I bambini che inseguono le stelle – Viaggio verso Agartha

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Non ho mai particolarmente stimato gli adattamenti su carta di un’opera di animazione: sono quasi sempre delle mosse commerciali per sfruttare il titolo noto, non hanno mai la cura di un’opera originale, perché affidati alle mani di disegnatori che devono ancora fare esperienza, sono spesso deludenti perché non hanno per loro natura l’atmosfera dell’anime, non trasmettono le stesse sensazioni.

Questa nuova pubblicazione Star Comics, I bambini che inseguono le stelle: viaggio verso Agartha, sembra non fare eccezione: il soggetto è tratto dal lungometraggio di Makoto Shinkai (nominato come autore) Viaggio verso Agartha del 2011 (e astutamente il titolo è preceduto dal riferimento alle stelle, che ricorda La voce delle stelle, del 2002, il titolo che ha dato fama all’autore) e ai disegni abbiamo Tomoko Mitani, un’esordiente, appunto.

La storia ha per protagonista Asuna, una ragazza solitaria e senza amici, con la madre sempre al lavoro, che ama rifugiarsi sopra una roccia immersa nel bosco ed ascoltare la radio che gli ha lasciato il padre prima di morire. Tutti i pomeriggi cerca di risentire una canzone bellissima e nostalgica che ha ascoltato una sola volta e che le ricorda il genitore perduto… Quella roccia in cima al mondo è il suo luogo dell’anima, ma un giorno lo trova invaso da un ragazzo misterioso, Shun, che sembra aver conosciuto suo padre e che la salva dall’attacco di un mostro che sembra uno spirito della natura arcaica. Il ragazzo le lascia una pietra che si illumina, la saluta dandole appuntamento al giorno successivo ma viene ritrovato morto da un gruppo di uomini che lo stanno cercando, per trovare l’ingresso del mondo segreto da cui proviene. Asuna rimane coinvolta nella loro caccia, ma viene di nuovo aiutata da un giovane identico a Shun, che per sfuggire agli inseguitori la conduce all’interno della terra, verso il mondo leggendario di Agartha…

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Chi ha visto il film sa che la storia è molto di più di quello che questa mini trama lascia supporre: il primo volume del manga racconta infatti la prima parte del film, quella che si svolge sulla Terra, diciamo così, per lasciar seguito poi al viaggio, la parte più corposa, di Asuna sotto la crosta terrestre, per raggiungere non la salvezza, ma un obiettivo ancora più lontano e pericoloso, che richiama al mito classico di Orfeo e quello moderno di Frankenstein: ridare la vita ai morti. Ma siamo qui per parlare del manga, quindi atteniamoci a considerare se è un’opera di valore o rispecchia le caratteristiche elencate sopra.

Conoscendo il lungometraggio, posso dire che il manga si propone di riempire alcuni vuoti che la pellicola lascia in sospeso, ci fa vedere il momento in cui il padre della protagonista muore, e propone un nuovo aspetto della storia, del tutto inedito, sulla sua origine e sul perché della sua scomparsa. Inoltre il disegno è molto gradevole e più accurato dello standard: l’autrice ha uno stile “puccioso” e per sua ammissione fa fatica a rappresentare i mostri, ma nell’insieme questo aspetto dà un tocco di personalità al tutto. Altro fattore importante: l’atmosfera è meno cupa e pesante rispetto a quella dell’anime, i toni sono più lievi, si tentano battute e sorrisi di cui scarseggia la trama originale, più cupa e angosciante (e lenta, purtroppo).

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Parlando sinceramente, Viaggio verso Agartha non è il titolo di Shinkai che vi consiglierei di vedere, nonostante la storia abbia spunti meritevoli, ma vi consiglierei invece di leggere questo manga al suo posto, anche se non posso assicurare nulla sul suo livello nello svolgimento futuro. Sarà una lettura piacevole, e commovente, perché tocca da vicino temi importanti come la perdita dei propri cari, la solitudine, la Natura benigna e matrigna, che non lasciano indifferenti.

 

Edizioni Star Comics

dimensioni 13×18 – Sovraccoperta

Pagine 192 – Prezzo 5,50

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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