Galileo: una storia tra cielo e terra

Un storia che non sta né in cielo né in terra

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Così sottolinea Paolo D’Antonio, abruzzese trapiantato a Firenze, nel dare un sottotitolo a questa sua opera, di cui ha curato testi e disegni.

Le letture di questo sottotitolo sono molteplici, e possono condurci un po’ dentro l’opera…

La storia non sta né in cielo né in terra innanzitutto perché le scoperte di Galileo superarono questa distinzione: la filosofia aristotelica considerava il Cielo perfetto e incorruttibile, la Terra imperfetta e corruttibile. La scoperta delle diverse zone della Luna e dei medicea sidera che Galileo mostra a Cesare Cremonini, amico-rivale del pisano che storicamente non volle accettare quanto si vedeva nel telescopio, ne sono la prova.

Come né in cielo, né in terra si trova Galileo nella pronuncia della famosa abiura. Nell’introduzione del fumetto, infatti è a metà tra il crocifisso e l’alabarda. Tra le sbarre della gabbia sospesa e i cerchi metallici di una sfera armillare. Evita la terrena tortura e torna nella grazia di Dio, rimanendo sospeso e guardando il cielo attraverso le grate della finestra. E anche perché dice di non voler confondere cielo e terra.

Né in cielo, né in terra si trova Galileo, nel suo rapporto con il cardinale Bellarmino che pur riconoscendogli di essere una guida per gli altri, gli intima di stare molto attento, e fa redigere un verbale della loro chiacchierata.

Né in cielo, né in terra si trovano infine Copernico e Tolomeo, che si confrontano idealmente saltando da un pianeta all’altro, per finire sul Sole. E concludono che la preziosità della vita dell’uomo sta nell’essere in tensione verso la perfezione, rimanendo però ancorato alla sua caducità; sta nel ricercare i meccanismi della natura, nel provare a «comprendere qualcosa del mondo che lo circonda, […] che lo supera con prodezze straordinarie e inspiegabili» … né in cielo, né in terra, appunto.

E probabilmente né in cielo, né in terra sta la storia di D’Antonio (nel senso che è un modo inatteso di parlare di Galileo), che dà una lettura tra il serio e il faceto, brillante, quasi comica. Che racconta la storia, ma lo fa utilizzando aneddoti e linguaggi moderni, che avvicinano il lettore a un personaggio da sempre ritenuto grande e lontano.

Entrando nello specifico, la storia, pur partendo con l’abiura davanti all’inquisizione, è godibile, scandita da momenti divertenti e forse non del tutto filologici (Salviati, e non Simplicio, è lo scienziato amico di Galileo, che sosterrà le sue tesi nel Dialogo sui massimi sistemi, ma D’Antonio personifica e rende reale la figura del filosofo peripatetico per poi utilizzarlo in un immaginario colloquio con Copernico). L’utilizzo degli esperimenti mentali (gedankenexperiment li chiameranno, prima Ørsted e poi Einstein) con la grandine e due corpi uniti viene reso più fruibile (e divertente) dalla preghiera sottomessa che le cose andassero realmente come ci si attendesse nel momento dell’esperimento reale…

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E dal poco ortodosso incontro-scontro tra Galileo e il professore di filosofia aristotelica…

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E questo gioco di mescolare la storia (e le teorie) di Galileo con le sue opere e con la fantasia dell’autore continua.

E funziona.

Il cardinale Bellarmino, Marcantonio Mazzoleni, Cremonini, i Medici, Guicciardini, la stessa famiglia di Galileo, madre, moglie, fratello e figli servono a dare consistenza storica all’opera. Che vive in una sorta di limbo tra racconti ed esperienze, tra realtà e sogno. Tra cielo e terra.

Lo stesso Galileo oscilla tra realtà e fantasia, quando parla con il lettore per mostrare l’invenzione del telescopio.

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Fino allo scontro finale tra Tolomeo e Copernico. Ma anche qui le figure oscillano tra storia e sogno. Copernico già prima aveva raccontato di come è arrivato alla formulazione del sistema eliocentrico (con l’«aiuto» di Paolo III Farnese) parlando (e convincendo) Simplicio che diventa sostenitore del moto della terra, al punto di essere tacciato di eresia in casa dei Medici.

Nella (lunga) scena finale Copernico e Tolomeo si confrontano. Copernico snocciola tutti gli argomenti in favore dell’eliocentrismo. Insinuando il dubbio in Tolomeo, al punto che alla fine i due se ne vanno abbracciati. Perché tra uomini di scienza ci si comprende. Ed alla fine la ricerca è un valore in sé, non dipende dalla veridicità della risposta.

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Dal punto di vista del disegno, D’Antonio mantiene lo stesso registro.

Il tratto è realistico quanto basta, in alcuni momenti più schizzato e indistinto. E non solo quando nella storia la realtà si mescola con il sogno.

Paradossalmente la parte più indistinta e quasi deforme graficamente è quella storicamente più documentata e più fisica: quella dell’abiura.

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Ma anche le figure richiamate nel sogno sono eteree. Meno dettagliate e definite, sia degli sfondi che delle persone reali. Distinte anche dal colore.

Il colore e il suo utilizzo sono la cosa che colpisce graficamente. Mai il colore viene utilizzato in modo realistico, se non in qualche sfondo. Per il resto il più delle volte sembra di guardare un vecchio libro di fotografie, con viraggi che vanno dall’ocra al seppia al grigio, in cui i cambi di registro cromatico sottolineano i passaggi della storia e i cambiamenti importanti.

Anche graficamente, come nella storia, avvicinandosi alla fine, e quindi alla verità, i colori si fanno più dinamici e vivi. Dapprima con qualche dettaglio colorato al di là del viraggio (come la mela che Galileo usa per spiegare a Guicciardini la relatività). Poi con la figura di Tolomeo, che arriva con una sferzata cromatica, nel grigiore della conclusione della vicenda storica del processo. Ma lo stacco netto è nelle ultime cinque tavole, in cui Tolomeo e Copernico concludono il loro confronto guardando il cielo dal Sole.

E sotto la sua luce i pianeti sembrano riacquistare i loro colori, e i fantastmi dei due studiosi, prima del tutto monotòni, in un colore argilla, acquisiscono una fisicità mai presente prima.

Pur trovandosi sul Sole, infatti, «risentono» della luce che li circonda, proiettano la loro ombra sui pianeti.

La sensazione è che in quelle ultime cinque tavole ci sia più realtà che in tutta la storia precedente. Il confronto tra idee, fatto nel rispetto (e nell’allegria) è il vero nocciolo della storia.

La ricerca di una sintesi nell’ottica di un metodo comune è l’eredità che Galileo, i suoi predecessori e i suoi seguaci ci hanno lasciato.

Sia nel mondo scientifico, ma per l’umanità tutta.

Galileo Galilei
Paolo D’Antonio
Kleiner Flug, settembre 2015
64 pagine, brossurato, colori, 13.00 €

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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