Cosimo de’ Medici: come tutto è cominciato

Un nemico che precipita da una torre non giova a nessuno, ma neanche può recar di danno!

Il vecchio o Pater patriae, questo è il soprannome con cui Cosimo de’ Medici è storicamente noto.

Nonno del forse più famoso Lorenzo il Magnifico, ma tra i più intelligenti e brillanti politici del tempo e protagonista assoluto dell’ascesa di Firenze e, con essa, della sua famiglia.

Pur non essendo il capostipite, infatti, fu colui che trasformò la famiglia di banchieri nella casata egemone sulla città toscana.

La casa editrice fiorentina Kleiner Flug arriva al diciassettesimo volume dei suoi Prodigi fra le nuvole. E lo fa continuando a esplorare i personaggi fiorentini.

Così dopo gli artisti (Cellini, Giotto), i letterati (Dante, Petrarca), questo numero si innesta nel filone delle figure storiche di Firenze. Insieme a Farinata, Pier Capponi, Savonarola.

E il suo discendente Giovanni, già protagonista su queste pagine.

Alex Lucchesi, sceneggiatore, regista, attore, si cimenta nella sceneggiatura di una storia a fumetti tra politica e storia, tra omicidi e trame di potere.

Affidando le matite e i colori a Davide Susini.

I due ripercorrono la storia dell’ascesa della famiglia più potente di Firenze con dovizia di particolari. Certo non con pretese filologiche, ma raccontando le relazioni, gli intrecci, i giochi di potere fra le famiglie, come negli scacchi.

E i giocatori sono i Medici e gli Albizzi, che muovono, e più frequentemente eliminano fisicamente, i pezzi sullo scacchiere fiorentino, che in realtà si espande fino a Padova. Così partendo da Niccolò da Uzzano, il primo degli alfieri abbattuti, incontriamo Bernardo Guadagni, gonfaloniere legato agli Albizzi che deciderà l’esilio di Cosimo, provando a dare scacco al re.

Poi il carceriere Malavolti, il Capitano Giuliani, i De Luca, il noto architetto Michelozzo e lo stesso Luca degli Albizzi tra i bianchi medicei; Palla Strozzi, il mercenario Baldiaccio d’Anghiari e il già citato Guadagni tra gli antimedicei.

Tutti personaggi storici, che si muovono su uno scacchiere che va da Firenze a Padova. E i pezzi bianchi e neri ricordano i guelfi bianchi e neri, già protagonisti di una lotta intestina a Firenze alla fine del 1200.

D’altra parte l’epopea dei Medici non ha tanti segreti. Quella dei libri di storia, ma anche quella della serie TV prodotta dalla RAI (dove peraltro Cosimo aveva le stesse fattezze di Robb Stark).

Quindi Alex Lucchesi si muove sui binari di un soggetto già definito, volendo rimanere nell’ambito della realtà storica.

Ma riempie di dettagli la sua sceneggiatura, arricchendo di particolari la cornice storica. La storia avanza con numerosi variazioni di ritmo, qualche volta rischiando di addentrarsi in dettagli troppo particolari, portando il lettore al punto di perdere il filo, ma dando in conclusione una dinamicità sostanzialmente piacevole.

Riesce a delineare i caratteri dei personaggi con poche pennellate, nascondendo efficacemente trame e doppiogiochismi.
Con altrettanta efficacia in poco tempo riesce a modificare non solo il quadro sociale e politico, ma anche quello dei sentimenti personali, all’interno della storia.

Proprio come può succedere nelle partite a scacchi, in cui una sola mossa può far cambiare l’esito, anche quando la fine sembra scontata. Così l’esilio padovano di Cosimo, che doveva essere l’inizio della sua fine, in realtà non è mai cominciato, e in qualche modo tutta la partita risulta truccata.

E come nelle partite a scacchi i giocatori stessi possono tenere in serbo delle mosse a sorpresa, dissimulando la loro tattica, nascondendo dei pezzi rispetto al centro del proscenio. E per questo sono decisive le figure incappucciate. Che rovesciano la situazione proprio quando gli Albizzi e i loro mercenari sembravano sul punto di scoprire il gioco dei Medici.

