Dylan Dog 349 – una innocente recensione

Premessa: non si scherza col fuoco

Dyd 349Recensire un Dylan Dog dell’era Recchioni è come parlare con due sfingi che ti pongono lo stesso indovinello e non sono concordi sulla risposta giusta: qualsiasi cosa dirai, finirai sbranato. L’unica via d’uscita è una disonorevole fuga.
Il problema è che questi albi devono essere giudicati in senso assoluto ed in senso relativo: in senso assoluto come storia a fumetti ed in senso relativo come un tassello del grande rilancio che la Bonelli sta tentando di fare del suo personaggio di punta (e va bene, signor Tex, del secondo personaggio di punta… non mi guardi in quel modo).
(Nota per la Sfinge numero 1: essì, è la Bonelli che ha sentito il bisogno di rilanciare Dylan, non Recchioni. Pensaci, quando vai a trollare su internet.)
Può capitare così che un albo, per la Sfinge numero 1, sia un buon albo, leggibile di per sé, ben scritto e ben disegnato; ma che non piaccia alla Sfinge numero 2 perché, beh, perché è leggibile di per sé, quindi è un tappabuchi.
Dice: che ti frega, tu giudicalo per quello che è, lascia perdere la dietrologia, i rilanci, il meta fumetto, il tassello. Hai capito la storia? I disegni erano funzionali? Allora accontentati. Eh no, dico io: troppo facile. Lo stesso Recchioni ci ha ricamato troppo sopra per poi poter pretendere di essere giudicato solo per l’albo in sé.

1: di come Brindisi ci salverà tutti
02293Come sopravvivere a questi labirintici dilemmi morali e rischi mortali, di fronte ad una recensione di Dylan Dog?
Adotterò una tattica attendista iniziando a parlare dei disegni. Quelli, di solito (tranne quando disegna Dall’Agnol) mettono d’accordo le due sfingi. È una captatio benevolentiae, magari poi non mi sbraneranno.
Dei disegni di Bruno Brindisi non si può parlare che bene. E, devo dire, sono anche un po’ paraculi. Sì, perché mettere uno dei Grandi Antichi a disegnare una storia come questa è proprio pararsi il culo per rassicurare la Sfinge numero 1, facendole credere di essere di fronte ad un albo classico. Peccato che noi non siamo scemi e ci accorgiamo di come il tratto di Brindisi, in questi anni, sia cambiato, raggiungendo una maturità incredibile. Tanto di cappello ad un autore che non ha smesso mai di perfezionarsi e non si è mai limitato al compitino. Basti osservare la composizione delle scene che evolve con il cambiare di tono della storia (e di questo parleremo tra poco). Nella prima parte, più leggera e quasi farsesca, i personaggi si muovono nella vignetta con ampi gesti, grossi sorrisi e goliardico divertimento. Nella parte centrale, dove la storia diventa più cupa, le pose si fanno più statiche; nella parte finale, la fase più action-splatter, il canone sembra quasi avvicinarsi ai disegni asciutti e dinamici di un noir alla Kriminal.
Ia! Ia! Brindisi fhtagn!

2: di come le budella fan tornare bambini
Detto questo, dicevamo però che i disegni di Brindisi servono, oltre che a deliziare le palle dei nostri occhi, anche a proteggere la storia. La Sfinge numero 1 ancora sta cercando di digerire Groucho che parla a telefono con qualcuno quando la premiata ditta ti piazza questo albo qua tra capo e collo. La Barbato fa la gnorri ma questa storia qua è più rivoluzionaria di tutti i Bloch in pensione ed i Carpenter cattivoni.

