Dragonero: esperimento riuscito?

Qualche giorno fa vi parlavamo dell’esperimento annunciato sulla pagina Facebook di Dragonero.

Due albi in uscita in due giorni: il 38 della serie regolare e il terzo speciale a colori, legati nella trama, anche se con due storie diverse.

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Che in Dragonero ci sia una continuity molto forte lo abbiamo già detto: specialmente in questo caso i due albi sono molto legati e aprono prospettive anche sul brevissimo termine. Nei blog e nelle pagine facebook degli appassionati (e non solo) si parla di una saga in dodici numeri sulle Regine Nere. Si comincia forse a vedere qualche pettine che sciolga i tanti nodi che fin qui sono stati creati?

La sensazione è che sia una sorta di escalation che dovrà portare a qualche resa dei conti.

Sembra che il numero di agosto avrà come protagonista Saevasĕctha, la tagliatrice crudele, la spada di Ian imbrunita dal sangue di Drago. Spada, che nei finali di entrambi i numeri di luglio prende il controllo della situazione. Ne Il castello della follia questa dà una mano a Ian a sconfiggere l’assassino servo del Genio, mentre ne Il globo delle anime Ian addirittura si abbandona al potere della spada per sconfiggere il demone Ekimmu.

Inoltre si avverte una crescente tensione tra Ian e Alben e si parla di manufatti magici sempre più potenti.

Oltre al globo delle anime che compare nel n. 38 e dà il titolo allo speciale, si fa riferimento alla Pietra del buio, già comparsa nel numero 35. Tutti oggetti in grado di riportare in vita i morti.

O il bastone che controlla i demoni.


Alben e lo stesso Ian ci fanno capire che qualcosa di grosso bolle in pentola già dalla fine de Il castello della follia. Quindi si direbbe che Saevasĕctha sia in ottima compagnia!

«A Vàhlendàrt si sta organizzando una spedizione… per il momento è tutto» annuncia il luresindo.

«Il mio essere “Dragonero” mi rende l’uomo ideale per le faccende sporche…» riflette lo scout subito dopo.

Quindi l’esperimento si colloca in questo scenario.

E qual è il suo esito?

A una prima lettura ero rimasto un po’ deluso. In fondo si tratta di due storie collegate da una serie di avvenimenti, come già successo tante volte. Solo che stavolta le citazioni non sono necessarie, avvenendo a brevissima distanza temporale. Gli elementi di collegamento sembrano inizialmente solo il globo, e il Morto castello.

Quindi, a patto di seguire l’indicazione di leggere prima ciò che è uscito prima (come sembra ovvio), diciamo che lo Speciale poteva uscire in qualsiasi momento dopo Il castello della follia.

Poi però, lasciando decantare e riflettendoci un po’ su, ho considerato che gli elementi positivi in questo esperimento sono diversi.

Intanto ciascun albo in sé mantiene la buona qualità che la serie sta dimostrando, con una crescita costante degli autori e dei loro personaggi.

Il castello della follia, affrontando il tema della negromanzia, mette Ian sempre più in difficoltà, davanti a forze oscure nelle quali si specchia, oltre che combatterle. La magia permea sempre più fortemente gli albi, tanto che Alben diventa protagonista e aiuta direttamente Ian in entrambe le storie. L’intero mondo in cui è ambientato il fumetto ha una atmosfera sempre più cupa, per certi versi angosciante. Ian repelle l’uso della magia per richiamare in vita le persone, ma deve arrendersi per poter avere lo strumento per salvare la vita al suo amico e rivale Khail.

Lo stesso accade nello speciale, la cui storia parte con un atto di negromanzia ancora più esplicito, ed è così oscura da non far pensare che il lieto fine sia scontato… Il colore stesso rende ancora più ossessivo questo sfondo oscuro della storia, la (splendida) copertina di Mammuccari rimane sospesa tra la tensione dello scontro di Ian con Ekimmu e la disperazione di Gmor. E purtroppo non vale il detto «tutto è bene quello che finisce bene», la resurrezione di Sera non scaccia via tutta l’oscurità… in fondo Ian e Alben, con l’aiuto di Ige, si sono essi stessi piegati a usarla. Anche qui, con un passo ulteriore verso l’abisso, rispetto all’albo, in cui Ian aveva solo tollerato l’uso del globo.

E infatti il volo con Sera sulla nave volante ci dà un po’ di sollievo, ma non cancella quanto successo prima.

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Vietti, che ha sceneggiato entrambi gli albi e che, come dice Luca Barbieri nell’editoriale dello speciale, con Luca Enoch «possiedono una dettagliata mappa mentale dell’Erondár e trattano ogni singola storia come il prezioso tassello di un unico mosaico», ha fatto un egregio lavoro.

La grande positività dell’esperimento è stata quella di avvicinare temporalmente due racconti così simili e così importanti per l’escalation degli eventi. Non sarebbe stata la stessa cosa leggere queste due storie a distanza di mesi l’una dall’altra. Ed è stato importante legarle, per quanto separate negli avvenimenti, con oggetti, luoghi, ricordi, perché altrimenti non ci sarebbe stato lo stesso effetto. Né in una eventuale narrazione in due episodi.

Quindi, a distanza di un giorno, per chi è riuscito a comprare e a leggere gli albi in sequenza, le letture, legate sì dagli oggetti e dai luoghi, ma soprattutto da quella sensazione di qualcosa sta per accadere, hanno avuto l’effetto di quello che nei videogiochi di una volta si chiamava «combo hit», o, se preferite, di un «uno-due» di Muhammad Alì.

In definitiva esperimento riuscito?

Direi di sì!

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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