Dalla graphic novel Castello di sabbia al film Old di Shyamalan

Old, l’ultimo film di M. Night Shyamalan, è liberamente ispirato alla graphic novel francese Castello di sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters pubblicata in Italia da Coconino Press.

Un gruppo eterogeneo di persone si ritrova in una spiaggia per quella che sembra una semplice giornata al mare, ma la situazione cambia e non riescono più ad andarsene, il tempo scorre diversamente e presto iniziano a invecchiare in modo inesorabile e senza ritorno. Il plot e lo sviluppo iniziale delle due opere è simile, ma il tema principale viene affrontato in modo sostanzialmente diverso.

Nel fumetto alcuni personaggi hanno uno spessore maggiore e la loro psicologia approfondita diversamente, mentre nel film il ritmo è molto incalzante a scapito dell’approfondimento psicologico: non si riesce a simpatizzare con i personaggi e il loro invecchiamento non porta nello spettatore un grande scombussolamento emotivo, obiettivo che riesce meglio alla controparte cartacea dove l’evoluzione è analizzata con maggiore attenzione.

La visione del film, nel mio caso, è avvenuta prima della lettura del fumetto e la sensazione che ho avuto quando sono uscito dal cinema è stata poi confermata quando ho letto l’opera originale. La parte più interessante del film è quella centrale, ovvero quella che si rifà maggiormente alla storia di Lèvy, mentre le parti aggiunte dal regista sono quelle che convincono meno: un inizio alla Fantasy Island dove i personaggi si ritrovano in un resort che promette una vacanza da sogno, il twist finale e il lungo spiegone che ne consegue li ho trovati solo uno stratagemma forzato per illustrare allo spettatore una storia che poteva tranquillamente rimanere narrata in modo pulito e lineare come nella controparte cartacea, dove non c’è un inizio e non c’è uno spiegone finale, ma solo un evolversi dei fatti, lasciando al lettore un senso di inquietudine alla Ai confini della realtà che fa riflettere sul significato dell’opera.

Altro punto a favore del fumetto è il tratto deciso e ben delineato di Peeters, con uno stile e un gusto tipicamente europeo caratterizzato da forti contrasti di bianco e nero e privo di sfumature, che guida il lettore durante lo sviluppo della storia rendendola accattivante e inquietante; dall’altra parte invece la patinatura data dalla fotografia del film smorza l’aspetto drammatico della storia.

I colpi di scena, tipici dei triller horror hollywoodiani e in particolare di Shyamalan, sono l’ennesimo aspetto a non convincere del film: non fanno saltare dalla sedia, non hanno nulla di originale, lo stesso regista con Il sesto senso e Sins ci aveva abituato a ben altro, ma qui lo troviamo fiacco e stanco.

Il confronto tra fumetto e film non fa che mettere in risalto i difetti di una pellicola che aveva sicuramente buone intenzioni, ma che non riesce a raggiungere lo scopo e non raggiunge la forza visiva e drammatica della graphic novel francese.

Che dire, se trovate Old su qualche servizio streaming e volete svagarvi un paio d’ore guardatelo pure, se volete emozionarvi e riflettere però dedicate tempo alla lettura di Castello di sabbia, sicuramente ne uscirete più appagati.


Pierre Oscar Lévy, Frederik Peeters
Castello di sabbia
Coconino Press, 8 luglio 2021
112 pagg., b/n, brossusa, 21,5×29 cm, €18.00
ISBN: 9788876185786

Maurizio Vannicola

Il mio primo fumetto fu Dylan Dog, ma la rovina arrivò con I Cavalieri dello Zodiaco e la situazione declinò definitivamente con Sailor Moon. Il mio dolce preferito è la zuppa inglese... Ora lo sapete!

Commenta !

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi