Dialoghi: parlare di scienza a fumetti

I dialoghi sono da sempre un modo per parlare e confrontarsi. E per questo sono il modo più naturale di discutere su scienza e sapere. Aveva cominciato Platone intorno al 400 a.C., che in qualche modo nel Teeteto parlava già di scienza. Poi Galileo stesso aveva espresso le sue idee scientifiche in forma dialogica, in modo da confrontare le diverse visioni del mondo. Il celeberrimo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è l’opera che rivoluziona il modo di vedere la realtà, l’atto di nascita della scienza moderna. Nel 1700 Hume ha diffuso le sue idee filosofiche utilizzando lo stesso formato narrativo.

La forma dialogica consente di presentare e confrontare in modo dinamico le diverse opinioni, incarnandole nei personaggi. In questo modo si dà quasi fisicità alle idee. Rendendole forse meno ostiche. E se nella nostra società della comunicazione parlare è diventato paradossalmente sempre più difficile, è certamente un modo per confrontarsi e per approfondire. Per mettersi in un atteggiamento di ascolto e di condivisione.

Clifford V. Johnson, fisico di origine britannica professore alla University of Southern California, non è nuovo al mondo del fumetto. È stato infatti consulente scientifico per alcuni film Marvel come Thor: Ragnarok e Infinity War.

Ma ha deciso di mettersi in proprio e cimentarsi in un’opera che mescola il dialogo, come metodo espositivo, al fumetto. E lo fa nel modo più completo possibile, facendo tutto da solo: dal soggetto ai disegni.

Soprattutto questo suo Dialoghi – Conversazioni sulla natura dell’universo è un’opera che contiene tantissimi concetti di fisica, anche molto complessi, e si fa uso dei disegni per spiegarli. Ma non parlando della storia della scienza, come spesso avviene nei fumetti divulgativi. Né giocando con gli scienziati, che diventano protagonisti di storie un po’ oniriche, come abbiamo visto anche in questo sito.

Il libro si apre con l’introduzione di Frank Wilczek, del MIT, Nobel per la Fisica nel 2004. Che si concentra non tanto sui contenuti, quanto sulla modalità, coniando il termine graphic dialogue per la tecnica usata da Johnson.

Peraltro nel libro non ci si limita a rappresentare i dialoghi, ma si fa divulgazione dura. Non si ha paura di utilizzare diagrammi ed equazioni, spesso ignorate dalla divulgazione scientifica. Tanto è vero che una sorta di regola non scritta dice che

l’interesse del pubblico per un’opera di divulgazione scientifica è inversamente proporzionale al numero di equazioni che vi compare.

A volte Johnson gioca con questi aspetti, ad esempio facendo comparire una tavola periodica sul tavolino di un treno (che ovviamente non compare nelle pagine precedenti).

Pur utilizzando i disegni e i balloon, Johnson non vuole scrivere un’opera asfittica e troppo facile. Nessun discorso all’acqua di rose: anche se per via grafica, sta proponendo una visione scientifica chiara della realtà. Dice chiaramente che le equazioni sono una parte insostituibile della fisica, e non si può fare un libro di divulgazione senza usarle. A maggior ragione quando il libro è composto da immagini. Perché le equazioni in fondo non sono che rappresentazioni grafiche. E se non rientrano nella definizione data da Will Eisner di arte sequenziale, forse in qualche modo sono associabili in quella data da Scott McCloud

Immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore.

In fondo una equazione è costituita da figure giustapposte in sequenza che comunicano informazioni.

E non è la sola caratteristica che lo accomuna molto da vicino a un libro scientifico tradizionale, quasi da professionisti.

Alla fine di ogni capitolo, Johnson aggiunge una serie di citazioni bibliografiche più o meno tecniche, spesso recentissime, a testimoniare l’attenzione dell’autore per gli ultimi sviluppi nei diversi campi della fisica trattati. In effetti già nell’introduzione ha esortato i lettori a leggere tante fonti. Infatti, come dice Wilczek, le

brevi note al termine di ogni capitolo danno a chi desidera approfondire gli argomenti trattati una lista aggiornata di fonti di informazioni aggiuntive e facilmente accessibili.

Il libro è quasi sempre sufficientemente scorrevole, come lo è usualmente un fumetto che parte da situazioni della vita quotidiana. Ma non per questo poco impegnativo. A volte però l’avanzamento risulta non del tutto fluido, indipendentemente dalla difficoltà dei temi trattati.