Lo è sotto due aspetti principali: per cosa racconta, e per come lo racconta. Iniziamo da quest’ultimo, così ci togliamo il pensiero.
La storia è essenzialmente divisa in tre atti, nel classico format Bonelliano del colpo di scena ogni trenta pagine. La Barbato però ti piazza tre mood diversi così, come se fosse una cosa normale. All’inizio sembra quasi di trovarci in una sit-com: Groucho e Dylan, tra frizzi e lazzi, mettono a posto la casa buttando via un po’ di ciarpame, quando Bloch e Jenkins arrivano ad affidargli un caso. La prima parte va avanti così, goliardicamente, con dialoghi veloci e pieni di battute. In superficie. Ma sotto sotto, cova qualcosa di più. Te ne rendi conto innanzitutto quando leggi di Groucho.
Ecco, a me che questo rilancio l’ho seguito a spizzichi e bocconi, ha sorpreso soprattutto questo Groucho. Mi ricordavo di un tipo bislacco che faceva battute nonsense la cui unica funzione era… beh, rompere le palle agli sceneggiatori che erano costretti a pagare in nero comici filippini che gli scrivessero sfilze di battute nonsense. Tuttalpiù qualche volta lanciava la pistola a Dylan. Questo Groucho qua invece parla! Dice cose sensate (in mezzo alle battute nonsense)! Compie azioni che influenzano la storia! Pare il minimo sindacale, eppure è tantissimo. Non so voi, ma io non mi ero mai accorto che Groucho fosse un personaggio.03278
E Bloch? Non era quello che prendeva gli antiemetici per non vomitare? Questo mi ricordavo di lui. Gli antiemetici. A ben vedere, ho imparato il significato della parola “antiemetici” leggendo il DYD di Sclavi. Questo Bloch quasi mi faceva paura, con la sua presenza scenica.
Il secondo atto della storia vira sul nero quando il caso del mese comincia a palesarsi. E già, che ci metti trenta pagine per capire su cosa Dylan dovrà investigare, mi pare un miracolo. L’asticella della goliardia si abbassa (ma non sparisce), si presentano alcuni personaggi e succede la seconda cosa straniante. Piano piano compare la cattivona, una specie di incrocio tra Crudelia deMon e la Isabella Rossellini di “La morte ti fa bella”, e, sorpresa, scopriamo che non è la prima volta che incontra Dylan. Girando le pagine aspetto con rassegnazione la pagina di spiegone in cui mi si dice tutto quello che devo sapere dei pregressi tra Dylan e questa tizia, e poi… finisce il numero.
Non c’è lo spiegone.
Ripeto, non c’è lo spiegone. Giusto un accenno che ti lascia la curiosità, e quasi mi spingerebbe a recuperare il numero perduto se il servizio arretrati Bonelli non mi mettesse la stessa soggezione dell’Archivio Vaticano.
Se non vi è venuto ancora un infarto, si passa al terzo atto, quello puramente splatter. Cuori volanti, intestini srotolati, seghe circolari e tutto il cucuzzaro. Dice: ma che è, un film di Eli Roth? Come si sposa tutto sto sangue con i frizzi e i lazzi? Eppure si sposano, e a un certo punto appare anche il dramma.
E qui la Barbato ti piazza il colpo bastardo. E io non ve lo posso raccontare!
Non posso raccontarvelo perché mi uccidereste. Quindi, sarò criptico.
Tanto tempo fa, un bamboccio alle prime armi leggeva il suo boh, tipo sesto o settimo numero dell’Uomo Ragno. Nella storia, il malvagio Hobgoblin toglieva il senso di ragno al povero Peter. Al bamboccio gli prendeva un colpo: e mo, come farà l’impavido Peter senza il suo senso di ragno? Tenero lui, che ancora credeva che un evento in un fumetto qualsiasi sarebbe durato per sempre.
Oggi, l’universo Marvel viene devastato e distrutto e niente sarà più come prima…. Seee, buonanotte. Chi ci crede più?
Ecco, ora pigliate questa storia. L’allora bamboccio è oggi scafato, vecchio, con figli e avviato alla pensione… ma ad un certo punto, ci ha creduto. Questa atmosfera da “tutto può succedere” ti ci fa credere.
Lo so, non ci avete capito niente: forse sarà più chiaro quando avrete letto la storia pure voi.
In conclusione, che diciamo di questa storia? Diciamo che la Barbato sta facendo un gran lavoro, ma vi avverto che se siete adepti della Sfinge numero 1 vi iscriverete all’ISIS. Per quanto riguarda me, invece, vi dirò questo: questa non è una storia di Dylan Dog: questa è una storia di Dylan Dog e del mondo di Dylan Dog. Un mondo popolato da un cast di personaggi vario, che si estende nel tempo e nello spazio, che non è solo sfondo ma che riempie le pagine, le vignette ed i baloon.
Un mondo vivo, di cui il clarinetto ed il galeone sono solo una parte, ed una parte che, all’occorrenza, si può sostituire senza che nessuno noti la differenza.
E quest’ultima cosa, che vuol dire? Eh, leggete questa storia, e lo capirete.

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Francesco Pone

Francesco Pone legge fumetti da troppo tempo. La sua principale occupazione è tentare di far servire a qualcosa la sua laurea in filosofia.

8 pensieri riguardo “Dylan Dog 349 – una innocente recensione

  • Avatar
    30 Settembre 2015 in 19:05
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    Io probabilmente sono la sfinge n° 3 e ti do un consiglio disinteressato….ti prego non recensire altri Dylan Dog se solo al n° 349 ti accorgi che Groucho e un personaggio di Dylan Dog…..sono le sue battute demenziali e il lancio della pistola ad aver contribuito a far diventare Dylan Dog quello che è…..Ps la cattivona appare subito in copertina e per sapere chi basta leggere l’albo n°338

    Risposta
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    30 Settembre 2015 in 22:32
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    hai ragione! risfogliando i miei vecchi Dylan Dog, solo ora noto che Groucho c’era già da prima… come poteva essermi sfuggito!

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    1 Ottobre 2015 in 18:05
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    Groucho e Bloch diventano personaggi solo adesso con le storie pathetiche della Barbato? Andiamo bene. E da 250 númeri Che si e no si è letta una storia decente e uno me la viene a menare con ste robe? Poveri noi.

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    • Andrea Gagliardi
      1 Ottobre 2015 in 18:16
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      “pathetiche” nientemeno… France’ non ti faccio scrivere più niente.

      Risposta
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        1 Ottobre 2015 in 18:25
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        è un grecismo… pathetiche da pathos

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        • Andrea Gagliardi
          1 Ottobre 2015 in 18:27
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          Non menare il can per l’aia Fra’ per quest’articolo di bassa lega non ti darò una lira. Sappilo!

          Risposta
          • Andrea Gagliardi
            1 Ottobre 2015 in 20:57
            Permalink

            Allora facciamo che ti procuri una tastiera QWERTY e che posti un commento (e non un rant) privo di marchiane contraddizioni e poi magari ne riparliamo. Ok?

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