I Maestri dell’Orrore: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” – Di mostri e quant’altro

Chi non conosce Jekyll and Hyde? Anche chi non ha letto il libro di R. L. Stevenson è capace di citare questi due nomi all’interno di un discorso coerente: – Guarda! Un cambiamento totale, prima era Jekyll e poi è diventato Hyde! – Una doppia vita ti dico! Come Jekyll e Hyde.

Tutto, dunque, fa intendere che si stia parlando di un uomo, un dottore, come ci specifica il titolo originale dell’opera, che si trasforma a un tratto in un altro essere, di natura opposta e sconcertante.

Maestri Orrore - Jekyll C1

Questa in soldoni pare essere la trama del volume della Star Comics, curato da Roberto Recchioni, che vede Stefano Marsiglia ai testi e il duo Francesco Francini e Riccardo Frezza ai disegni, nella collana che ambisce a portare i classici horror della letteratura nel media fumetto. Anticipo subito: fa bene, benissimo, ha tutto il mio appoggio, perché i classici sono così classici e famosi che nessuno legge più il testo originale e i personaggi vivono di eco amplificate che ne disperdono i reali caratteri.

Ordunque, questo volume ripercorre esattamente, per quanto tagliuzzandola, la storia come la racconta Stevenson: tutto è un flashback iniziato davanti all’edificio che è stato il palcoscenico nascosto del dramma del dottor Jekyll, borghesissimo e benvoluto personaggio della Londra di fine Ottocento, e del suo deprecabilissimo “amico” il violento, e davvero brutto, signor Hyde. Non neghiamolo, la lettura dell’originale è pesante, si parla di testamenti, denuncie, avvocati, Utterson è un tipo rigido e borioso… solo la fine ti coinvolge nel desiderio di sapere cosa sta succedendo, quindi ben venga un adattamento più snello!

Dottor Jekyll p 10Oltre ai due figuri, il terzo protagonista di questo fumetto è proprio la Londra nebbiosa e inquinata di quel periodo, i suoi edifici di mattoni nudi, i suoi vicoli bui, le sue notti umide e piene di nebbia e polveri: il disegno di Francini ne rende benissimo il fascino e il mistero, e la prima metà delle tavole curate da lui (l’altra metà è dalla mano di Frezza, che purtroppo non mi induce a troppi complimenti) è un perfetto gioco di tagli diagonali, di voli d’angelo all’inseguimento dei personaggi, di rovesciamenti di prospettive, che rende bene il senso di disorientamento e della follia che accompagnano l’entrata in scena del signor Hyde (non ci soffermiamo sul fatto che il nome, alla pronuncia, vuol dire “nascosto”, sul gioco di significati all’interno della storia e sul fatto che il suo viso rimane per molto tempo in ombra). Anche il primo incontro con il dottore lascia un senso di inquietudine, i primi piani rivelano occhi neri da demone: se non lo sapessimo già, come non capire che quel sorriso digrignato e quello sguardo disumano stanno occultando qualcosa? Restando sul piano dei disegni, è apprezzabilissima anche la sequenza del pestaggio di sir Carew per strada: capolavoro di grafica in bianco e nero, pregiabilissimo, equilibrato per quanto cruento, vagamente in stile Sin City.

Mano a mano che il racconto prosegue i nodi si stringono: perché il rispettabile dottor Jekyll intende lasciare il suo patrimonio ad Hyde, l’uomo che spaventa i suoi servitori, che picchia bambini per strada, che lascia un senso di gelido panico in tutti quelli che incontra? La scena si sposta negli interni, aumentano i dialoghi, l’azione è nulla: si mette in scena il dramma del dottor Jekyll, tutto d’un fiato, fino alla conclusione e alla lettera rivelatrice che chiarirà ogni dubbio.

Dottor Jekyll p 48La pre- e la postfazione di Recchioni aiutano molto il neofita a comprendere la grandezza di questo romanzo, la sua importanza per conoscere non solo la storia ma anche la natura umana e la sua influenza davvero pesante su tanta letteratura e tanta produzione fumettistica successiva.

Hyde è la parte incontrollabile e violenta nascosta negli uomini, ma è anche più di questo: è il figlio maledetto delle convenzioni imposte con la cristianizzazione, del “benpensiero”, delle imposizioni della società. Jekyll si vergogna della sua vera indole, perché la percepisce con spavento come la sua parte “oscura”, ma che sia oscura non è una decisione che ha preso lui: per gran parte della storia umana, tutto ciò che appartiene esclusivamente alla sfera del “piacere” è stato definito vergognoso ed essere felice, in un certo qual modo, era considerato disdicevole nell’Inghilterra vittoriana. Oggi, che molti tabù sono caduti, non è che stiamo molto meglio, ma è ancora evidente come dalla non accettazione, nostra personale o esterna a noi, nascono quei “mostri” che la letteratura sa esorcizzare così bene, modellando personaggi emblematici e universali.

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Leggi qui la nostra recensione di  Roberto Recchioni presenta: I Maestri dell’Orrore-“Alle Montagne della Follia”

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

2 pensieri riguardo “I Maestri dell’Orrore: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” – Di mostri e quant’altro

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