Capitan Harlock – Dimension Voyage: sì, ancora lui

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Mi sembra già di sentire le risate sardoniche di chi mi conosce bene e sa che questo è il mio argomento preferito, almeno parlando di anime, ma che vi devo dire, mi stava quasi sfuggendo questa ennesima pubblicazione con protagonista il mio Capitano, uscita a gennaio per i tipi RW Goen, dal titolo Capitan Harlock: Dimension Voyage (titolo che, a me, sembra terribile) e ne devo parlare!

Gli autori sono il maestro Leiji Matsumoto che ha affidato i disegni al talento da lui scoperto (così ci dice la terza di copertina) Kouiti Shimaboshi. E i disegni sono infatti molto buoni, motivo per cui non ho resistito a comprare il volume, nonostante la copertina (non brutta, anzi) realizzata al computer: sono di un’altra generazione, a me vedere Matsumoto firmare qualcosa prodotto con tecniche così moderne stona un po’ (nella serie di Harlock si vede che Kirita manda un messaggio nello spazio scrivendolo su carta e spedendolo attraverso un tubo pneumatico luuuunghissimo! Posta iperspaziale. Ecco quello che Matsumoto immaginava come tecnologico nel 2979…).

Tornando al nostro fumetto: devo ammettere che alla fine ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il progetto a grandi linee è questo: prendere tutto l’universo creato attorno ai character di Matsumoto, in tutte le loro diverse incarnazioni, e trasportarli insieme nella storia classica dell’invasione mazoniana. Abbiamo così la stessa impostazione delle opere di Leiji, gli incipit con panorami cosmici su cui veleggiano cartigli pirateschi con riflessioni filosofiche sull’uomo e sul mondo, la ripresa della trama e dei personaggi, con inquadrature simili e autocitazioni, con il pennant mazoniano già schiantato sulla città e il tentativo di sensibilizzare lo stolto Primo Ministro mondiale contro il pericolo.

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La storia è dunque esattamente la stessa, molto vicina alla sua rappresentazione animata, più che al manga originale, ma oltre ad Harlock si parla anche degli altri grandi personaggi che hanno combattuto per la Terra, come l’equipaggio della Yamato; Mime non è l’aliena che conosciamo ma la sua incarnazione “nibelunga”, più vicina all’iconografia dell’ultimo film CG; sulla scrivania del capitano c’è il mirino analogico protagonista de L’Arcadia della mia giovinezza. Il disegno è ispirato a quello del maestro ma molto modernizzato, riesce a rendere l’epicità e la “bellezza” dei personaggi come faceva Rintaro nella serie, e si concede anche del service che però risulta un vezzo, non fondamentale per la riuscita grafica. Altri cambiamenti più evidenti sono il segretario Kirita, l’antagonista di Harlock, che diventa giovane e virile, ma Raflesia è decisamente più tettona e “burina”, senza l’eleganza seducente dell’originale.

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Ancora una volta infatti si ribadisce che la forza del “personaggio Harlock”, oltre alla sua immagine iconica, è la storia: è questa che appassiona e che si fa rileggere a distanza di anni come una cosa fresca, attuale e originale. Sarebbe quindi tutto bellissimo, perché abbiamo un nuovo prodotto di qualità che non ci fa rimpiangere la vecchia serie (sperando anzi che questo abbia una conclusione, visto che Matsumoto ha “scordato” di disegnare la lotta finale tra Harlock e Raflesia, facendo finire il manga in modo fin troppo aperto), se non fosse che… devo esporre delle rimostranze sull’edizione della casa editrice. Lascia in bocca una sensazione di incuria: si inizia dopo poche pagine con errori grossolani come la presentazione della location – «Siamo a Megalopolis» – per voltare pagina e leggere sui manifesti da ricercato «ufficio di polizia stazione di Metropolis». Sullo stesso manifesto si legge il nome di Toshiro, ma poco dopo è riportato giusto, Tochiro. Poi perché Rafflesia con due F? Insomma sviste che fanno pensare a un lavoro eseguito con poca voglia, che dispiace molto visto che il contenuto sembra di alto livello.

Conto di trovare miglioramenti nei prossimi volumi… perché credo proprio che li acquisterò!

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