I dialoghi avvengono in situazioni più o meno quotidiane (una sorta di festa in maschera nella sala di paleontologia di un museo, ma anche in casa o sul treno). I personaggi sono ricorrenti: un astrofisico, una fisica teorica, una cosmologa e una “appassionata”. E le loro linee spaziotemporali si incrociano, dando modo ai personaggi di incontrarsi in situazioni diverse. Sono riconoscibili la skyline di Los Angeles e alcuni suoi scorci caratteristici.

È soprattutto la ragazza con la camicia verde il trait d’union, la curiosità che dal contatto con lo scienziato passa a essere a sua volta protagonista della diffusione della cultura scientifica. Nel primo dialogo infatti, si fa spiegare alcuni passaggi della relatività e delle equazioni di Maxwell. Nell’ultimo stimola una ragazza incontrata per caso su un autobus:

gli scienziati non sono gente speciale, ma gente normale che si occupa di una cosa speciale: la scienza. Se vuoi diventare una scienziata non devi stare a pensarci: prova!

Il fumetto quindi si fa veicolo non solo di contenuti scientifici, ma di un messaggio: la scienza e lo studio sono utili, difficili, ma entusiasmanti. Provando a dare ai più giovani, a cui il medium fumetto pare naturalmente più destinato, anche una scossa in favore di quelle che ormai si chiamano STEM (Science, Technology, Engeneering, Mathematics), e per il cui studio si sono mobilitati enti di formazione e ricerca in tutto il mondo. In particolare anche nella direzione di parità di genere.

E facendo parlare solitamente uno scienziato (tranne che in due casi) con un appassionato di scienza, prova ad attualizzare la scienza e a farla uscire dalla sua torre d’avorio. Senza aver paura di affrontare temi non facili, a costo di dare lavoro al lettore. Sia nei contenuti prettamente scientifici, ma anche su temi a latere, come il confronto scienza-religione e il significato della ricerca.

La scelta di fare un’opera completa, occupandosi anche dei disegni, non è parsa sempre del tutto riuscita. Il tratto mostra spesso tutti i limiti di un non professionista della grafica, sebbene le inquadrature nelle singole vignette siano molto ricercate e la gabbia sia sempre costruita con eccezionale cura. Entrambe infatti risultano efficaci nel dare movimento alle pagine e all’intera opera, visto anche che i contenuti delle vignette non sempre possono lasciar spazio alla fantasia.

Anche quando però sono a sfondo scientifico, nella rappresentazione o interpretazione di un fenomeno, le immagini sono vagamente approssimative e poco dinamiche, danno un certo senso di staticità (manca qualsiasi forma di onomatopea o di linea di movimento, il che fa pensare a una scelta deliberata). Che però contrasta con il contenuto, veramente ben elaborato, e con la costruzione della scatola che le contiene, cioè le pagine. Considerando anche la grande attenzione riposta nell’utilizzare immagini di immediata comprensione per spiegare i fenomeni fisici. O nei giochi di inquadrature, e nella sovrapposizione di realtà e spiegazione scientifica, con tratti a volte geniali.

Nonostante i volenterosi tentativi di realismo, anche negli sfondi e negli ambienti, resta però una sensazione di incompiuta. Non che la grafica sia di qualità scarsa. Ma non è al livello, veramente altissimo, del contenuto, sia scientifico che divulgativo. E soprattutto non mantiene sempre uno standard, in particolare nei “punti di passaggio” della storia. Il colore a sua volta non aiuta risultando piuttosto piatto, senza impatto.

Pur giocando molto bene con i salti tra realtà dei personaggi, materializzazione del contenuto dei dialoghi e disegni esplicativi sulla parte scientifica.

Se dunque è vero che il fine è la divulgazione, certamente è stato più che pienamente raggiunto. Il lavoro è ben fatto. Va oltre il manuale, riesce a essere accattivante. Ma l’impatto visivo potrebbe sconsigliare il lettore occasionale.

Il lavoro tecnico delle Edizioni Dedalo è fatto estremamente bene: la traduzione è di Andrea Migliori, uno dei migliori professionisti nel campo in Italia (La casa della saggezza, A cena con Darwin e diversi altri Bollati Boringhieri). La carta è patinata e consistente (Ribelle Silk da 150 g), il formato generoso. Il prezzo, per la densità dei contenuti, ma anche del supporto, è più che adeguato alla ricchezza dell’opera.


Clifford V. Johnson
Dialoghi – Conversazioni sulla natura dell’universo

Edizioni Dedalo, 2018
248 pagg., cm 20×24, brossura, colore, € 25
ISBN 9788822057051

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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