The Cannibal Family – Una recensione splatter!

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The Cannibal Family n°0

È notte, la strada è buia e non so perché ma l’auto non ne vuole sapere di ripartire. Non vale la pena rimanere fermi qui; il centro abitato è davvero vicino. Raggiungiamo la prima casa: “Villa Petronio”.

Ci viene aperto. Nel lussureggiante caseggiato trovano dimora il capofamiglia Alfredo, il figlio con sua moglie e i nipoti Sara e Gabriele: una rispettabile famiglia come tante.

Uno staff composto da ragazze ci fa strada. Sbigottiti notiamo che sono vestite in guêpière e calze a rete, alzando lo sguardo, un primo disturbante particolare: una ball gag occlude la bocca delle ragazze costringendole ad esprimersi mugolando, il capo è adornato con delle orecchie da coniglietta e il mascara usato per gli occhi è totalmente liquefatto e scorre lungo gli zigomi sul viso.

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Con malcelato timore, scendiamo una rampa di scale raggiungendo il seminterrato dell’edificio: l’arredo tipico di una casa di periferia si trasforma in quello che più similmente potrebbe essere un laboratorio o ancora peggio una macelleria

Una voce arriva da dietro, è Alfredo: «Mi raccomando, fai sì che per domani a cena questa carne sia ben frollata».

Non seguo molto il fumetto italiano ma è indubbio come, negli ultimi anni, artisti nostrani stiano realizzando opere molto interessanti e vicine ai gusti dei lettori attuali: mi riferisco in special modo alla Bonelli che propone i suoi classici, rinnovandoli sia dal punto di vista grafico sia da quello delle storie, e contemporaneamente sviluppa nuovi progetti che fino a qualche anno fa sarebbero stati quasi un azzardo.

In questa tendenza si inserisce con successo The Cannibal Family di Rossano Piccioni e Stefano Fantelli: i due sono riusciti sicuramente nel loro intento di creare una storia originale e interessante basandosi sull’estetica e sui temi della cinematografia horror degli anni ’70.

Già dal titolo, i lettori più smaliziati potranno ritrovare infatti uno dei generi più in voga in quegli anni: il cannibal movie di cui il maggior rappresentante italiano è stato sicuramente Ruggero Deodato, con il suo cult Cannibal Holocaust.

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The Cannibal Family

Gli autori hanno immaginato una storia che si dipanasse fra il presente e il passato con uno stile grafico a sua volta differenziato: negli avvenimenti passati troviamo il tratto graffiante e spigoloso di Rossano Piccioni che, seppur rispettando la gabbia strutturale della tavola, disturba lo sguardo del lettore per mezzo di una rappresentazione particolarmente azzeccata ed estrema, con un ottimo uso del chiaro-scuro acquarellato. La narrazione al presente è invece affidata ad un team di artisti che si alternano nella realizzazione (Andrea Tentori, Dario Viotti, Paolo Antiga): lo stile in questo caso è volutamente pulito e privo di fronzoli, in pieno contrasto con le scene rappresentate, colme invece di carattere grand guinol. Tuttavia l’eccesso di contrasto fra i due stili grafici, spesso, fa sì che quello di Piccioni risalti fin troppo su quello degli altri autori, facendo apparire il tratto di quest’ultimi piuttosto accademico.

La storia viene narrata poco per volta: man mano che la lettura avanza, nuovi pezzi vanno a comporre il puzzle e contemporaneamente altri percorsi vengono svelati. In alcuni passaggi si sente la mancanza di dettaglio nella trama, i dialoghi a volte non danno tutte le informazioni che si vorrebbero, lasciando un senso di vuoto, ma si spera che questi “buchi”, vengano sanati con il prosieguo della pubblicazione che ad oggi vanta dieci albi regolari (con numerose ristampe dei primi numeri), pubblicazioni speciali, uscite in occasione di mostre-mercato, ed una serie ebook parallela con co-protagonista la Suicide Girl Riae.

Dal punto di vista editoriale, va infine elogiato l’ottimo lavoro svolto dalla Edizioni Inkiostro che, da una realtà di provincia, ha dimostrato di saper gestire al meglio la produzione di un’opera che ha tutti i numeri per poter competere nel panorama del fumetto italiano attuale.

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