Così l’intera partita dell’egemonia a Firenze si rovescia con poche, semplici mosse. Che hanno alcune conseguenze immediate ma anche, come sulle scacchiere più interessanti, effetti a lungo termine, nascondendo sorprese fino all’ultimo.

Lucchesi infatti ci fa credere che la longa manus dello scacchista Cosimo colpisca i pezzi avversari ben oltre la fine della partita per l’egemonia fiorentina, ricordandoci che la storia dell’uomo è fatta più di vendette che di gioie, anche nella vittoria.

Se la storia ha dei confini ben precisi, all’interno dei quali ci si può muovere quasi esclusivamente con dettagli ed episodi, anche la parte grafica è in qualche modo definita.

I pittori dell’epoca hanno ritratto molti dei personaggi della storia, e anche i paesaggi, per lo meno gli scorci fiorentini.

Susini ha un bell’approccio: il ritratto estremamente espressivo di Cosimo in copertina, l’approccio alla città con lo scontro anche sportivo tra due fazioni di colore diverso, i dettagli sui vestiti e sulle vie cittadine.

Il tratto è descrittivo al punto giusto, e fa gustare anche i suoni caratteristici di chi Firenze l’ha visitata. Rende quasi tangibile l’accento della parlata toscana.

Ma dopo un avvio più che promettente, quella sensazione un po’ si perde. Ci sono alcuni passaggi a vuoto, il più evidente nell’unica splash page di tutto il volume, peraltro ben posizionata. Infatti riguarda una scena collettiva: l’assedio di Lucca da parte dei fiorentini.

Ma, invece di essere l’apice, anche grafico, della storia, concretizza una sensazione che cresce da qualche pagina addietro: il tratto e la definizione dei particolari si fanno meno attenti. E la scena, che poteva essere ben più epica, viene appena tratteggiata. Anche i lineamenti di Rinaldo nel riquadro sono grezzi, quasi sfocati.

Forse serve anche graficamente a sfocare la figura di Albizzi, ma il cambio di registro, se di questo si tratta, appare eccessivo. Nelle pagine centrali, forse a sottolineare da una parte il momento di difficoltà di Cosimo in fuga verso Venezia, e dall’altra la confusione in cui si trova Firenze, si nota una diminuzione del dettaglio e una minore efficacia nella resa. Che nella pagina a cui si faceva riferimento sopra è però eccessivamente grezza. Parallelamente la storia non è più centrata su Cosimo: per diverse pagine, dopo il suo approdo a Venezia, la storia si concentra su cosa accade in Toscana e a Firenze in sua assenza. Queste pagine sembrano meno curate graficamente, anche se la storia mantiene un registro di tensione elevata.

È vero che poi la grafica in qualche modo recupera, anche se sembra tornare pienamente efficace solo nell’ultima parte con la sconfitta di Rinaldo e il ritorno di Cosimo a Firenze da trionfatore.

Questa disomogeneità non trova riscontro peraltro né nei colori, né nella struttura delle tavole. Le pagine iniziali sono certamente anche più vivide di colori, luminose. Progressivamente anche i colori, con l’inizio della prigionia e dell’esilio di Cosimo si ingrigiscono, le scene si svolgono sempre più frequentemente di notte o all’interno. E anche quelle all’esterno non hanno più l’ariosità e la freschezza di quelle iniziali.

La struttura delle pagine è abbastanza regolare. Le vignette, disposte per lo più su 4 righe, hanno tutte una forma rettangolare, anche quando si sovrappongono.

Anche questo aspetto nella parte centrale diventa meno regolare. La notte del trasferimento a Padova di Cosimo è una notte concitata, con avvenimenti inattesi, e anche la gabbia lo evidenzia. In queste pagine si trovano le gabbie meno regolari, con degli inserti che non si trovano in nessun’altra parte.

Perché le scacchiere sono squadrate, e solo su questo campo si può giocare, fino alla fine, fino alla cattura di tutti i pezzi dell’avversario. E chi vince prende tutto.

Come negli scacchi.

Cosimo de’ Medici
Alex Lucchesi, Davide Susini
Collana Prodigi tra le nuvole n. 17
Kleiner Flug 2018
€ 16

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