Il fumetto che è un bene aver trovato: Samuel Stern

Con molto ritardo, e in maniera poco consona, arriviamo anche noi a parlare di Samuel Stern, il titolo da edicola della Bugs Comics.

Uscito con il suo primo volume a dicembre dello scorso anno, ha fatto molto parlare di sé, soprattutto come “rischioso esperimento editoriale” in un panorama commerciale in cui ci sono sempre meno edicole, e in cui esistono, in quelle superstiti, i titoli delle Edizioni Bonelli.

Il nome Bonelli è quello che ritorna insistentemente nelle varie recensioni uscite nel frattempo, sia come termine di paragone nei contenuti, sia come spauracchio tout court del campo editoriale (e perché poi non si pensa al Samuel Sterns del 1964 di Ditko/Lee, visto che, come tanti altri personaggi del duo, ha la stessa lettera iniziale per nome e cognome?).

Lungi, ma proprio lungi, da noi l’intenzione in questo ambito di entrare in tale dibattito: quello che vorremmo fare è semplicemente parlare del fumetto italiano Samuel Stern, anche se (e chiedo perdono a Gianmarco Fumasoli, papà di SS e di Bugs Comics) parleremo in riferimento dei volumi 2 e 3, cioè gli unici di cui rocambolescamente siamo entrati in possesso in piena pandemia.

Intanto una premessa: il fatto che il Nostro viva a Edimburgo, abbia i capelli rossi e faccia il libraio, per quanto non originalissima, è una trovata azzeccata e intelligente, visto che con sole tre caratteristiche abbiamo un quadro molto interessante su cui ragionare riguardo la caratterizzazione del personaggio.

Sappiamo infatti che vive in una città antica, ricca di presenze ultraterrene e leggende, di una bellezza che penetra nella psiche; è di origini celtiche, popolo dai capelli rossi ma anche dal carattere forte, ostinato, che se si dedica a qualcosa lo fa fino al sacrificio personale; lavora in una libreria, quindi è circondato di cultura, ama la riflessione, la tranquillità e odia quello che la disturba.

Dopo aver assimilato tali riflessioni si può aprire le pagine e iniziare a scoprire che nel passato di Stern c’è qualcosa di profondamente doloroso che ha cambiato la sua vita, e che si dedica agli esorcismi, su richiesta del suo partner (anche di momenti più leggeri) padre Duncan, e ad aiutare con i suoi poteri sensoriali (vedere presenze, energie malefiche, leggere i ricordi) le vittime di influssi spirituali maligni.

Il paragone con altri protagonisti di storie horror/fantasy viene forse spontaneo, ma viene anche accantonato se ci si immerge nel mondo che Fumasoli ci descrive e che il disegnatore (che cambia a ogni numero) ci illustra. Il personaggio di Samuel Stern, infatti, vive la sua vita autonomamente, non dipende dalla memoria o dall’influenza di nessuno, così come ci sono tantissimi pittori, e tutti dipingono nature morte, ma poi il risultato è un quadro diverso per quante sono le mani che reggono il pennello (sempre che il pittore sia un vero artista).

Sicuramente SS è colui che così è stato pensato, ha la sua vita e le sue avventure, e ci accompagna in vicende che sono solo sue, e che sono anche avvincenti. E se sono avvincenti è per un motivo molto semplice, che molti impegnati a pensare a “cosa somiglia che” non hanno notato: perché sono ben studiate e ben scritte, con la volontà di dire qualcosa che lasci un segno concreto in chi legge.

Almeno sono così le storie presenti ne Il mausoleo nero (volume 2) e in Legione (volume 3): la prima che narra della maledizione di Bloody MacKenzie il sanguinario, una trama corale in cui molti sono i personaggi vittime di una forza misteriosa e crudele (quindi con ampie scene all’aperto, nel cimitero di Edimburgo e non solo) e la seconda che dipana un dramma intimista in cui i ruoli buono/cattivo si ribaltano e si rompono gli schemi convenzionali (e che quindi ha solo scene di interni).

Samuel Stern si rivela essere un fumetto che poggia su basi classiche, quindi sempre ottime, su una buona sceneggiatura e una buona realizzazione grafica (ed editoriale). Il protagonista, il modo di fare (perché ha un suo carattere e sue caratteristiche comportamentali, che emergono con naturalezza leggendo) il suo rapportarsi con i comprimari sono ben delineati, è evidente la cura infusa nella creazione del personaggio e del suo mondo, perché traspira dalle pagine narrate, che non hanno incoerenze narrative o forzature.

Un buon fumetto, frutto di un gran lavoro professionale, dedicato chi ama leggere una storia che non cerca per forza colpi di scena o finta originalità, ma che promette di immergersi in una trama interessante e in una lettura edificante.

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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