambino.

Hannah è anche una donna politicamente impegnata, membro di un circolo anarchico che combatte per un futuro migliore, contro violenze, armi chimiche e guerre.

Insieme a lei protestano contro il governo una serie di figure combattive e decise a fare qualcosa per il pianeta. Eun-ha Kim è madre di due bambini e presidente degli Haav – Humans Against All Violence, Gaby un’esperta di piante arrabbiata e solitaria.

A completare l’atmosfera di precarietà che si respire nel libro arriva Tyler, un  amico di Johnny ossessionato dalle armi e con manie di persecuzione.

Davis ritrae degli Stati Uniti d’America schiacciati e confusi, soggiogati da un governo che spia i suoi cittadini continuamente e che non ammette oppositori, dove Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, è diventato il Presidente.

I protagonisti tentano come possono di ribellarsi allo stato delle cose, combattendo fisicamente, protestando o chiudendosi in un universo di paranoia e violenza.

Un fumetto difficile da digerire, per quanto si è consapevoli di star leggendo di un futuro distopico, si ha la sensazione che fatti e accadimenti narrati non siano poi così remoti e impossibili. Sembra quasi un episodio bonus della serie televisiva Black Mirror.

Un libro che ti costringe a riflettere sul presente e sulle nostre azioni quotidiane, tra morte, solitudine, impegno civile, consapevolezza ambientale. I temi sono tanti e tutti importanti: alcuni solo accennati, ma il volume è troppo piccolo per contenerli tutti in maniera approfondita.

Hannah è una donna con cui è facile identificarsi, una donna che si divide tra un sogno che definiremmo borghese, una casa, una famiglia e la volontà di non rimanere inerme di fronte all’orrore politico che si sta propagando.

Davis ci racconta anche gli USA attuali, descrive un sottoproletariato che vive di espedienti, emarginato, antigovernativo, in continuo stato di allerta. Distingue però due tipologie di reazione al sistema. La prima si rifà alla storia dei movimenti di protesta degli anni sessanta e settanta. Collettivi che scendono in piazza in una colorata e agguerrita moltitudine, si scontrano faccia a faccia con la polizia, che non risparmia loro soprusi e violenze. La seconda invece è una ribellione solitaria, paranoica, fatta di bunker e armi, rifiuto dei social network, vigilanza costante che, spoiler, la Davis ci lascia intendere non sia del tutto infondata.

L’autrice, in un’intervista al quotidiano il manifesto, ritiene questo libro un atto di rottura nei confronti dei suoi lavori precedenti, molto più personali e meno politici. Nelle pagine c’è la voglia della Davis di essere politicamente più attiva e responsabile, non a caso è stato scritto dopo l’elezione di Trump.

Bello e fluido il bianco e nero con tratti morbidi che si inaspriscono nei momenti più concitati di guerriglia urbana.

Un libro claustrofobico, scomodo, amaro ma che, a differenza di tanta letteratura distopica di orwelliana memoria, ci lascia con un seme di speranza.

Pensano di poterci spaventare, di poterci ridurre al silenzio. Abbiamo forse paura?!


Eleanor Davis
Il futuro non promette bene
Rizzoli Lizard
160 pagg., b/n, brossura,  21×15 cm, €18.00
ISBN: 9788817148009

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