Hana Yori Dango: amore risate e spensieratezza

Ok lo so. Questa serie è finita quasi dieci anni fa e forse non ha  molto senso recensirla adesso, ma per me ce l’ha. Ci sono manga a cui ti affezioni, non solo per i protagonisti ma perché ti ricordano un periodo lontano e felice dove c’era tanta spensieratezza e la cosa che ti faceva più trepidare erano le attese tra un fumetto e l’altro. (Sì non avevo una vita molto movimentata).

Hana yori dango

Detto ciò Hana Yori Dango è un classico shojo manga rivolto a un pubblico adolescenziale: Tsukushi Makino è una liceale che viene costretta a cambiare scuola dalla mamma, si trasferisce dalla scuola pubblica a un prestigioso istituto privato con una retta altissima frequentato dall’élite giapponese.

Nonostante frequenti questa scuola, Tsukushi ha una bassa estrazione sociale e per questo è vittima di bullismo da parte dei suoi compagni, ma lei come “l’erbaccia” (che sarebbe la traduzione del suo nome), si ribella volta per volta ai soprusi. Un giorno però viene presa di mira da Tsukasa Domiyoji, figlio di papà per eccellenza e  multimilionario, e soprattutto il leader degli F4, contrazione di “Flower Four”, i quattro ragazzi più ambiti della scuola, sia per la loro bellezza, sia per la ricchezza.

Tutto il manga si compone di una serie di gag, battute a volte demenziali e situazioni surreali che vi porteranno a morire dal ridere a ogni volumetto. Tsukino è l’anti eroina per eccellenza, non è bella, non è una secchiona, è “una qualsiasi” che si trova ad affrontare delle situazioni di cui farebbe volentieri a meno (ad esempio una gita in barca con Tsukasa che si trasforma in un delirante naufragio). Ovviamente anche se è “una qualsiasi”, o come la definisce Tsukasa “una racchia”, tutti gli uomini le ronzano attorno, forse perché è diversa da tutte le altre ragazze dell’Eitoku che non fanno altra che bullarla.

Parliamo del fumetto: è disegnato male. Non sto scherzando. Yoko Kamio quando ha iniziato questo manga non sapeva tenere una matita in mano, i disegni sono bruttissimi e migliorano solo alla fine della serie, ma gli intrecci le storie e le gag che riesce a creare ci fanno sopportare ampiamente le brutture del disegno, anzi questo tratto dà quasi più forza alle gaffes di Makino e alle parole sgrammaticate di Tsukasa.

sì i disegni sono questi. Bruttissimi

Sì i disegni sono questi. Bruttissimi.

Il manga sbarcò in Italia nel 2002 e riscosse un buon successo anche se la Panini maltrattò questa serie: le prime uscite erano le classiche “edizioni sottiletta” che molti lettori ricorderanno bene, volume da 2 euro che finiva in una baleno e ti lasciava con la bava alla bocca del “voglio il prossimo volume subito!!”; poi ad un certo punto della serializzazione (dal numero 20) il formato cambiò e accorpò due numeri in uno. Questo creò due correnti di pensiero, la prima “che bello finiremo prima e ci sono più pagine da leggere” e la seconda “oh no che merda mi rovina la collezione”.

Dal manga è stata tratta una serie tv e un anime, che però non ho visto. O meglio ho visto due puntate ma non mi sono piaciute tantissimo e non ho voluto intaccare il ricordo.
Detto ciò, dopo 48 numeri Hana Yori Dango, tra mille risate e disavventure, è finito, un finale non scoppiettante ma molto dolce, degna conclusione di un fumetto che con la sua vis comica ci ha portato tanta spensieratezza nei pomeriggi invernali tra un capitolo di storia e uno di filosofia.

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