Il contrassegno: la crittografia di Giovan Battista Bellaso

Michele Isao Avigo, confondatore anche di Cyrano Comics, e Bruno Codenotti, matematico del CNR, ci riprovano con Il contrassegno pubblicato da Liberedizioni.

Dopo Insolubilia, la coppia si ricompone e presenta un altro lavoro, stavolta fra storia e crittografia, o se volete sulla storia della crittografia. Argomento tra i settori di ricerca del matematico/informatico del CNR, già toccato nei Racconti di crittografia.

Stavolta ci si concentra su un crittografo importante del 1500: anche se della sua vita non si sa molto, le sue opere giunte fine a noi sono di grande rilievo per la storia della crittografia.

È Giovan Battista Bellaso, bresciano del XVI secolo. Come spesso avviene agli uomini ingegnosi dell’epoca, studente a Padova, poi in giro per l’Italia. A Camerino (nella regione da cui vi scriviamo) al servizio dell’Arcivescovo e del Papa.

In questo periodo, tra il 1549 e il 1550 si svolge il centro della storia. Anche se il libro copre un periodo più vasto: dalla giovinezza del Bellaso all’elezione, nel 1550 appunto, di Papa Giulio III.

Gli autori immaginano che il crittografo sviluppi le sue tecniche in questo periodo e racconti tutto al suo diario che si trasformerà, negli anni successivi, in almeno tre opere, pubblicate a Brescia, sulla cifratura.

I due autori mescolano parti di testo scritto con pagine disegnate. E la scienza crittografica è sia nei disegni che nei testi.

Nella parte iniziale de Il contrassegno viene ben presentato il contesto storico, la vita (per quanto nota) del protagonista, le opere. Poi si parla del conclave del 1549-50, dopo il quale anche le notizie sulla vita del Bellaso si perdono.

Solo le sue opere ci parlano di lui, e del suo contrassegno, cioè della frase utilizzata per stabilire la modalità di cifratura. Bellaso è infatti ritenuto cruciale per lo sviluppo della cosiddetta cifratura polialfabetica, in cui cioè si utilizzano più alfabeti nello stesso messaggio.

contrassegno

Metodo che troverà applicazione in tutta la crittografia successiva, in quanto la chiave cambia continuamente.

Codenotti e Avigo trovano l’espediente di far spiegare nel dettaglio la modalità di cifratura nel diario che si alterna alla storia a fumetti (in cui il contrassegno compare una sola volta, verso la fine). Storia che viene scritta in maniera discontinua. Le pagine disegnate consecutive vanno da un massimo di 8 ad un minimo di 1. Quindi il passaggio tra scritto e disegni è pressoché continuo, ma il libro non ne risulta troppo spezzettato in quanto nei testi si contestualizza la storia, anche con dettagli personali e di minor conto, alternandola con chiarissime spiegazioni crittografiche e con aspetti della storia più macroscopica dell’Italia e dell’Europa del tempo.

Forse però con così poche vignette, a volte si fatica ad avere il gusto della storia a fumetti.

Ma veniamo appunto alle parti a fumetti de Il contrassegno. La modalità di alternare scritto e disegnato non è nuova, soprattutto per Codenotti, come già scritto.

Nella struttura del fumetto appare molto evidente lo spazio tra le vignette. Sempre ampio, sembra caratterizzare una scansione temporale lenta, anche quando gli eventi raccontati sono brevi. La sensazione, con la gabbia delle pagine piuttosto fissa e regolare e questi spazi bianchi, è di una dilatazione del tempo del fumetto. Questo permette di percepire con maggior equilibrio le due parti. Il tempo di lettura del fumetto è ovviamente minore di un testo a volte impegnativo, ma senza essere pesante.

Graficamente il disegno in bianco e nero, con un viraggio talvolta sul marrone, oppure leggermente azzurro, rafforza l’idea del diario. Si percepisce un racconto ricordato. Come se gli autori cogliessero le immagini che Bellaso vede passare nella sua mente prima o dopo aver scritto le pagine.

Il tratto, anche se piuttosto statico, fa percepire la storia come una serie di flash, in fondo come capita nella nostra mente, in cui non sempre si percepiscono le cose con continuità. Comunque, anche rispetto ai lavori precedenti, la tecnica appare migliorata. Nel tratto, nella gestione delle ombre, certamente supportata dall’acquerello, nella definizione e nell’accuratezza dei dettagli. Sono ancora non del tutto convincenti le scene più dinamiche: il cavallo imbizzarrito, anche se esce dalla vignetta, non dà senso di movimento e perde un po’ le proporzioni.

C’è un latente effetto fotoromanzo rafforzato anche dal lettering un po’ troppo “asciutto”.

Il contrassegno è insomma un lavoro interessante, un personaggio conosciuto solo agli appassionati di crittografia, ma dai notevoli risvolti storici. Questo episodio della sua vita vede infatti il contrassegno coinvolto nell’elezione di un Papa, in un momento storico anche molto difficile per la Chiesa.

Il disegno riesce perfettamente a incarnare la storia, ben integrato dal testo che contestualizza e dà la spiegazione del metodo, con una modalità di racconto che richiama continuamente la parte disegnata. La narrazione è comunque avvincente e mescola storia, fantasia e matematica.

Ancora una occasione per avvicinarsi in modo leggero a una parte affascinante e importantissima della matematica: anche se accompagna l’uomo da sempre, il grande pubblico ne conosce pochissimo tanto i fondamenti, che pure non sono così complessi, quanto i personaggi, spesso molto interessanti.


Bruno Codenotti, Michele Avigo
Il contrassegno
Liberedizioni, 2020
80 pagg., bianco e nero, brossura, €15.00

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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